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federica mogherini
Democratica

LA SCELTA

3 luglio 2009 permalink 27commenti
Io sono decisamente una che, al contrario di Debora, e’ cresciuta nelle sezioni. Mi sono iscritta ad un partito a 16 anni, ho fatto per 10 anni la funzionaria di partito. Vero, ho fatto anche altro nella vita – ma credo che anche il piu’ grigio e devoto dei burocrati coltivi una passione, un interesse, degli affetti, una vita. Quindi, credo di potermi definire una “donna di partito”. Ma proprio perche’ sono cresciuta dentro un partito, vedo che c’e’ una profonda differenza tra “militanza” ed “apparato”. Tra valorizzazione della vita dei circoli, del lavoro della “base” sui territori, dell’apertura e della partecipazione, ed invece quell’idea di “far politica” un po’ autoreferenziale che traccia una linea netta tra “addetti ai lavori” e “cittadini” – come se la politica fosse appannaggio di qualcuno, e non impegno libero di tanti, di tutti (magari in forme diverse, con tempi diversi). Da “donna di partito”, dico che il PD che ci serve e’ aperto e di tutti. E che, oggi, a lavorare per quel tipo di partito e’ Dario Franceschini.

Tanti, dei miei amici con i quali ho fatto politica in questi anni, hanno deciso di sostenere la candidatura di Bersani. E tanti hanno motivato questa scelta con una sorta di “orgoglio d’apparato”: la storia, la militanza, l’identita’. Tanti di loro, dopo le parole di Debora, si sono sentiti offesi. Alcuni, tra loro, hanno reagito offendendola a loro volta. Con una tale violenza da far riflettere - tanto nervosismo non si addice a chi ha alle spalle anni di esperienza politica: si possono condividere o meno i suoi pensieri e le parole che ha usato per esprimerli, ma la fretta con la quale ci si e’ sperticati a dire “l’avevo detto! E’ inconsistente! E’ solo una ragazzina stupida!” fa pensare che le dichiarazioni fossero gia’ pronte, in attesa solo del primo titolo di giornale discutibile.

Io probabilmente non avrei usato le stesse parole che Debora ha usato. Non credo che mi sarebbe venuto in mente di dire “sostengo Dario perche’ e’ piu’ simpatico” – ma quante volte ho pensato che i nostri leader avrebbero tratto solo beneficio (e noi con loro) a mostrarsi (ad essere?) piu’ “umani”, “normali”, “simpatici” anche? Chiaro, e’ una categoria pre-politica. Soggettiva. Ed ovviamente non dice niente di dove vuoi portare il partito e come intendi farlo. Ma dice una cosa banale, o meglio che dovrebbe essere banale (e purtroppo non lo e’): che la politica, anche la politica, e’ fatta da persone in carne ed ossa, con i loro caratteri e le loro personalita’, le loro alchimie e le loro storie. Che forse non c’e’ bisogno di iscriversi al “club del dirigente di partito” per avere credibilita’ e consenso – anzi, forse e’ sempre piu’ vero il contrario. Che ci si puo’ mostrare per quel che si e’, che il conformismo del secolo scorso forse e’ alle nostre spalle.

Non avrei detto “di qua c’e’ il PD, di la’ D’Alema”. Perche’ pur pensandola spesso in modo diverso da lui, sono convinta che il PD sia anche suo. Purche’ smetta di giocare a fare quello che passa di la’ per caso, e soprattutto purche’ non pensi che sia o debba essere solo suo.

Qualche giorno fa, un settimanale riportava una frase, attribuita a Reichlin (in una presunta conversazione con D’Alema) che diceva: “Dovremmo lasciare il partito alle Serracchiani e alle Mogherini?”. Non so se l’abbia mai detta, ma non faccio fatica a immaginare che il senso di quella frase possa appartenergli: “Dovremmo lasciare il partito a chi non e’ come noi?”. Dove il “noi” rischia di essere una categoria dello spirito – perche’ nessuna di noi due e’ una velina (purtroppo?), nessuna di noi due e’ una ex democristiana (ma sono certa che la “provenienza” non sarebbe percepita come un problema – piuttosto, forse, la non “appartenenza”). Una valutazione “pre-politica”, antropologica. Ragazzine.

Ora, se un illustre ottantenne dice che non si puo’ lasciare il partito a due “ragazzine” (che viene da piangere, perche’ fra un po’ siamo in menopausa) va bene, e se una delle “ragazzine” dice che non si puo’ lasciare il partito agli ottantenni e’ un attentato alla democrazia? Mi sfugge la logica dei due pesi, delle due misure.

Io e Debora a quella frase non reagimmo. Sarebbe stato bello se chi si e’ sentito offeso dalle parole di Debora lo avesse fatto sapere con un po’ di discrezione. Perche’ siamo tutti nello stesso partito. Condividiamo dei valori, degli obiettivi, un cammino futuro. Io ho, e continuo ad avere, tantissime cose in comune con gli amici che stanno in questi giorni scegliendo di sostenere Bersani. Non e’ una guerra di religione, non c’e’ nessun nemico da abbattere e nessun clandestino da espellere. E’ un congresso – un confronto democratico tra idee. Alcune di queste idee sono diverse, altre no. Restiamo una comunita’ di persone, un partito. Restiamo, innanzitutto, amici, compagni di strada. Non c’e’ niente di apocalittico, niente di drammatico, e soprattutto niente di personale. C’e’, invece, un confronto tra progetti che inizia a farsi chiaro.

Il giorno che e’ uscita l’intervista di Debora ero alla Camera, in Aula. Le reazioni di chi mi circondava erano a dir poco critiche, le eccezioni si contavano sulle dita di mezza mano. La sera, ho parlato con amici che non fanno politica. Elettori del PD, o meglio persone che sono alla costante ricerca di validi motivi per votare PD – e non sempre ne trovano, cosa che li fa arrabbiare non poco. Mi dicevano che forse la frase sulla simpatia di Dario non era granche’, ma che si capiva che era una battuta. E che, per il resto, si ritrovavano pienamente in quelle parole. Che trovavano vergognoso il fuoco di fila che si e’ scatenato contro la poveretta. E mi hanno chiesto come si fa, a partecipare al congresso. Oggi vanno a fare la tessera.

Racconto questo per due motivi.

Innanzitutto, perche’ dice di quanto sia labile e teorica la distinzione – che invece alcuni vorrebbero netta – tra iscritti ed elettori. Il PD e’ partito aperto, con una “base” permeabile, o di proprieta’ esclusiva degli iscritti (poi, oggi significherebbe di Bassolino…)? I circoli servono a fare tessere o ad interagire con la vita delle persone (penso ad un circolo vicino casa mia, che organizza i gruppi di acquisto solidale ed ospita un Caf)? Chi sono gli “azionisti” del PD: i cittadini che lo votano (o vorrebbero votarlo, se ne trovassero ragioni), o gli eletti locali? Il PD e’ partito di eletti, o sono piuttosto gli eletti “del partito” - ovvero attraverso il partito chiamati a rendere conto ai cittadini che li hanno votati?

Poi, ho raccontato questa storia perche’ la distanza tra la reazione che ho visto “dentro” e quella che ho visto “fuori” mi ha impressionato. E temo dia il senso della distanza tra la nostra classe dirigente ed il nostro (a volte solo potenziale) elettorato. Tanto e’ ampia quella distanza, tanta e’ la strada da fare per colmarla. Ma si deve cominciare a camminare nella direzione giusta.

E secondo me la direzione giusta non e’ la retromarcia. Ho ascoltato con attenzione le parole di Bersani. Il partito che descrive, lo conosco gia’. Ci ho vissuto per diversi anni. Era un grande partito, con grandi limiti. Capisco che se ne possa avere nostalgia. E’ legittimo. E’ altrettanto legittimo provare a costruire quel partito diverso che abbiamo pensato e non abbiamo realizzato. Per me, piu’ che legittimo e’ doveroso – se non altro per tutti quegli italiani a cui l’abbiamo raccontato, che lo hanno voluto insieme a noi, che lo hanno votato.

Chi teme che la scelta sia tra due persone, e non tra due idee, sbaglia: c’e’ chi pensa che il progetto debba essere cambiato, e chi pensa che vada realizzato.

chi sono
Sono nata a Roma il 16 giugno del 1973 da papà toscano (Anghiari, Arezzo) e mamma veneta (Vittorio Veneto, Treviso).
contatti mail: mogherini_f@camera.it
tel: 06.67605348
Fax: 06.67605726
Indirizzo: Camera dei Deputati, Piazza S. Claudio 166 - 00186 Roma


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