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federica mogherini
Democratica

LA DIGNITA' DEGLI UOMINI

16 febbraio 2011 permalink 0commenti

Viviamo tempi tristi e difficili. Triste è l'immagine di un uomo solo nella sua disperata arroganza, triste la paralisi di un governo tutto ripiegato sulla difesa di un indifendibile padrone, triste la sensazione che vendere e comprare persone sia una pratica comunemente accettata come inevitabile, se non normale o addirittura auspicabile. Difficile è spiegare ai nostri figli (ed alle figlie ancor di più) che invece c'è un'energia buona, una voglia di riscatto e di pulizia, in questo nostro paese che non si è ancora arreso. Lo dimostra, tenacemente, il lavoro di tanti ottimi italiani che nelle scuole, negli ospedali, a bordo di una volante o in tribunale, provano a superare i macigni e le macerie di uno Stato che spesso li ostacola più di quanto li sostenga, e a far funzionare le cose. Lo dimostra la sorprendente capacità di reagire all'arroganza delle mafie che di tanto in tanto emerge proprio là dove meno te lo aspetti. Lo dimostra la straordinaria risposta che le donne italiane hanno saputo dare all'insulto più grande che hanno ricevuto in pur lunghi decenni di corse a ostacoli sulla via dei diritti e della parità. 


Le piazze del 13 febbraio hanno rimandato al paese l'immagine di una società viva, non assuefatta, non anestetizzata, ben consapevole che è impossibile togliere dignità a chi non se ne spoglia. Erano piazze bellissime nella loro normalità, abitate da volti e parole che ognuno di noi incontra ogni giorno. Non c'era nulla di straordinario, in quelle piazze, se non la banalità della vita vera, quella che nel nostro malato sistema di informazione non si vede più. Mamme, ragazze senza lavoro e quarantenni condannate alla precarietà del lavoro e della vita. Nonne indignate e bambine divertite, femministe storiche e suore che una manifestazione non l'avevano neanche mai sfiorata in vita loro.  Riconoscerci simili, normali, vivi, e tanti, tantissimi, questo è stato straordinario. La più straordinaria manifestazione di dignità che si potesse immaginare. La dignità di vite ben più difficili ma ben più ricche di quelle che si intuiscono dai racconti dei festini di Arcore. Perché se è difficile raccontare ai nostri figli un'altra Italia, è facile e bello invece insegnare loro un'altra vita, altri comportamenti, altri valori, altre felicità. 


Ma se le piazze del 13 febbraio hanno segnato la riscossa della dignità delle donne, credo che oggi sia il caso di domandarsi se va bene fermarsi lì. O se invece non serva un passo in più, un coraggio nuovo, quello di una prospettiva diversa. 


Mi chiedo infatti se non sia il momento di aiutare gli uomini italiani a rivendicare il rispetto della propria dignità. 


So che può sembrare una provocazione: non lo è. Per tre motivi.


Primo. Non è detto che chi compra abbia maggiore dignità di chi vende. Trovo triste, tristissima la figura di un uomo anziano, solo nonostante il potere (o forse a causa del suo modo di esercitarlo), schiavo di riti che appaiono ridicoli più che piacevoli. Viene da chiedersi cosa ne sia degli affetti, dei figli e dei nipotini, della qualità del pur poco (si presume) tempo per se'. Faccio fatica ad immaginare una situazione tanto poco dignitosa come quelle che deve aver vissuto il presidente del consiglio negli ultimi anni. Ed attraverso la sua immagine, credo che sia la dignità degli uomini italiani, di tutti gli uomini italiani, ad essere offesa e svilita. Altrettanto se non più della dignità delle donne.


Secondo. La compravendita di esseri umani, la cultura del "tutti hanno un prezzo", non è affatto confinata alla sfera dei favori sessuali o della compagnia per tristi festini. Ha impregnato la società, è diventata pratica comune in ogni ambito della nostra vita sociale, metodo di selezione delle classi dirigenti e canale di accesso al successo o anche, più banalmente, a un posto di lavoro. E' una pratica barbara, che deturpa il volto di una società ed uccide il merito, le competenze, l'eguaglianza di opportunità, danneggiando le strutture e le istituzioni che tocca ed in fondo tutto il paese. Ne abbiamo visto squallidi esempi in Parlamento negli ultimi mesi, dove chi è tenuto ad esercitare il proprio ruolo "senza vincolo di mandato" parlava di tariffari e mutui da estinguere. Bene, questa cultura della compravendita non riguarda evidentemente solo i rapporti tra uomini e donne, non riguarda solo i corpi: tocca tutti, può toccare tutti, donne e uomini, corpi e menti, comportamenti. 


Terzo. Gli uomini in piazza il 13 erano tanti, e questo è stato un bene. Merito certamente delle donne che li hanno invitati (finalmente!), e di chi tra loro ha accolto un invito (in alcuni casi molto atteso). Forse per questo c'era quella patina di timidezza, di voler lasciare la scena, che ha fatto dire a molti uomini "sono qui per accompagnare mia moglie (figlia / sorella / madre /...). Non basta la solidarietà. Se la dignità di un essere umano è calpestata, offesa, annientata, lo è anche la mia. Se sono i diritti degli immigrati ad essere messi in discussione, sono innanzitutto gli italiani a dover manifestare. Se la società è scossa da un'onda di antisemitismo, non sono gli ebrei a doversi preoccupare di arginarla. E se il razzismo dilaga, è sui potenziali razzisti che bisogna lavorare per scongiurare la piaga. 


Allora credo che sia il momento di aiutare i "nostri" uomini - mariti, compagni, fratelli, figli, padri - a riprendersi la propria dignità. Ci vuole coraggio, per farlo. Quello delle donne, di pretendere uomini così. Quello degli uomini, di essere loro, per primi, a dire: "non sono così, non voglio essere così".   




permalink | inviato da BlogMog il 16/2/2011 alle 17:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
chi sono
Sono nata a Roma il 16 giugno del 1973 da papà toscano (Anghiari, Arezzo) e mamma veneta (Vittorio Veneto, Treviso).
contatti mail: mogherini_f@camera.it
tel: 06.67605348
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Indirizzo: Camera dei Deputati, Piazza S. Claudio 166 - 00186 Roma


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