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OGGI IL G20 LAVORO IN MESSICO. OCCUPAZIONE, PERCHÉ UN PIANO SU SCALA GLOBALE

17 maggio 2012 permalink 0commenti

Si apre oggi in Messico un vertice dei ministri del Lavoro del G20 chiamato a fare i conti con i drammatici effetti occupazionali della crisi economica. Dal 2008 ad oggi ci sono 27 milioni di disoccupati in più nel mondo, e l'ILO stima che sarebbero necessari 21 milioni di nuovi posti di lavoro ogni anno, per riuscire a tornare nel 2015 al livello di occupazione precedente alla crisi. A questi dati si devono aggiungere quelli relativi la lavoro nero e alla precarietà, soprattutto per giovani e donne. E' evidente che l'epicentro della crisi, e dei suoi effetti, sia in Europa; tuttavia, lo tsunami é globale, e per arginarlo sarà certo necessario, ma forse non sufficiente, che l'Europa faccia i suoi compiti a casa. La crisi ci consegna l'urgenza di trovare forme di raccordo delle politiche che vadano molto oltre i livelli nazionali e regionali, e che non siano solo passaggi di condivisione di esperienze o di obiettivi generici: servono luoghi capaci di impegnare a scelte comuni, vincolanti e verificabili, concrete. Vertici che potevano apparire fino a qualche anno fa inutili o addirittura illegittimi, sono oggi con tutta evidenza strumenti preziosi, indispensabili per trovare la via d'uscita comune da problemi globali. Non va quindi sprecata l'occasione. Il G20 Lavoro di questi giorni dovrà avanzare proposte concrete per aumentare e migliorare l'occupazione su scala mondiale: il lancio e l'adeguato finanziamento di un piano per il lavoro dei giovani; l'introduzione di livelli minimi di tutela sociale ed il rafforzamento dei diritti del lavoro e del dialogo sociale; misure per la riduzione delle disuguaglianze di reddito; piani per investimenti eco-compatibili da portare al prossimo vertice di Rio+20. L'Italia dovrà contribuire a stilare questa agenda e, soprattutto, dovrà lavorare perché venga rinnovato l'impegno a fare della creazione di buona occupazione la priorità del G20, confermando la Task Force nata qualche mese fa, ma soprattutto mettendo a punto strumenti efficaci per attuare concretamente gli impegni presi dai Capi di Stato e di governo in occasione dei Summit del G20. Il nodo centrale infatti resta questo: da una parte, dare seguito concreto agli impegni presi; dall'altra assicurare la coerenza delle politiche, scongiurando il rischio (fin qui puntualmente verificatosi) che quel che si decide ad un tavolo venga contraddetto dalle decisioni prese ad un altro. Questo rischio è particolarmente evidente per le politiche occupazionali, che restano buone intenzioni se non vengono sostenute da scelte di politica economica e finanziaria conseguenti. Le vicende italiane ed europee ci insegnano fin troppo bene quanto sia velleitario pensare di poter risolvere il problema occupazionale, in condizioni difficili di austerità, nel vuoto di misure per la crescita. Per questo, andrebbe sostenuta con convinzione, e ci aspettiamo che l'Italia lo faccia, la proposta di istituire vertici congiunti, in sede G20, dei ministri del Lavoro con quelli dell'Economia. Perché l'unico modo per dare efficacia alle misure per la creazione di buona occupazione, di cui abbiamo un drammatico bisogno, è coordinarle con le scelte di politica economica su scala globale.

Articolo pubblicato su L'Unità giovedì 17 maggio 2012


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Per la pace

UN PESSIMO INIZIO

13 gennaio 2009 permalink 8commenti
Un inizio d’anno non tra i più felici, non c’è che dire.

Da Gaza arrivano notizie di una guerra nuova, diversa da quelle a cui sembriamo essere ormai assuefatti, rassegnati. Un numero enorme di vittime, per lo più “civili”, in un luogo che è un non-Stato, privo di quella per noi naturale separazione tra istituzioni, politica, società. Privo di luoghi riparati, privo di diritti. Dove è difficile dire chi è soldato e chi è bambino. Dove è difficile capire chi vince e chi perde, l’unica linea che marca la vittoria pare essere la fortuna di sopravvivere. Al momento, mi pare che una vittima certa ci sia già: l’ANP, Fatah. Privata della rappresentanza politica e mediatica del popolo palestinese, e della possibilità di negoziare alcunché, non ha più quasi ragion d’essere, se non il premio di consolazione di poter dire ai palestinesi di Cisgiordania che ha evitato loro il tormento che i parenti di Gaza stanno vivendo. Come sempre, quando parlano le armi e la gente muore, si rafforzano le fazioni armate, i discorsi di guerra, di odio. Per la prima volta da decenni il conflitto non ha più al centro il territorio, la creazione di uno Stato palestinese, i confini o l’acqua, ma il riconoscimento reciproco, il diritto all’esistenza. E per la prima volta è esplicita la frammentazione del quadro: le parti non sono due, tutto è evidentemente più complesso.

Le responsabilità, ad oggi, sono ovunque, e trovo sterile litigare su chi ne abbia di più (Hamas, Israele, Fatah, la comunità internazionale, i paesi arabi, l’Iran e la Siria, gli Stati Uniti, l’Europa, l’ONU, l’opinione pubblica…). Questa è la cosa che mi mette più tristezza: vedere gli scontri estendersi all’Europa, le tifoserie accendersi - noi che siamo qui, lontani dalla morte, lontani dalla paura, al sicuro. E’ il virus dello scontro di civiltà che si diffonde, che confonde. In cambio di una parte con cui stare, di un’identità certa, sembriamo essere pronti a dar via quel poco di razionalità che era (forse) rimasta. Mi auguro che da martedì prossimo gli Stati Uniti giochino un ruolo positivo nel conflitto, perché non vedo come lo si possa risolvere altrimenti. Nel nostro piccolo, possiamo coltivare la razionalità, sfuggire alla tentazione della tifoseria, sostenere le ragioni e le vie della pace. Io sarò ad Assisi, sabato, alla manifestazione della Tavola della Pace.

Rientrata da 15 giorni di Messico (Chiapas, siti Maya ed un po’ di mare) la lettura delle pagine politiche dei quotidiani italiani mi ha fatto venire una gran voglia di ripartire all’istante. Ristiamo alla costituente di centro…?! Che poi si allea con la sinistra riformista…?! E al mantra sul “rifondare il PD”, “rilanciare il progetto”, “coinvolgere le personalità”…?! Inizio ad avere seri dubbi sull’adeguatezza di un’intera generazione di “personalità” ad incarnare e realizzare un progetto politico che evidentemente non sta nelle sue corde. E temo che l’inadeguatezza delle persone faccia naufragare un grande progetto politico, trascinandolo a fondo. Qui non stiamo parlando dell’ennesima forma della infinita transizione del sistema politico e partitico italiano. E neanche della scialuppa di salvataggio di qualcuno. Ma dello strumento nato (e generato mi auguro consapevolmente) per far vivere la partecipazione politica progressista in questo secolo, dopo che quello passato è finito. FINITO.

Nel frattempo, il governo si accinge a mettere l’ennesima fiducia su un Decreto anti-crisi che non inciderà in alcun modo sulla crisi, con risorse ridicole (2,5 miliardi) e misure inadeguate. Rifondazione smette di rifondarsi e si sfonda, tra una settimana si insedia Obama, ed io lavoro sul Decreto di rifinanziamento delle missioni internazionali…

Buon anno.

chi sono
Sono nata a Roma il 16 giugno del 1973 da papà toscano (Anghiari, Arezzo) e mamma veneta (Vittorio Veneto, Treviso).
contatti mail: mogherini_f@camera.it
tel: 06.67605348
Fax: 06.67605726
Indirizzo: Camera dei Deputati, Piazza S. Claudio 166 - 00186 Roma


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