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federica mogherini
Diario

STOP

26 novembre 2008 permalink 21commenti
Ok, ora basta. Stop. Ho ricevuto messaggi bellissimi, e mi piacerebbe poter ringraziare di persona, uno ad uno,gli uomini e le donne che li hanno scritti. Quelli che mi conoscono bene, e quelli che fino a ieri non sapevano neanche che esistessi. Grazie.

Pero' ora basta. Gia’ scrivere e parlare di queste cose non e’ facile. Finire sulla prima pagina del Corriere, sull’Amaca di Serra, e sull'editoriale di Polito con i fatti miei neppure. Mi piacerebbe che la cosa finisse qui, che tornassimo a parlare e scrivere d’altro.

E che provassimo a mettere al loro giusto posto le cose.

1. Ho scritto della gravidanza per condividere una gioia, un’esperienza. Ho sempre inteso il blog come un diario, un modo per raccontare quello che faccio, le impressioni, le idee. Condividere e’ ben piu’ che “rendere conto”, per me. Questo non e’ - e non voglio che diventi - un sito istituzionale. E’ un diario personale che parla prevalentemente di politica. La differenza e’ abissale: quello che scrivo e’ informale; tendo a non dare informazioni ma impressioni; la comunicazione non e’ solo da me a chi legge, o da chi legge e commenta a me, ma anche e soprattutto tra coloro che leggono e commentano. E’ un blog, non un sito.

2. Ho scritto della gravidanza prima che fossero resi pubblici i dati sulle presenze, o comunque indipendentemente da questo: non sono stata “indotta” a farlo, non sono stata “braccata” da nessuno, non c’era alcun intento difensivo, nessuna giustificazione. Solo un racconto, semplicemente perche’ mi sarebbe stato difficile condividere pensieri ed esperienze omettendo quello che era il centro della mia vita in quel momento: la gioia di aspettare un bambino.

3. Il bello della rete e’ che non e’ mediata, che la comunicazione avviene senza filtri in tempo reale. Questo ha i suoi vantaggi: puoi far sapere una cosa senza dover passare dalla strettoia dei mezzi di comunicazione tradizionali, senza doverla “confezionare” per renderla allettante, senza vederla distorta da titoli o virgolettati in cui non ti riconosci. Ha i suoi (apparenti) svantaggi: non puoi evitare la responsabilita’ di cio’ che scrivi, ti metti in gioco. Chiamatela trasparenza, chiamatela democrazia comunicativa, non so. Hai il potere di comunicare, la responsabilita’ di cio’ che comunichi e di come lo fai. E, come si e' visto, e' un potere ed una responsabilita' non solo per chi scrive sul proprio blog, ma anche per chi commenta - perche' e' comunque uno spazio pubblico. Io non lo trovo affatto male.

4. Il dibattito che e’ nato sulle mie assenze e sulla opportunita’ o meno che una donna incinta restasse al suo posto di parlamentare non ha nulla a che vedere con la rete. La rete lo ha veicolato, ma si sarebbe potuto sviluppare in mille altri modi e luoghi (a partire da quelli, silenziosi ed autocensurati dal “politicamente corretto”, della mente). Ha le sue radici in due fenomeni, credo: da una parte, nella crudele distinzione di ruoli che condanna a pensare che le donne mamme debbano rinunciare al lavoro, e gli uomini papa’ debbano rinunciare a stare con i figli. Una miopia che rende infelici ed incompleti gli uomini, le donne, ed i bambini (poi ci lamentiamo del bullismo). Dall’altra, nella violenza che caratterizza ogni confronto, in questa epoca triste e piuttosto buia che ci troviamo a vivere. Il furore anti-casta ne e’ solo un esempio. Nasce da disfunzioni evidenti del nostro sistema istituzionale: 1.000 parlamentari; altissime remunerazioni teoricamente volte a permetterne il lavoro ma nessun controllo su come vengono utilizzate (per cui chi le spende per lavorare alla fine si ritrova con uno stipendio non eccessivo, ma chi non lo fa si tiene una cifra assurda ed e’ di fatto incentivato a farlo); una difficolta’ oggettiva a valutare la “produttivita’” di chi lavora nelle istituzioni (contano le presenze alle votazioni in aula (pianisti compresi)? Contano il numero o la qualita’ delle iniziative legislative? Conta il lavoro in commissione? Conta il rapporto con il mondo che e’ fuori dal Parlamento (“territorio” e non solo, perche’ la nostra Costituzione ci ricorda che ogni parlamentare e’ chiamato a rappresentare tutta l’Italia)? E’ ovvio che un solo indicatore distorce la realta’… E comunque: furore che nasce da argomenti piu’ che validi, e che si trasforma rapidamente in una caccia alle streghe che rischia di travolgere anche quel poco (o tanto) di buono che pure nelle istituzioni si fa, e di far passare dalla parte del torto chi si fa cogliere dalla violenza, seppure solo comunicativa. Se l’argomento e’ giusto, un’argomentazione sbagliata puo’ solo danneggiarlo.

5. Temo sia quello che e’ successo qui, nel mio caso. Due o tre persone che hanno letto e commentato il mio blog si sono lasciate prendere la mano. Se ne sono scusate, e credo lo abbiano fatto in modo sincero. Per me, quelli sono stati i messaggi piu’ belli. Credo sia ingiusta la violenza con la quale sono stati attaccati, anche pubblicamente - almeno tanto quanto era ingiusta la violenza con la quale attaccavano me. Smettiamola. Fermiamoci. Possiamo contestare le idee, le azioni. Ma le persone, quelle sono sempre degne di rispetto.

6. Serra scrive oggi che “il popolo dei blog (mi ha) incalza(ta) ed accusa(ta)”. Vero. Ma mi ha anche appassionatamente difesa. Si e' identificato, ha preso la parola. E, se riusciamo ad uscire dalla mia piccola esperienza personale, ha espresso idee, valori, modi di sentire e di vedere le cose, veramente belli. Di un’umanita’ rara da trovare di questi tempi. Di un calore ed una lucidita’ che rincuorano e fanno pensare che le persone sono meglio di come si sforzano di apparire.

7. Per me, personalmente (e cosi’ la chiudiamo qui, sul piano personale), e’ stato doloroso e difficile affrontare il dolore che e’ venuto dopo la gioia in modo cosi’ pubblico. Una cosa e’ scrivere sul tuo blog (sapere che lo legge chi viene a cercarti, chi piu’ o meno ti conosce), ben altra e’ la prima pagina del Corriere della Sera, l’Amaca di Serra (per me un must di ogni mattina), l’editoriale del Riformista. Non ce l’ho con i giornalisti, tutt’altro: hanno fatto il loro mestiere in maniera seria, con tatto, e dal tono dei tantissimi messaggi di donne e uomini che mi hanno scritto tra ieri ed oggi credo abbiano svolto una funzione utile – provare a smuovere quelle due radici di cui parlavo prima: la separazione dei ruoli uomo-lavoro, donna-genitore e la violenza nella quale alcune giuste considerazioni rischiano di perdersi. Non solo non ce l’ho con loro, quindi, ma mi scuso con quelli a cui non ho voluto rispondere. E’ che credo che questo non sia un “caso” – non ha nulla di eccezionale e nulla di esemplare. Non e’ “la mia storia”, e’ qualcosa che succede di continuo: aspettare un bambino, doversi assentare dal lavoro per qualche tempo, scontrarsi con le allusioni sull’incompatibilita’ tra maternita’ e lavoro, perdere il bambino. Ed anzi, succede di peggio: perdere il lavoro, o dover rinunciare ad un figlio. Queste sono le storie, e ne e’ pieno il mondo. Sarei felice se le si raccontasse un po’ di piu’, se si desse voce a chi non ce l’ha.

8. Per parte mia, non credo di aver avuto alcun coraggio. Non ho fatto proprio niente. Ora vorrei solo tornare gradualmente al mio lavoro di sempre, con tranquillita’. Stasera vado ad un’iniziativa sulle elezioni americane al Circolo PD Aurelio a Roma, domani pomeriggio c’e’ un incontro sul disarmo nucleare a cui ho lavorato da un po’ ed a cui tengo molto. Venerdi sera saro’ al Teatro comunale di Canaro (Rovigo) per un incontro sulla scuola. E magari, tra qualche tempo, lavorero’ a qualche proposta sui congedi di paternita'. Perche' resto convinta che questa non sia una "cosa di donne". La nascita (o la perdita) di un figlio, il modo in cui lo si cresce, riguarda insieme due genitori - in modi diversi, certo, ma con la stessa intensita', gli stessi diritti, gli stessi doveri.

chi sono
Sono nata a Roma il 16 giugno del 1973 da papà toscano (Anghiari, Arezzo) e mamma veneta (Vittorio Veneto, Treviso).
contatti mail: mogherini_f@camera.it
tel: 06.67605348
Fax: 06.67605726
Indirizzo: Camera dei Deputati, Piazza S. Claudio 166 - 00186 Roma


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