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federica mogherini
Diario americano

NY - DAY 3

12 dicembre 2008 permalink 2commenti

E questa e' la mia ultima pagina di diario newyorkese, pubblicata su Europa di oggi:

Rahm Emanuel, Capo di Gabinetto del presidente eletto Obama, e’ famoso per aver pronunciato una frase che di questi tempi suona impegnativa: “Never waste a crisis”, ovvero “mai sprecare una crisi”. Probabilmente la maggior parte degli americani middle class cui si e’ rivolto Obama per essere eletto troverebbero l’espressione cinica, e preferirebbero di gran lunga non avere proprio nulla da sprecare. Ma tra gli ambienti newyorkesi della finanza e tra chi ragiona su come uscire politicamente vivi dalla crisi, l’espressione e’ ricorrente. Qui, all’ultima giornata dei lavori del Consiglio Italia – Usa, il tema in discussione e’ esattamente questo: come uscirne, quali sono le trappole da schivare, quali le occasioni da cogliere.

La prima impressione e’ che qui negli Stati Uniti di certo la portata della crisi sia piu’ ampia e piu’ evidente, e che la reazione del mondo politico – istituzionale e dell’opinione pubblica sia adeguata, proporzionata. Non si sentono inviti all’ottimismo ma autocritiche da parte di chi ha avuto responsabilita’ di gestione finanziaria o di politica economica; non si sminuisce la drammaticita’ di cio’ che i cittadini dovranno fronteggiare, ma al contrario li si prepara ad affrontare tempi duri e per un periodo che non sara’ breve. Persino l’ espressione del viso di chi ha responsabilita’ pubbliche sono cambiate – si sorride ben poco, se non altro in segno di rispetto per quelle famiglie che hanno ben poco di cui sorridere. Gli addobbi natalizi sono sottotono, ridimensionati, non si invita al consumo – anche perche’ si sa che di soldi da spendere pochi ne hanno, e si ha il buon gusto di non insultare o prendere in giro tutti gli altri.

Vero e’ che questo paese ha una propensione al risparmio ben al di sotto della nostra, vero che la portata della crisi qui e’ indubbiamente piu’ ampia e forte, vero che i nostri sistemi bancari hanno livelli di solidita’ (si sarebbe detto di sviluppo, fino a poco tempo fa) molto distanti - ma fa comunque un certo effetto misurare la distanza simbolica e sostanziale del discorso pubblico sulla crisi in Italia e negli Stati Uniti.

Qui il piano anti-crisi ha mobilitato per ora risorse superiori al 3,5% del Pil (ed e’ solo l’inizio), da noi raggiungono a stento lo 0,5% mentre la media UE e’ dell’1,5%. Qui la strada indicata pare correre sui due binari dell’attenzione alla vastissima classe media (per salvarla dal tracollo ma anche per rilanciare i consumi su basi piu’ solide di quelle del ricorso al credito), e l’avvio della rivoluzione verde.

E’ quello che Emanuel intende per “non sprecare una crisi”: usarla per avviare riforme strutturali necessarie al paese ed al suo futuro. Allora si pensa alle infrastrutture materiali ed immateriali; al consolidamento delle condizioni economiche della fascia piu’ consistente della popolazione, finora vissuta in bilico tra un apparente benessere ed il rischio continuo e concreto del perdere tutto da un giorno all’altro; alla creazione di una “safety net”, una rete di protezione sociale oggi assolutamente inadeguata; all’investimento nella formazione e nell’istruzione.

Se ci si ferma un attimo a pensarci, sembra l’esatto opposto di quello che si sta facendo in Italia, dove le risorse mobilitate sono poche, concentrate in misure una tantum e non strutturali, e rivolte principalmente alle fasce piu’ deboli, povere, della societa’, piuttosto che a quella fetta – ampia anche da noi – di classe media sulle spalle della quale sta l’unica possibilita’ reale di rilancio dei consumi, e quindi della produzione e dell’economia (a pensar male, viene il dubbio che questa improvvisa attenzione ai “poveri” sia solo un tentativo in extremis di evitare tensioni di carattere sociale che renderebbero piu’ difficile la vita al governo ed alle imprese…)

In breve, sembra che gli Stati Uniti stiano tentando di uscire dalla crisi andando avanti, guardando lontano, e sfuggendo ai pensieri corti che portano forse sollievo e consenso immediato ma lasciano fermo un paese e la societa’ che lo anima. E forse qui, nei primi orientamenti dell’Amministrazione Obama, c’e’ anche il tentativo di rispondere a quel sentimento diffuso di insicurezza sociale ed economica che trova oggi conferma ai propri peggiori incubi – il precariato di lavoro e di vita, l’assenza di diritti basilari, la scarsa sindacalizzazione, la lotta di tutti contro tutti – e che indica nella globalizzazione l’origine di tutti i mali. Non si puo’ ancora dire se Obama uscira’ dalla crisi con dosi maggiori o minori di protezionismo. Esistono nell’ambito della sua squadra di governo elementi che spingono in direzioni contrarie, ed e’ probabile che si aspetteranno tempi migliori per rendere esplicito un orientamento. Quel che e’ gia’ chiaro pero’ e’ che come si e’ saputo abilmente evitare il rischio isolazionista davanti al disastro della politica estera di Bush, cosi’ – e coerentemente – si potrebbe avere la forza e l’autorita’ anche internazionale per ridare impulso ad una dinamica di trattative sul libero commercio che – indipendentemente dalla crisi attuale – si e’ arenata da tempo, e si trova oggi ad essere una bicicletta ferma (che, si sa, se non va avanti cade).

Certo, l’Italia non potrebbe che trarne vantaggio: da paese esportatore, ogni misura protezionista (altrui, ma anche nostra perche’ in quest’ambito la reciprocita’ e’ un principio cardine ed un boomerang pericolosissimo) ci danneggia non poco. Ed e’ un sollievo (limitato, ma di questi tempi bisogna accontentarsi) constatare che oggi - di fronte ad una crisi economica che forse ci colpira’ meno di quanto non stia gia’ facendo con gli Stati Uniti, ma di certo non ci risparmiera’ – in Italia siano spariti gli euroscettici, ed anche chi invocava dazi e misure di protezione dei nostri mercati si sia fatto piu’ timido.

chi sono
Sono nata a Roma il 16 giugno del 1973 da papà toscano (Anghiari, Arezzo) e mamma veneta (Vittorio Veneto, Treviso).
contatti mail: mogherini_f@camera.it
tel: 06.67605348
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Indirizzo: Camera dei Deputati, Piazza S. Claudio 166 - 00186 Roma


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