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federica mogherini
Per la pace

UN PESSIMO INIZIO

13 gennaio 2009 permalink 8commenti
Un inizio d’anno non tra i più felici, non c’è che dire.

Da Gaza arrivano notizie di una guerra nuova, diversa da quelle a cui sembriamo essere ormai assuefatti, rassegnati. Un numero enorme di vittime, per lo più “civili”, in un luogo che è un non-Stato, privo di quella per noi naturale separazione tra istituzioni, politica, società. Privo di luoghi riparati, privo di diritti. Dove è difficile dire chi è soldato e chi è bambino. Dove è difficile capire chi vince e chi perde, l’unica linea che marca la vittoria pare essere la fortuna di sopravvivere. Al momento, mi pare che una vittima certa ci sia già: l’ANP, Fatah. Privata della rappresentanza politica e mediatica del popolo palestinese, e della possibilità di negoziare alcunché, non ha più quasi ragion d’essere, se non il premio di consolazione di poter dire ai palestinesi di Cisgiordania che ha evitato loro il tormento che i parenti di Gaza stanno vivendo. Come sempre, quando parlano le armi e la gente muore, si rafforzano le fazioni armate, i discorsi di guerra, di odio. Per la prima volta da decenni il conflitto non ha più al centro il territorio, la creazione di uno Stato palestinese, i confini o l’acqua, ma il riconoscimento reciproco, il diritto all’esistenza. E per la prima volta è esplicita la frammentazione del quadro: le parti non sono due, tutto è evidentemente più complesso.

Le responsabilità, ad oggi, sono ovunque, e trovo sterile litigare su chi ne abbia di più (Hamas, Israele, Fatah, la comunità internazionale, i paesi arabi, l’Iran e la Siria, gli Stati Uniti, l’Europa, l’ONU, l’opinione pubblica…). Questa è la cosa che mi mette più tristezza: vedere gli scontri estendersi all’Europa, le tifoserie accendersi - noi che siamo qui, lontani dalla morte, lontani dalla paura, al sicuro. E’ il virus dello scontro di civiltà che si diffonde, che confonde. In cambio di una parte con cui stare, di un’identità certa, sembriamo essere pronti a dar via quel poco di razionalità che era (forse) rimasta. Mi auguro che da martedì prossimo gli Stati Uniti giochino un ruolo positivo nel conflitto, perché non vedo come lo si possa risolvere altrimenti. Nel nostro piccolo, possiamo coltivare la razionalità, sfuggire alla tentazione della tifoseria, sostenere le ragioni e le vie della pace. Io sarò ad Assisi, sabato, alla manifestazione della Tavola della Pace.

Rientrata da 15 giorni di Messico (Chiapas, siti Maya ed un po’ di mare) la lettura delle pagine politiche dei quotidiani italiani mi ha fatto venire una gran voglia di ripartire all’istante. Ristiamo alla costituente di centro…?! Che poi si allea con la sinistra riformista…?! E al mantra sul “rifondare il PD”, “rilanciare il progetto”, “coinvolgere le personalità”…?! Inizio ad avere seri dubbi sull’adeguatezza di un’intera generazione di “personalità” ad incarnare e realizzare un progetto politico che evidentemente non sta nelle sue corde. E temo che l’inadeguatezza delle persone faccia naufragare un grande progetto politico, trascinandolo a fondo. Qui non stiamo parlando dell’ennesima forma della infinita transizione del sistema politico e partitico italiano. E neanche della scialuppa di salvataggio di qualcuno. Ma dello strumento nato (e generato mi auguro consapevolmente) per far vivere la partecipazione politica progressista in questo secolo, dopo che quello passato è finito. FINITO.

Nel frattempo, il governo si accinge a mettere l’ennesima fiducia su un Decreto anti-crisi che non inciderà in alcun modo sulla crisi, con risorse ridicole (2,5 miliardi) e misure inadeguate. Rifondazione smette di rifondarsi e si sfonda, tra una settimana si insedia Obama, ed io lavoro sul Decreto di rifinanziamento delle missioni internazionali…

Buon anno.

chi sono
Sono nata a Roma il 16 giugno del 1973 da papà toscano (Anghiari, Arezzo) e mamma veneta (Vittorio Veneto, Treviso).
contatti mail: mogherini_f@camera.it
tel: 06.67605348
Fax: 06.67605726
Indirizzo: Camera dei Deputati, Piazza S. Claudio 166 - 00186 Roma


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