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federica mogherini
Sull' Europa

TUTTE LE SFIDE DEL VERTICE NATO

19 maggio 2012 permalink 0commenti

Nei prossimi giorni a Chicago, con il vertice dei Capi di Stato e di governo, la Nato ha un'occasione per affrontare questioni non banali, che riguardano il futuro e l'essenza stessa dell'Alleanza Atlantica. L'agenda è densa, il contesto internazionale fluido e complesso come raramente negli ultimi decenni, e la crisi economica impone scelte che non facciano i conti solo con le priorità strategiche ma anche con esigenze di bilancio sempre più stringenti.

La difesa ai tempi della crisi, l'occidente ai tempi della complessità globale - potrebbe essere questo il sottotitolo del vertice di Chicago.

Sono anni che si parla dell'evoluzione del quadro delle minacce alla sicurezza internazionale, ed il nuovo Concetto Strategico approvato a Lisbona nel 2010 delineava già uno scenario molto differenziato di fattori di rischio - dalla pirateria al terrorismo, dalla proliferazione nucleare fino alle frontiere della cyber-security.

Un contesto in cui la tradizionale dimensione militare della difesa va necessariamente accompagnata da strumenti diversi, più efficaci per prevenire e contrastare minacce che tradizionalmente militari non sono: intelligence; cooperazione civile e sostegno allo sviluppo economico e all'institution building; promozione dei diritti umani e di sistemi giudiziari efficienti; misure di disarmo e non-proliferazione nucleare, messa in sicurezza degli arsenali e creazione di zone libere da armi di distruzione di massa; rafforzamento degli strumenti diplomatici e di governance regionale e globale; investimenti per la cyber-security. Il confine tra operazioni militari e strumenti non militari per garantire la sicurezza internazionale si fa labile, permeabile, confuso: nel bene (la rivincita del soft power sull'hard power, del valore del partenariato sullo scontro di civiltà) e nel male (la confusione di ruoli tra civili e militari nell'ambito delle missioni internazionali, l'uso non sempre lineare dei già miseri fondi per la cooperazione).
In più, risulta ormai del tutto evidente che la distinzione tra operazioni "in area" e "fuori area" è diventata fittizia: se la minaccia è globale, frammentata, delocalizzata, diventa ridicolo ragionare in termini di frontiere nazionali, o anche continentali, perché la dimensione della sicurezza si slega sempre più da quella territoriale, e viaggia sui binari più indeterminati e difficilmente governabili delle dinamiche globali. È, in fondo, la categoria stessa di "fuori area" ad essere saltata. Oggi viviamo in un'unica "area comune", che ci piaccia o no, ed è con questa realtà che dobbiamo fare i conti.

Di fronte a questo scenario, la Nato potrebbe quindi fare dell'appuntamento di Chicago l'occasione per affrontare alcuni dei nodi che sono rimasti irrisolti dopo il vertice di Lisbona. Ci proverà? In parte sí, tenendo però bene a mente che la priorità di questo vertice "elettorale" sarà quella di "andare liscio", "smooth". È il primo vertice Nato che gli Stati Uniti ospitano da 13 anni a questa parte, e non per caso si tiene nella città di un presidente (e del suo quartier generale elettorale) che da premio nobel per la pace non può concedere nessun pretesto ai repubblicani per accusarlo di essere un "commander in chief" debole.

E' il primo vertice Nato di Hollande, che deve da una parte assumere credibilità in un contesto internazionale non facile per un Presidente non solo francese ma anche socialista, e dall'altra non perderne con i suoi elettori, che dovranno votare ancora per lui alle legislative di metà giugno. È il primo vertice Nato dopo il reinsediamento di Putin al Cremlino, e l'assenza di Mosca a Chicago - con la conseguente impossibilità di tenere il Consiglio Nato-Russia - è senz'altro dovuta ad una persistente difficoltà di condivisione del progetto di difesa missilistica, ma non può che essere letta anche come un messaggio di portata più generale sul carattere e sugli orientamenti del "nuovo" presidente, da sempre meno incline di Medvedev ad un dialogo più sereno con gli Stati Uniti (e non sembra estranea a questo messaggio anche la scelta che sia proprio Medvedev a partecipare al G8 di Camp David immediatamente prima del vertice di Chicago).

Sarà anche il primo vertice Nato a fare pienamente i conti con la crisi economica e con i suoi effetti sia sui bilanci degli Stati, sia sulle opinioni pubbliche - e non è un caso che proprio a Chicago si lancino 20 progetti di "Smart Defense" che, al di là di quanto siano realmente nuovi e condivisi, passeranno il messaggio della razionalizzazione ed ottimizzazione delle risorse. Sarà quindi senz'altro un vertice dominato dalle esigenze interne di molti dei suoi protagonisti, con la conseguente necessità di posticipare le decisioni più problematiche - come nel caso dell'approvazione della Defense and Deterrence Posture Review, che se pure porterà la Nato a fare qualche passo avanti sulla via della revisione della sua politica nucleare, non ne scioglierà certamente tutti i nodi.

Sarà però impossibile, anche in questo anno elettorale, ignorare la portata delle sfide che questo tempo porta con sé. Non è un caso infatti che proprio quello di Chicago sia il vertice Nato più affollato, con la partecipazione, accanto ai 28 paesi membri, di partner che hanno partecipato o partecipano a missioni congiunte, per un totale di 53 Capi di Stato e di governo - un potenziale passo verso la trasformazione dell'Alleanza Atlantica in vero e proprio hub di reti di partnership globali.

E sarà l'ultimo vertice Nato ad occuparsi della priorità Afghanistan, tenendo insieme rassicurazioni di non abbandono del paese a se stesso (rafforzate dalla stipula di accordi bilaterali di lungo periodo, ma minate dal grido di allarme di donne ed attivisti per i diritti umani in Afghanistan), e voglia di mettere fine il più rapidamente possibile alla dimensione strettamente militare dell'intervento - cosa che oggi, con il 75% della popolazione sotto il controllo delle forze di sicurezza afghane, appare non solo possibile ma anche necessaria ed urgente. Sullo sfondo, da una parte il tema delle relazioni tra un'Alleanza Atlantica forse in crisi di identità ma piuttosto solida dal punto di vista operativo, ed un'Unione Europea ancora orfana di una politica estera, di sicurezza e di difesa comune, e distratta da altre urgenze; dall'altra la spietata consapevolezza che non è più l'Atlantico il centro del mondo - neanche per gli Alleati Atlantici. Forse il vertice di Chicago non riuscirà ad affrontare e risolvere tutta la complessità di questi scenari, ma dovrà almeno porre le basi per affrontarla utilmente in un futuro prossimo, lasciando aperta la porta a riflessioni e decisioni di più lungo periodo.

Articolo pubblicato sul quotidiano Europa sabato 19 maggio 2012

chi sono
Sono nata a Roma il 16 giugno del 1973 da papà toscano (Anghiari, Arezzo) e mamma veneta (Vittorio Veneto, Treviso).
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