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Per la pace

ITALIA IN PRIMA LINEA SU DISARMO E NON PROLIFERAZIONE

25 maggio 2012 permalink 0commenti
Pochi giorni prima del vertice Nato di Chicago, la Camera ha approvato con voto unanime una mozione che impegna il governo italiano ad una posizione chiara e molto avanzata sul disarmo e la non-proliferazione nucleare. Il tema è infatti al centro della Defence and Deterrence Posture Review (Ddpr) che il vertice Nato ha approvato, con decisione consensuale e resa pubblica, dopo che il summit di Lisbona del 2010 aveva lasciato aperto il nodo della ridefinizione degli assetti convenzionali, nucleari e missilistici necessari all'Alleanza per far fronte alla sua missione strategica.

Armi nucleari in Europa
Il vertice di Chicago aveva in realtà un'altra priorità: ridisegnare il profilo dell'alleanza in un contesto globale estremamente complesso e fluido, e farlo in un anno elettorale per Stati Uniti e Francia (dove sono alle spalle le presidenziali, ma non le legislative). Questo ha certamente portato a focalizzare l'attenzione su alcuni passaggi simbolici, che aiutassero a cogliere il senso della strada intrapresa: una Nato sempre più network per la sicurezza globale, sempre meno alleanza esclusivamente militare, sempre più integrata e sostenibile in tempi di crisi economica.

Così, da un'agenda molto densa sono emersi alcuni punti più di altri: la strategia di transizione in Afghanistan da qui al 2014 e nella fase successiva, ancor più delicata; il rilancio di un sistema di partnership sempre più articolato, strategico e globale; l'avvio di 20 progetti di "smart defence" chiamati a razionalizzare gli strumenti alla luce sia delle priorità strategiche, sia delle esigenze di bilancio; l'avvio dello scudo missilistico e la necessità di stemperare le conseguenti tensioni con la Russia, che hanno reso impraticabile il Consiglio Nato-Russia proprio a dieci anni dalla sua nascita a Pratica di Mare.

Il passaggio del vertice che più è rimasto in ombra è quello relativo alla Ddpr. Forse perché se è vero che già la sua approvazione è un successo, è altrettanto vero che sul versante sensibile delle armi nucleari non ci sono sostanziali passi avanti. Non sulla “declaratory policy”; non sulle misure di trasparenza (sarebbe ora di superare la “secrecy policy” del "neither confirm nor deny" che vincola ad una antistorica opacità); non sulla presenza delle armi nucleari tattiche in Europa, se non un vago cenno di apertura per il futuro, in un quadro di reciprocità con la Russia che sarebbe irrealistico negare, ma che rischia di condannare l'Alleanza a mantenere un arsenale costoso, del tutto inutile dal punto di vista militare, e anche pericoloso se si considera il rischio di incidenti, errori o atti terroristici.

Finestra di opportunità
Un documento che indica quindi il mantenimento dello status quo, ma non chiude la porta ad ulteriori revisioni. Era difficile che un vertice "elettorale" ci consegnasse qualcosa di più: troppo forte per l'Obama premio nobel per la pace il rischio di venir additato come un "commander in chief" debole, soprattutto di fronte a una Russia che diserta il summit e mostra il volto nervoso di Putin. Il fatto positivo è che la finestra di opportunità aperta nel 2009 col discorso di Praga non si sia chiusa, e che ci siano margini per un lavoro futuro.

Di questo scenario eravamo consapevoli quando abbiamo deciso di impegnare il governo ad un complesso di posizioni molto avanzate in materia di disarmo e non-proliferazione nucleare. Il fatto che la posizione dell'Italia sia delineata da un atto parlamentare approvato unanimemente e con il favore del governo, rappresenta un’opportunità per giocare un ruolo più determinante sul dossier. L'Italia ha infatti una credibilità consolidata sia rispetto al Trattato di non proliferazione (Tnp) sia sulla "safety and security" nucleare.

Il versante su cui invece ha avuto un profilo più basso, a tratti silenzioso, è stato quello della "posture" nucleare della Nato, in particolare sulla presenza di armi nucleari tattiche americane su territorio europeo (ed italiano), su cui abbiamo scontato un residuo di mentalità da guerra fredda. Per superare questa condizione è utile che questo "anno sabbatico" che le scadenze elettorali internazionali determinano, sia usato per far maturare una posizione chiara, condivisa (tra parti politiche e tra diversi livelli istituzionali competenti) e trasparente, che consenta all'Italia di giocare pienamente il suo ruolo nell'ambito dell'Alleanza, senza fughe solitarie in avanti né atti unilaterali, ma anche senza inutili timidezze.

Priorità dell’Italia
L'impegno dell'Italia è oggi volto ad ottenere, in via consensuale in sede Nato: una “declaratory policy” che indichi come scopo fondamentale delle sue armi nucleari la deterrenza dell'uso di armi nucleari da parte di altri, in linea con Usa e Gran Bretagna; misure di trasparenza rafforzate; un’ulteriore riduzione del numero di armi nucleari tattiche in Europa, per arrivare alla loro eliminazione in tempi certi e rapidi (in particolare, la mozione impegna il governo a sostenere piani concreti, come quello proposto recentemente da Sam Nunn, o la proposta di 45 leader europei promossa dallo European Leadership Network); il rilancio delle attività del Consiglio Nato-Russia.
La mozione impegna inoltre il governo a lavorare per la realizzazione degli impegni presi alla Conferenza di revisione del Tnp nel 2010: l'attuazione del sistema delle “garanzie negative di sicurezza”, l'entrata in vigore del Trattato per la messa al bando delle sperimentazioni, l'avvio di negoziati per la messa al bando della produzione di materiale fissile (Fmct), la realizzazione di una Zona priva di armi di distruzione di massa e dei rispettivi vettori in Medio Oriente, l'adozione universale del protocollo aggiuntivo dell'Aiea, con l'obiettivo di consolidare le capacità ispettive dell'agenzia.
Con questo profilo, e con una maggiore consapevolezza di sé, l’Italia può aiutare l’Alleanza a compiere scelte coraggiose e lungimiranti per il disarmo e la non-proliferazione nucleare.


Articolo pubblicato il 24 maggio 2012 su AffarInternazionali
Sull' Europa

TUTTE LE SFIDE DEL VERTICE NATO

19 maggio 2012 permalink 0commenti

Nei prossimi giorni a Chicago, con il vertice dei Capi di Stato e di governo, la Nato ha un'occasione per affrontare questioni non banali, che riguardano il futuro e l'essenza stessa dell'Alleanza Atlantica. L'agenda è densa, il contesto internazionale fluido e complesso come raramente negli ultimi decenni, e la crisi economica impone scelte che non facciano i conti solo con le priorità strategiche ma anche con esigenze di bilancio sempre più stringenti.

La difesa ai tempi della crisi, l'occidente ai tempi della complessità globale - potrebbe essere questo il sottotitolo del vertice di Chicago.

Sono anni che si parla dell'evoluzione del quadro delle minacce alla sicurezza internazionale, ed il nuovo Concetto Strategico approvato a Lisbona nel 2010 delineava già uno scenario molto differenziato di fattori di rischio - dalla pirateria al terrorismo, dalla proliferazione nucleare fino alle frontiere della cyber-security.

Un contesto in cui la tradizionale dimensione militare della difesa va necessariamente accompagnata da strumenti diversi, più efficaci per prevenire e contrastare minacce che tradizionalmente militari non sono: intelligence; cooperazione civile e sostegno allo sviluppo economico e all'institution building; promozione dei diritti umani e di sistemi giudiziari efficienti; misure di disarmo e non-proliferazione nucleare, messa in sicurezza degli arsenali e creazione di zone libere da armi di distruzione di massa; rafforzamento degli strumenti diplomatici e di governance regionale e globale; investimenti per la cyber-security. Il confine tra operazioni militari e strumenti non militari per garantire la sicurezza internazionale si fa labile, permeabile, confuso: nel bene (la rivincita del soft power sull'hard power, del valore del partenariato sullo scontro di civiltà) e nel male (la confusione di ruoli tra civili e militari nell'ambito delle missioni internazionali, l'uso non sempre lineare dei già miseri fondi per la cooperazione).
In più, risulta ormai del tutto evidente che la distinzione tra operazioni "in area" e "fuori area" è diventata fittizia: se la minaccia è globale, frammentata, delocalizzata, diventa ridicolo ragionare in termini di frontiere nazionali, o anche continentali, perché la dimensione della sicurezza si slega sempre più da quella territoriale, e viaggia sui binari più indeterminati e difficilmente governabili delle dinamiche globali. È, in fondo, la categoria stessa di "fuori area" ad essere saltata. Oggi viviamo in un'unica "area comune", che ci piaccia o no, ed è con questa realtà che dobbiamo fare i conti.

Di fronte a questo scenario, la Nato potrebbe quindi fare dell'appuntamento di Chicago l'occasione per affrontare alcuni dei nodi che sono rimasti irrisolti dopo il vertice di Lisbona. Ci proverà? In parte sí, tenendo però bene a mente che la priorità di questo vertice "elettorale" sarà quella di "andare liscio", "smooth". È il primo vertice Nato che gli Stati Uniti ospitano da 13 anni a questa parte, e non per caso si tiene nella città di un presidente (e del suo quartier generale elettorale) che da premio nobel per la pace non può concedere nessun pretesto ai repubblicani per accusarlo di essere un "commander in chief" debole.

E' il primo vertice Nato di Hollande, che deve da una parte assumere credibilità in un contesto internazionale non facile per un Presidente non solo francese ma anche socialista, e dall'altra non perderne con i suoi elettori, che dovranno votare ancora per lui alle legislative di metà giugno. È il primo vertice Nato dopo il reinsediamento di Putin al Cremlino, e l'assenza di Mosca a Chicago - con la conseguente impossibilità di tenere il Consiglio Nato-Russia - è senz'altro dovuta ad una persistente difficoltà di condivisione del progetto di difesa missilistica, ma non può che essere letta anche come un messaggio di portata più generale sul carattere e sugli orientamenti del "nuovo" presidente, da sempre meno incline di Medvedev ad un dialogo più sereno con gli Stati Uniti (e non sembra estranea a questo messaggio anche la scelta che sia proprio Medvedev a partecipare al G8 di Camp David immediatamente prima del vertice di Chicago).

Sarà anche il primo vertice Nato a fare pienamente i conti con la crisi economica e con i suoi effetti sia sui bilanci degli Stati, sia sulle opinioni pubbliche - e non è un caso che proprio a Chicago si lancino 20 progetti di "Smart Defense" che, al di là di quanto siano realmente nuovi e condivisi, passeranno il messaggio della razionalizzazione ed ottimizzazione delle risorse. Sarà quindi senz'altro un vertice dominato dalle esigenze interne di molti dei suoi protagonisti, con la conseguente necessità di posticipare le decisioni più problematiche - come nel caso dell'approvazione della Defense and Deterrence Posture Review, che se pure porterà la Nato a fare qualche passo avanti sulla via della revisione della sua politica nucleare, non ne scioglierà certamente tutti i nodi.

Sarà però impossibile, anche in questo anno elettorale, ignorare la portata delle sfide che questo tempo porta con sé. Non è un caso infatti che proprio quello di Chicago sia il vertice Nato più affollato, con la partecipazione, accanto ai 28 paesi membri, di partner che hanno partecipato o partecipano a missioni congiunte, per un totale di 53 Capi di Stato e di governo - un potenziale passo verso la trasformazione dell'Alleanza Atlantica in vero e proprio hub di reti di partnership globali.

E sarà l'ultimo vertice Nato ad occuparsi della priorità Afghanistan, tenendo insieme rassicurazioni di non abbandono del paese a se stesso (rafforzate dalla stipula di accordi bilaterali di lungo periodo, ma minate dal grido di allarme di donne ed attivisti per i diritti umani in Afghanistan), e voglia di mettere fine il più rapidamente possibile alla dimensione strettamente militare dell'intervento - cosa che oggi, con il 75% della popolazione sotto il controllo delle forze di sicurezza afghane, appare non solo possibile ma anche necessaria ed urgente. Sullo sfondo, da una parte il tema delle relazioni tra un'Alleanza Atlantica forse in crisi di identità ma piuttosto solida dal punto di vista operativo, ed un'Unione Europea ancora orfana di una politica estera, di sicurezza e di difesa comune, e distratta da altre urgenze; dall'altra la spietata consapevolezza che non è più l'Atlantico il centro del mondo - neanche per gli Alleati Atlantici. Forse il vertice di Chicago non riuscirà ad affrontare e risolvere tutta la complessità di questi scenari, ma dovrà almeno porre le basi per affrontarla utilmente in un futuro prossimo, lasciando aperta la porta a riflessioni e decisioni di più lungo periodo.

Articolo pubblicato sul quotidiano Europa sabato 19 maggio 2012

Per la pace

VERTICE NATO: APPELLO EUROPEO PER DISARMO, ORA PASSI CONCRETI PER ELIMINAZIONE ARMI NUCLEARI TATTICHE IN EUROPA

18 maggio 2012 permalink 0commenti

Alla vigilia del vertice NATO di Chicago del prossimo 20 e 21 maggio, 45 personalità europee, ex premier e ministri, politici, militari e diplomatici, raccolti dal network internazionale ELN (European Leadership Network Multilateral Nuclear Disarmament and Non-Proliferation - www.europeanleadershipnetwork.org) hanno sottoscritto e diffuso oggi un appello per sollecitare i leader dell’Alleanza Atlantica a compiere concreti e coraggiosi passi in avanti in materia di disarmo e non proliferazione nucleare, approvando una “Defence and Deterrence Posture Review” (DDPR) che riduca i rischi nucleari in Europa e rafforzi le capacità di difesa della NATO di fronte alle nuove minacce globali del 21° secolo.

La NATO si è impegnata al Vertice di Lisbona nel 2010 a lavorare per creare le condizioni di un mondo senza armi nucleari e, tuttavia, continua a dispiegare le armi nucleari tattiche in Europa a distanza di vent’anni dalla fine della Guerra fredda.

Il vertice di Chicago può rappresentare un’importante occasione per iniziare a cambiare direzione, ripensando e rilanciando, in uno scenario internazionale completamente modificato, i principi su cui si basa l’Alleanza.

In particolare, in materia di disarmo e di controllo degli armamenti, l’appello sollecita: un taglio immediato del 50 per cento delle armi nucleari non strategiche presenti in Europa; un aumento negoziato dei tempi di allarme e di decisione di natura politica e militare relativi alle armi nucleari, limitando così  il timore della prospettiva di uno «short warning» rispetto ad un attacco convenzionale; un cambio della “declaratory policy” della NATO, affermando che il ruolo fondamentale delle armi nucleari è la deterrenza dell'uso di armi nucleari da parte di altri.

L’appello sollecita inoltre: una maggiore attenzione per i progetti di cooperazione regionale in materia di difesa convenzionale, per assicurare credibilità alla deterrenza collettiva della NATO nel quadro di una riduzione e di un uso più efficiente delle risorse disponibili; la previsione di un progressivo ritiro delle armi nucleari tattiche presenti in Europa entro i prossimi 5 anni nel quadro di scelte bilanciate e ulteriori riduzioni degli armamenti anche da parte russa; il rilancio di un dialogo approfondito tra NATO e Federazione Russa in materia di sicurezza e difesa euro-atlantica.

L’appello europeo è sottoscritto, tra gli altri, da Javier Solana, Michel Rocard, Massimo D’Alema, Gro Harlem Brundtland, Ana Palacio, Des Browne, Arturo Parisi, Giorgio La Malfa, Federica Mogherini, Margherita Boniver, Carlo Trezza, Giancarlo Aragona, Francesco Calogero e Carlo Schaerf.

“E' un appello che rivolgiamo ai leader dei paesi della NATO, affinché il vertice di Chicago non sia un’occasione persa. Oggi si possono fare nuovi, concreti passi in avanti in materia di disarmo e di non proliferazione nucleare. Sta ai leader riuniti a Chicago compiere le scelte che consentano di non perdere questa occasione. Il livello ed il numero di sottoscrittori di questo appello è un segnale importante, che segue il pronunciamento del Parlamento italiano di pochi giorni fa, quando è stata approvata all’unanimità una mozione che impegna il Governo Monti proprio su obiettivi analoghi.

Ora ci auguriamo che questo appello non cada nel vuoto: ci sono le condizioni per rilanciare il ruolo globale dell’Alleanza Atlantica, assicurando allo stesso tempo la riduzione dei rischi nucleari in Europa e l’adozione di misure concrete nella direzione più generale di un mondo libero da armi nucleari”.

E’ quanto dichiara Federica Mogherini, deputata, responsabile PD globalizzazione e membro del gruppo italiano dell'ELN – European Leadership Network for Multilateral Nuclear Disarmament and Non-Proliferation.

Quì puoi leggere il testo dell'appello dell'ELN in vista del Vertice NATO di Chicago.


Per la pace

DISARMO NUCLEARE: BENE VOTO UNANIME SU MOZIONE, ORA ITALIA PIÙ FORTE IN VISTA VERTICE NATO CHICAGO

15 maggio 2012 permalink 0commenti

“Il voto con cui oggi il Parlamento ha approvato, all’unanimità, la mozione a mia prima firma sui temi del disarmo e della non proliferazione nucleare rappresenta un passaggio molto importante in vista del prossimo vertice NATO di Chicago, perché impegna con forza il Governo su posizioni molto concrete, precise e avanzate in materia.
Nonostante appaia oggi evidente che il summit dell’Alleanza Atlantica si concentrerà in particolare sui temi della transizione in Afghanistan e dell'avvio dello scudo missilistico, la questione delle armi nucleari e del loro ruolo strategico sarà comunque affrontata con l'adozione della Defense and Deterrence Posture Review, ed è importante che l’Italia possa concorrere a questo confronto con una posizione chiara e univoca a sostegno di passi concreti nella direzione del disarmo e della non proliferazione nella prospettiva di un mondo libero da armi nucleari.
In particolare, la mozione approvata oggi impegna il Governo a sostenere l'assunzione di una «declaratory policy» della NATO, in linea con quelle di USA e Gran Bretagna, che indichi come scopo fondamentale delle sue armi nucleari la deterrenza dell'uso di armi nucleari da parte di altri e che incoraggi contestualmente la riduzione del ruolo degli arsenali tattici per la deterrenza nucleare.
La mozione impegna inoltre l’Italia a sostenere l’adozione di misure di trasparenza da parte dell’Alleanza Atlantica in materia di arsenali nucleari e l'ulteriore riduzione del numero di armi nucleari tattiche presenti sul territorio europeo, anche sostenendo piani dettagliati e concreti che prevedano il loro rientro in territorio statunitense, fino ad arrivare in tempi certi alla loro totale eliminazione. E' ormai infatti del tutto evidente che le armi nucleari tattiche presenti in Europa non sono più necessarie a garantire la sicurezza del continente, ma anzi possono rappresentare un rischio rispetto alle condizioni di sicurezza da garantire nei siti in cui sono conservate, e comportano un costo significativo e non più utile, tanto più in tempi di austerità e di tagli di bilancio al comparto difesa.
La mozione sollecita infine il Governo a rilanciare il dialogo tra la NATO e la Federazione Russa in materia di sicurezza Euro-Atlantica per consolidare la fiducia reciproca e favorire l'adozione di misure di riduzione ulteriore dello stato di operatività dei sistemi di arma nucleare; a contribuire alla piena realizzazione degli impegni assunti a conclusione della Conferenza di revisione del Trattato di non proliferazione del maggio 2010, in particolare rispetto alla formazione di una zona libera da armi di distruzione di massa in Medio Oriente; a promuovere la formazione professionale dei funzionari diplomatici e degli ufficiali delle Forze Armate sulle materia del disarmo, della non proliferazione e del controllo degli armamenti.
Si tratta di orientamenti fondamentali per definire il profilo con cui il nostro paese contribuirà alle decisioni che verranno prese al vertice di Chicago, ed il fatto che l'aula della Camera le abbia approvate all'unanimità può dare all'azione del governo, in quella sede, una forza ancora maggiore per raggiungere l'obiettivo, condiviso, di lavorare concretamente per liberare il mondo dalla minaccia nucleare”.
E’ quanto dichiara Federica Mogherini, deputata PD e responsabile PD globalizzazione.

Attività parlamentare

MOZIONE SU DISARMO E NON PROLIFERAZIONE NUCLEARE IN VISTA DEL VERTICE NATO

2 aprile 2012 permalink 0commenti
 

Questo è il mio intervento in Aula per illustrare la mozione su disarmo e non proliferazione nucleare in vista del vertice NATO di Chicago.
Per la pace

DISARMO NUCLEARE: MOZIONE ALLA CAMERA, L’ITALIA SI IMPEGNI PER UN MONDO SENZA ARMI NUCLEARI

27 marzo 2012 permalink 0commenti

L'Italia spinga per "un mondo senza armi nucleari". Una mozione depositata ieri alla Camera dei Deputati da un nutrito gruppo di deputati democratici - il primo nome è Federica Mogherini - ma firmata anche da Margherita Boniver del Pdl e Giorgio La Malfa del Gruppo Misto - Liberaldemocratici - Maie, impegna il Governo "a svolgere un ruolo attivo a sostegno delle misure di disarmo e di non proliferazione nucleare in tutte le sedi internazionali proprie". Il testo chiede anche, in vista del prossimo vertice Nato di maggio a Chicago, misure di trasparenza fino ad annunciare "il numero esatto delle armi nucleari tattiche presenti in Europa e i paesi che le ospitano, in coerenza con la politica più trasparente in materia di arsenali nucleari adottata con la recente 'Nuclear Posture Review' degli Usa e approvata dal nuovo Concetto Strategico della Nato". L'atto impegna poi il Governo "a promuovere l'educazione al disarmo nel quadro delle Nazioni Unite, dell'Unione Europea e sul piano nazionale con particolare riferimento, in quest'ultimo caso, alla formazione professionale dei funzionari diplomatici e degli ufficiali delle Forze Armate".

Diario americano

IMPRESSIONI AMERICANE

7 settembre 2009 permalink 0commenti
Sono stata qualche giorno in America, a Chicago. L’ultima volta che ero andata era dicembre, Obama non si era ancora insediato e la crisi era il tema che si iniziava ad imporre nelle vite delle persone e nell’agenda politica. Erano le due novità, seppure di segno molto diverso – ed in qualche modo c’era la speranza che una contribuisse ad allontanare l’altra.

Andando nella città del Presidente, mi aspettavo di trovare almeno in parte quell’entusiasmo e quella retorica obamiana che nei mesi ed anni scorsi erano stati ineludibili della politica e della comunicazione americana. Invece, no. Niente gadget. Difficile persino identificare la sua casa, in un quartiere che non ha altre attrazioni “turistiche” e che sarebbe stato logico aspettarsi avrebbe fatto della casa presidenziale un richiamo, una fonte di curiosità, o se non altro di banale guadagno – le foto, i souvenir, tutto ciò che è stupido ed inutile ma illude ogni singolo visitatore di avere in tasca un piccolo ricordo della storia. E invece niente. Giusto una macchina della polizia a sbarrare la strada, proprio come davanti alla sinagoga lì accanto.

E’ come se la febbre fosse passata, e l’entusiasmo avesse lasciato il posto ad un cauto, più razionale e decisamente più contenuto ottimismo. Tra la crisi ed Obama, ho avuto l’impressione che gli americani scommetterebbero ancora su Obama – che sia lui a riuscire a gestirla, piuttosto che lei ad affossarlo – ma vedono forse oggi meglio tutte le difficoltà, le salite, anche i possibili errori o le battute d’arresto che il Presidente potrà incontrare. Non è più un mito, ma un uomo. Ed ha di fronte a se non più una "novità", ma una crisi economica che ha ormai prodotto i suoi frutti - disoccupazione a livelli da record, case in svendita ovunque, per la prima volta emigrazione dalle zone più ricche in cerca di condizioni di vita più economiche... Il rischio è che il sogno americano non solo si fermi, ma faccia marcia indietro. La paura che torna a sommergere la speranza.

La vera differenza, l’ho percepita rispetto agli afroamericani. Forse perché Chicago è la città degli Obama – di Michelle prima di tutto. Forse perché è un luogo di integrazione da ormai diversi anni. O forse la differenza stava nei miei occhi, nel mio sguardo, e in quello di tanti altri bianchi anglosassoni. L’impressione di un nuovo orgoglio nero, di un nuovo e più fiero senso di cittadinanza, di appartenenza, di essere “veri americani” e non “una minoranza”. Certo, questo nel centro di Chicago, nei quartieri ricchi della Gold Coast e in quelli residenziali attorno all’Università, perfettamente integrati e un po’ radical chic. Non è certo la stessa cosa se si fa un giro nei quartieri solo neri del sud di Chicago, dove il colore della pelle è anche condizione economica, e sociale, disagiata, marginalità. Ma forse è un inizio contagioso, quello sguardo sicuro e bello negli occhi degli afroamericani che, proprio come il Presidente, ce l’hanno fatta.

Come sempre quando vado in America, ovunque in America, ci sono le grandi e le piccole stupide cose che invidio, che vorrei anche qui – o che mi portano a pensare che vivrei bene lì. E, insieme, quelle che detesto, che non vorrei vedere, che fanno male.

Le piccole stupide cose. Gli autobus non inquinanti che “si inchinano” per far salire e scendere le persone anziane, un sistema molto banale e molto efficace per far pagare a tutti il biglietto, ed un altrettanto semplice meccanismo per trasportare le biciclette. Il cibo di tutte le parti del mondo. I supermercati enormi dove di ogni cosa puoi trovarne 10 tipi diversi. La gente che per strada ti chiede se hai bisogno di indicazioni. La musica (questa forse è una grande cosa). I musei aperti gratis almeno una volta a settimana. I supermercati aperti 24 ore su 24 e 7 giorni su 7. I pic nic (e l’attrezzatura per i pic nic) nei parchi, la voglia di vivere gli spazi pubblici. Gli spazi aperti, anche nelle grandi città, la grandezza di tutto – i grattacieli, il lago.

Le grandi cose. Il senso di eguaglianza fondato sul lavoro duro e la responsabilità individuale. Il rispetto delle regole. L’apertura al cambiamento. Quello spirito rivolto al futuro che ha reso possibile che Obama diventasse Presidente. A volte in Italia ci si chiede se avremo mai un Obama. Ma non ce ne faremo mai niente di un Obama, finchè non ci sarà una società in grado di “riconoscerlo” e sostenerlo. Un piccolo esempio: di domenica, sono andata a sentire la messa nella chiesa presbiteriana del centro. Il sermone aveva come tema il cambiamento: le regole (anche quelle religiose) sono immutabili o possono cambiare? Dio non si aspetta forse dall’uomo, che ama così tanto, qualcosa di più che semplice e passiva obbedienza – ovvero che eserciti fino in fondo la sua responsabilità, compiendo scelte individuali e giuste nelle situazioni che la vita gli pone davanti? E le situazioni della vita non cambiano sempre, non rendono ogni scelta una scelta nuova, quindi aperta al cambiamento, e le regole fissate in passato non sono sempre un po' inadeguate di fronte alle scelte nuove? La conclusione era un convinto sostegno al riconoscimento delle unioni omosessuali. Ecco, questa è l’America.

O dovrei dire anche questa, è l’America. Perché poi ci sono quelle piccole e grandi cose che te la fanno odiare. Il negozio di bambole dove ogni bambina crea il suo clone, si vestono uguali, lo porta dal parrucchiere (vero, pagandolo con soldi veri), ed in ospedale (anche questo “vero”, per cui presumo ci voglia un’assicurazione vera). Le feste di compleanno per cani nei ristoranti di lusso, in cui servono bistecche a forma di osso per i festeggiati in cappottino di pelliccia, e palloncini a forma di cane. Cenare in un qualsiasi family restaurant e vedere che il tizio seduto nel tavolo accanto al tuo ha una pistola infilata nella cintura. E le mamme sole che trascinano i propri piccoli sempre addormentati da un autobus all’altro, da una metro all’altra, per farli stare seduti in un posto caldo e riparato – gli leggi la disperazione negli occhi.

Ma poi torni in Italia. E provi a riprendere faticosamente il filo di quello che succede in questo nostro strano paese, dove tutti vorrebbero cambiare tutto e tutto resta sempre uguale…

Agenda

LA NOTTE PIU' LUNGA PER ME INIZIERA' SU LA7

3 novembre 2008 permalink 1commenti
Domani sera comincia la maratona. Saranno ore di attesa, emozionanti ed estenuanti. Obama parlera' da Chicago non prima delle 10 di sera, che in Italia saranno le 5. E solo se il quadro sara' chiaro. Ci sara' da soffrire, da sperare, da lasciar passare i minuti e le ore attaccati alle proiezioni, ai numeri, alle bandierine rosse e blu. Cercando di tenere a bada l'ansia (se si perde stavolta ci si puo' pure rinunciare, e ritirarsi a vita privata), e dire ed ascoltare qualcosa di intelligente.

Per me, la notte piu' lunga iniziera' alle 23.30, in diretta su La7. Finito li', il resto della nottata sara' a Piazza di Pietra a Roma insieme al PD, per poi raggiungere i miei amici Democrats americani in Italia - magari per festeggiare con una American breakfast...

Cross fingers!
chi sono
Sono nata a Roma il 16 giugno del 1973 da papà toscano (Anghiari, Arezzo) e mamma veneta (Vittorio Veneto, Treviso).
contatti mail: mogherini_f@camera.it
tel: 06.67605348
Fax: 06.67605726
Indirizzo: Camera dei Deputati, Piazza S. Claudio 166 - 00186 Roma


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