1. Un’estate delirante, questa da cui rientriamo. Poche piccole vacanze, per quelli che hanno potuto farle. Ed un circo decadente di dichiarazioni inutili, veleni stupidi, tempo ed energie perse a parlare del nulla. Mentre l’Italia affanna. E le parole sagge del Presidente resteranno omaggiate a parole ed ignorate nei fatti… Invece di pensare (seriamente, altro che investimenti in Libia…) all’economia, alla scuola che inizia nel caos, agli ospedali senza organico, la ripresa sara’ all’insegna del “processo breve”. Con un governo intrappolato tra la prospettiva di farsi logorare quotidianamente su ogni singolo provvedimento, ed il terrore di porre termine anticipatamente alla legislatura e finire nello stallo istituzionale di un Senato senza maggioranza e qualcuno in prigione. Evviva.
2. Non credo che si cambiera’ la legge elettorale. Sarebbe cosa buona e giusta, darci regole condivise, chiare e che restituiscano agli elettori insieme la possibilita’ di indicare un parlamentare ed un governo. Ma non e’ nell’interesse di Berlusconi – quindi, visto che questo sembra essere l’unico criterio di urgenza che il governo e la maggioranza seguono, non si fara’. Questa consapevolezza non credo ci possa sottrarre dall’avere un’idea, una proposta – non un “modello cui impiccarsi” ma una posizione da poter esprimere, spiegare, sulla quale lavorare nella lontana ipotesi che ci sia il luogo e il modo di lavorarci (e nella spero meno lontana ipotesi che a qualche italiano interessi sapere cosa ne pensa il PD). Nell’inizio di zuffa tra sistema tedesco e uninominale alla francese, forse serve ricordare che l’assemblea nazionale del PD ha adottato solo pochi mesi fa un documento che credo faccia ancora fede e che indica senza incertezze il maggioritario come soluzione. Ma visto che non si sa mai, io intanto, nel mio piccolino, ho aderito all’appello per l’uninominale.
3. Negli scorsi giorni sono stata a VeDro’, luogo di incontro e confronto trasversale e vagamente generazionale che ogni anno prova a ragionare al futuro. Ci sono andata per la prima riunione di un forum italo-francese che forse si sviluppera’ in modo autonomo e continuativo. Interessante per il groviglio di differenze e punti di contatto tra le nostre esperienze, modelli distanti e tendenze tanto simili. Interessante per la consapevolezza (non comune ma spero crescente) che quando si parla di formazione e valorizzazione di una “nuova classe dirigente”, chi come me ha tra i 35 e i 40 anni (e oltre) dovrebbe uscire dall’eterno lamento sul “non tocca mai a me” e porsi piuttosto il problema di come si sostiene chi oggi ha 15, 20, 25 anni – persone che hanno un’altra visione del mondo (“rete” e non “leader”) costrette a crescere in un vuoto pneumatico che a confronto i mitici anni ’80 erano una fucina di ideali.
4. Oggi, alle 16.30, vado al sit in per la liberazione di Sakineh davanti all’ambasciata iraniana. Sono stata in Iran ormai 7 anni fa, era un altro mondo. Ma non posso dimenticare il paese che mi ha stupito allora, percorso da una curiosita’ intellettuale ed una liberta’ di pensiero eccezionali. E non posso pensare che di quello che avevo visto allora oggi non resti nulla. Gli iraniani meritano di piu’. E non perdono occasione per ricordarlo al resto del mondo. E’ bene che il mondo non si giri dall’altra parte. Chi puo’, chi e’ a Roma oggi, venga. Chi non puo’, puo’ comunque qualcosa.
5. Domani a Verona, per la festa del PD di Borgo Nuovo. Alle 18.30 in Piazza dell’Oca Bianca.
Questa mattina, alle 8.30, in aula c'era solo il gruppo del PD. Abbiamo chiesto che Berlusconi renda formale la crisi politica e di governo che di fatto si è aperta ieri sera, e che Fini ha confermato neanche un'ora fa. L'aula era vuota, se si escludono le nostre file. C'era anche una luce strana, fuori pioveva e c'era il sole. Di giornalisti neanche l'ombra - troppo presto. In questa strana atmosfera, Cicchitto, circondato da 5 o 6 del PdL, ha fatto una triste difesa d'ufficio del governo. E poi, credo senza rendersi conto di quel che diceva, si è lanciato in un disarmante paragone tra la maggioranza di cui gode questo governo, e quella di cui godeva l'ultimo governo Prodi. Disarmante perchè è stato un involontario ma innegabile certificato di morte: non avevamo una maggioranza noi, non hanno più una maggioranza loro.
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BlogMog il 30/7/2010 alle 16:6 | |
Questa mattina in Commissione ho presentato un’interrogazione a risposta immediata al Ministro della Difesa su una cosa che trovo assurda.
In occasione delle celebrazioni per il 150° Anniversario dell’Unità d’Italia, il Ministero della Difesa ha promosso a fine giugno un programma di iniziative in provincia di Verona, Brescia e Mantova per celebrare le battaglie di Solferino, di San Martino e di Custoza.
Fin qui, ottima cosa.
Le celebrazioni, però, sono state accompagnate da un’ampia diffusione di una pubblicazione ufficiale del Ministero della Difesa, nella quale veniva proposta una ricostruzione storica dell’unificazione d’Italia che si concludeva con questa frase: “Con la Prima Guerra Mondiale si concluse il processo di unificazione nazionale che portò all’Italia dei giorni nostri”.
A fianco, una serie di cartine dell’Italia, di cui l’ultima è quella del 1918: rappresenta il Regno d’Italia, comprensivo dell’Istria e della Dalmazia.
La pubblicazione di 8 facciate non include nessuna cartina dell’Italia di oggi e nessun riferimento all’istituzione dell’Italia democratica, successiva alla Seconda Guerra mondiale.
In Commissione il Governo ha risposto all’interrogazione con una serie di valutazioni storiche, più o meno condivisibili.
Il punto politico però resta: una pubblicazione ufficiale del Ministero della Difesa in cui l’Italia viene rappresentata comprensiva di Istria e Dalmazia; una diffusione tanto ampia di questa pubblicazione che io l’ho trovata in un bar di Verona; la partecipazione del Ministro La Russa e del Sindaco Tosi a queste celebrazioni; e non una parola oggi quantomeno sull’inopportunità di una formulazione di questo tipo.
Viene da chiedersi se i fondi del Ministero della Difesa siano così ampi (nonostante i tagli, che però ricadono sempre sul personale) da rendere irrilevante un tale spreco di risorse, e se si provvederà a stampare e diffondere centinaia o migliaia di altre pubblicazioni simili, ma corrette…. Oppure se, in fondo, dietro all’errore c’era una precisa impostazione storica e culturale…
Oggi sono tornata a L'Aquila, insieme ad altri 150 deputati del PD. L'ultima volta ero stata qui un anno fa. Nulla è cambiato. Nulla. Se non la rabbia, la frustrazione, delle persone che giorno dopo giorno, mese dopo mese, vedono la propria condizione peggiorare anziché migliorare. Abbiamo attraversato il centro storico, crollato, la zona rossa. Là dove gli aquilani stessi non entrano, non possono entrare. Solo cani randagi che si aggirano tra i palazzi vuoti. Una zona rossa, una zona morta. Palazzi puntellati, macerie, deserto, nastri e transenne con i segnali "lavori in corso". Ma nessuno che lavora. Oggi e' martedì, un normale pomeriggio lavorativo, e nella zona rossa c'eravamo solo noi (e l'esercito a presidiare il divieto d'accesso, come nelle discariche). Ho sentito un deputato chiedere, stupito, se i lavori erano stati sospesi a causa della nostra visita - e l'amara constatazione che no - casomai, proprio per la nostra visita, avrebbe potuto esserci qualche centinaio di figuranti a simulare una ricostruzione che, nei fatti, semplicemente non c'e'. E se non c'e' oggi, ad un anno e quattro mesi dal terremoto, e' drammaticamente plausibile pensare che non ci sarà domani, il mese prossimo, o tra un altro anno e quattro mesi. I soldi, quelli che ci sono stati, sono stati spesi altrove, per altre cose: le famose casette, l'emergenza, i primi mesi negli alberghi (dove ancora dormono in tanti, ma il conto non viene più pagato). Oggi, come ieri e plausibilmente domani, la ricostruzione de L'Aquila non e', non e' stata, non sarà in corso. Tutto e' vuoto, spento, fermo. Un popolo arrabbiato, ferito, tradito. Niente case, niente lavoro, niente vita. Giusto la prospettiva di pagare le tasse (e gli arretrati) a partire dal prossimo gennaio. Per il resto, la sensazione e' che si conti sulla stanchezza, il silenzio, la rassegnazione. E che lo sfinimento possa consentire la demolizione di fatto, lenta e silenziosa, nei prossimi anni e decenni. Per consunzione. Ma gli aquilani sono coriacei, resistenti, cocciuti e non disposti alla rinuncia. Credo non cederanno, e credo che sia nostro preciso dovere sostenere nel modo più efficace e vitale possibile questa resistenza. Accendendo i riflettori, nel silenzio. Denunciando le assenze, i vuoti, le promesse tradite. Appoggiando le idee, le proposte, la legge d'iniziativa popolare cui stanno lavorando gli aquilani per riprendersi, e ricostruire, la loro città. Visto che qui, del governo, della protezione civile, non si vede più nessuno. Finita (malamente) l'emergenza, finiti i soldi, finiscono gli spot e restano gli aquilani, soli. E' nostro dovere, oggi, domani, essere tutti aquilani, con gli aquilani.
L'Aquila
terremoto
PD
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BlogMog il 27/7/2010 alle 20:3 | |

Questo è il mio intervento sulle missioni italiane all'estero, su cui oggi voteremo in Aula.

P.S. Il titolo in realtà è fuorviante: dal Darfur non veniamo via, perché non ci siamo mai stati. Negli anni precedenti gli stanziamenti per la missione in Darfur erano stati previsti, ma non utilizzati, ed è probabile che lo stesso sarebbe successo anche questa volta. Il fatto grave è piuttosto la rinuncia a pensare che ci possa essere una missione in Darfur e a prendere un’iniziativa perché questa possa svolgersi concretamente.
“Nel corso del dibattito in Commissione Difesa sul decreto di rifinanziamento delle missioni militari italiane all’estero, il Sottosegretario Cossiga ha reso noto che la partecipazione italiana alla missione ONU in Darfur è stata di fatto non rifinanziata per l’impossibilità di ricevere i necessari visti d’ingresso da parte del governo sudanese”.
E’ quanto rende noto Federica Mogherini, deputata PD e Segretario della Commissione Difesa della Camera.
“Se quanto dichiarato corrisponde al vero, è inammissibile che una missione delle Nazioni Unite di questa natura possa dipendere dal via libera di un governo, parte in causa nella crisi stessa.
Il diniego dei visti d’ingresso, bloccando la missione, indebolisce la presenza internazionale in un’area di crisi tra le più complesse al mondo, dove non sono garantiti diritti umani fondamentali e dove il ruolo delle organizzazioni internazionali può essere decisivo per avviare un processo di pacificazione e di stabilizzazione.
Non basta dunque una presa d’atto burocratica di questa indisponibilità del governo sudanese.
E’ urgente che l’Italia assuma un’iniziativa decisa, sollecitando l’intera comunità internazionale ad una forte reazione che renda possibile il completo svolgimento della missione”.

Questo è l'intervento di illustrazione dell'interpellanza urgente che ho presentato oggi in Aula alla Camera sul progetto di realizzazione della diga Gibe III in Etiopia col sostegno finanziario del Governo italiano.
Questa settimana si discute in Aula una nostra mozione parlamentare sulla razionalizzazione delle spese militari, ed in particolare di quelle relative ai sistemi d'arma.
Quì trovi il testo integrale della mozione del PD.
''A trent'anni dalla strage di Ustica, vogliamo sapere quali sono oggi le regole d'ingaggio per la difesa aerea e qual è il dispositivo politico-militare e giuridico, previsto come ultima ratio per l'abbattimento di aerei civili dirottati, i cosiddetti Renegade''.
Lo chiedono con un'interrogazione al Presidente del Consiglio e al Ministro della Difesa i parlamentari del PD Federica Mogherini, Roberto Zaccaria, Paolo Corsini e Antonio La Forgia.
''Si tratta di una materia delicata - spiega Federica Mogherini, prima firmataria dell'interrogazione - non solo per la sicurezza nazionale, ma anche per la tutela di libertà civili essenziali, a partire dal diritto fondamentale all'incolumità personale.
Ci auguriamo che si faccia presto luce sulle pagine ancora oscure della storia italiana ma è importante che le istituzioni italiane assicurino trasparenza, controllo e certezza di regole e responsabilità in materia di sicurezza e difesa nazionale: solo così si potrà garantire per il futuro sicurezza e diritti dei cittadini.''