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federica mogherini
Per la pace

UNA SPERANZA DA SEOUL

28 marzo 2012 permalink 0commenti

Bene ha fatto Monti a confermare, pur nel pieno della tempesta sulla riforma del mercato del lavoro, il suo viaggio in Asia. Non solo e non tanto perché ora la discussione della riforma spetta al parlamento, ed alla sua capacità di apportare le necessarie modifiche. Ma soprattutto perché questo viaggio offre all’Italia l’opportunità di riuscire in tre obiettivi strategici per il nostro paese.
La prima missione, quella più evidente, è senza dubbio quel road show, mix di promozione del “sistema paese” e ricerca di investimenti diretti che, se fatto in una parte del mondo che come il Nordest asiatico conosce tassi di crescita impressionanti e ha il buon senso di proiettare i propri investimenti sul lungo periodo, può avere effetti positivi dirompenti per la nostra economia reale. Cosa prioritaria, di questi tempi.
La seconda missione è legata al profilo internazionale del nostro paese. Dopo il sospiro di sollievo che l’uscita di scena di Berlusconi ha provocato nei nostri interlocutori in ogni angolo del mondo, serve consolidare la ritrovata credibilità italiana attraverso una fitta rete di relazioni politiche e diplomatiche ed un’affidabile presenza dell’Italia nelle sedi multilaterali. Da questo punto di vista, il summit di Seoul sulla sicurezza nucleare ha offerto all’Italia l’opportunità preziosa di tenere incontri bilaterali al più alto livello, e di portare contestualmente in una sede multilaterale importante la propria posizione su temi cruciali per la sicurezza del pianeta.
E qui veniamo alla terza missione, meno evidente al grande pubblico ma non per questo meno importante: dare all’Italia un profilo netto nell’impegno per il disarmo e la non-proliferazione nucleare, contribuendo al raggiungimento dell’obiettivo del global zero, l’eliminazione totale della minaccia delle armi nucleari in un futuro non troppo lontano. Il summit di Seoul ha avuto certamente i suoi limiti e le sue contraddizioni, prima fra tutte la finzione di tenere fuori dall’agenda ufficiale dei lavori il tema del disarmo e della non-proliferazione, circoscrivendo l’ordine del giorno alla safety & security relative al rischio di incidenti in ambito di uso civile e di accesso da parte di singoli, gruppi o organizzazioni terroristiche a materiale utilizzabile per attentati o “bombe sporche”.
Questa impostazione, già sperimentata nel primo summit sulla sicurezza nucleare di Washington del 2010, aveva allora la funzione di coinvolgere, alla vigilia di una conferenza di riesame del Trattato di non proliferazione dall’esito incerto, paesi chiave che a quel processo non avrebbero partecipato.
Oggi, tenere il secondo summit a Seoul, nel cuore delle tensioni con Pyongyang, nel momento in cui il regime Nordcoreano è nel pieno di una complicata transizione che lo porta ad oscillare tra segnali di buona volontà e minacce di nuovi impianti missilistici, parlare di nucleare schivando il tema della non-proliferazione e del disarmo appare vagamente surreale. Ed infatti, il tema è stato ampiamente al centro delle conversazioni bilaterali. Nonostante questo limite, peraltro aggirato, il vertice di Seoul ha avuto una portata simbolica e politica fondamentale: è stata l’occasione per tenere aperta quella finestra di opportunità che Obama aveva splendidamente aperto con il discorso di Praga del 2009 e che, dopo i risultati del 2010 (la firma del nuovo trattato Start tra Usa e Russia, il successo della conferenza di riesame del Trattato di non proliferazione, il varo di una nuova nuclear posture negli Stati Uniti) rischia ora di chiudersi. Il 2011 è stato un anno tiepido, proprio mentre la vicenda dell’Iran e della Corea del Nord avrebbero richiesto alle potenze nucleari quella coerenza sul disarmo che sola dà forza e legittimità necessarie a guidare una dissuasione efficace.
Il 2012, anno di transizione elettorale o di leadership in tutti i paesi chiave (Usa, Russia, Cina, Francia, le due Coree), può diventare l’attesa del rilancio dei processi di disarmo e non-proliferazione, o al contrario segnare la chiusura di una stagione di speranza e di pace. Per questo, la riuscita del summit di Seoul - segnata dalla partecipazione di un numero impressionante di capi di governo e dal consenso sulla dichiarazione finale, e non offuscata dalle mediazioni raggiunte sul testo – è stato un passaggio fondamentale: perché segnala l’intenzione della comunità internazionale di confermare la volontà politica di percorrere la strada del disarmo, di non chiudere quella finestra di opportunità.
Come questa intenzione si tradurrà in scelte concrete sarà più chiaro nei prossimi mesi: già al prossimo G8 Obama potrebbe proporre alla Russia un nuovo pacchetto di riduzione delle testate, con qualche significativa novità anche sulle armi nucleari tattiche presenti in Europa (ed ospitate anche in Italia). Poi, il vertice Nato di Chicago dovrà adottare una Defence and deterrence posture review che definisca la dottrina dell’Alleanza in merito al ruolo delle armi nucleari, ed il destino di quelle armi nucleari tattiche americane presenti in Europa che non svolgono più alcun ruolo militare e rappresentano ormai solo un inutile e pericoloso retaggio della guerra fredda. Quale sarà la posizione italiana in quella sede è questione niente affatto irrilevante ed ancora da definire.
Il nostro paese, da sempre convinto sostenitore dell’opzione zero, negli ultimi anni è stato invece più che timido su questo dossier, in sede Nato. La missione di Monti in Asia, nella sua tappa coreana, può essere la premessa per un profilo dell’Italia più netto a sostegno dei processi di disarmo e non-proliferazione in cui molti nel mondo – a cominciare dall’amministrazione Obama – sono giustamente impegnati.

Articolo pubblicato sul quotidiano Europa mercoledì 28 marzo 2012

Per la pace

NUCLEARE: A SEUL FARE PASSI AVANTI SU CONTROLLO MATERIALE FISSILE PER DISARMO E NON PROLIFERAZIONE

17 gennaio 2012 permalink 0commenti

"La conferenza che si è conclusa oggi a New Delhi, preparatoria del Summit sulla Sicurezza Nucleare che si terrà a Seoul nel marzo prossimo, conferma quanta strada ci sia ancora da fare nella direzione del disarmo e della non proliferazione nucleare.

Per scongiurare i rischi di proliferazione ed accelerare il processo di disarmo è essenziale aumentare il livello di verifica, sicurezza e fiducia reciproca, realizzando, tra le altre cose, un efficace meccanismo di controllo internazionale sulla produzione, sulla conservazione e sul commercio di materiale fissile, necessario per la realizzazione di armi nucleari.

La speranza è che il vertice di Seoul possa, su questo punto, giungere a decisioni condivise della comunità internazionale, tanto più necessarie e urgenti alla luce dei recenti sviluppi critici e dei tanti interrogativi ancora aperti sui programmi nucleari in Iran e in Corea del Nord.

Sarà importante che anche l’Italia porti il suo contributo, sollecitando in ogni sede internazionale scelte concrete per dare piena ed universale attuazione al trattato di non proliferazione, rendendo più vicino il traguardo di un mondo libero dalla minaccia delle armi nucleari".

E' quanto dichiara Federica Mogherini, deputata PD e responsabile globalizzazione PD.

chi sono
Sono nata a Roma il 16 giugno del 1973 da papà toscano (Anghiari, Arezzo) e mamma veneta (Vittorio Veneto, Treviso).
contatti mail: mogherini_f@camera.it
tel: 06.67605348
Fax: 06.67605726
Indirizzo: Camera dei Deputati, Piazza S. Claudio 166 - 00186 Roma


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