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federica mogherini
Sull' Europa

SULLA CRISI DELLA DEMOCRAZIA IN EUROPA

28 giugno 2012 permalink 0commenti
Il mio intervento di ieri in aula all'assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa, a Strasburgo, sulla crisi della democrazia in Europa:

2012 ORDINARY SESSION

PARLIAMENTARY ASSEMBLY OF THE COUNCIL OF EUROPE

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(Third part)

REPORT

Twenty-third Sitting

Wednesday 27 June 2012 at 10 a.m.

3. Joint debate – Democracy at risk: the role of citizens and of the State today: (i) The crisis of democracy and the role of the state in today’s Europe; (ii) The portrayal of migrants and refugees during election campaigns

Ms MOGHERINI REBESANI (Italy) – All around Europe, there are two paradoxes facing our democracies. On the one side, globalisation and the financial crisis have unveiled the urgent and absolute need for global political action. A couple of decades ago, we used to say that we should think globally and act locally. It is now clear to everybody that this is not enough: we have to think globally but act locally and globally as well. We need global levels of institutional co-operation and global political actors – although I should say that civil society, youth movements and international non-governmental organisations sometimes seem far more ready to act in this way than political parties. On the other side of the paradox, opinion polls and electoral trends show that people seem to be afraid of delegating national sovereignty – look at the European Union debate. There has also been an increase in populist discourse and localist movements, yet often, those citizens who declare that globalisation is the context in which politics should take place are the same ones who vote for localist parties or movements.

In these times of economic crisis, we are facing conditions where political leaders and parties know exactly what should be done. Let us take the example of immigration. We all know very well that immigration is not only unstoppable but necessary, if we want our economies and welfare systems to be sustainable. On the other side, we have to win elections, and sometimes long-term and global thinking is compromised by the short-term electoral message. This is the second paradox that we are facing in our democracies. I will put it in a brutal way: has democracy become part of the problem rather than part of the solution? This is the implication when you look at Greece – or, sometimes, at Italy. Our elections are a time of problems rather than a time of participation.

The answer is to open up participation. On the one side, we need a different kind of participation – earlier, someone talked about horizontal or interactive participation – but on the other side, we need to exercise responsibility, as was mentioned just now. Electorates ask political parties to take responsibility, speak the truth and deliver results. This is what we have to do. The only solution is transparency in politics and institutions, and opening up political parties, making them effective and efficient instruments for participation, at the service of their communities and countries through delivering results. Only in this way will we save our democracies from these paradoxes.


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permalink | inviato da BlogMog il 28/6/2012 alle 13:32 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Democratica

L'ESERCIZIO DEL POTERE

27 maggio 2009 permalink 5commenti
Sono a casa con l’influenza. Che non sia suina non e’ detto: non sono stata in Messico di recente, ma qualcuno mi ha fatto notare che di maiali (forse malati) e’ pieno il parlamento - poi c’e’ la porcata della legge elettorale, ma quella e’ un’altra storia (o forse no).

Dopo i capponi e i tacchini, i maiali. E quando ti chiamano Onorevole, almeno da Roma in su, suona piu’ come un insulto che come il riconoscimento di uno status. Ma e’ ovvio che sia cosi’: se i parlamentari sono nominati dai capi di partito, ed a loro devono infinita riconoscenza e quindi obbedienza, nonche’ la speranza di essere rieletti, non rappresentano piu’ il popolo ma sono la fotocopia sbiadita del leader; non rispondono a chi li ha eletti ma a chi li ha nominati; non lavorano per risolvere i problemi dei cittadini ma quelli del capo (forse quindi e’ inevitabile, che una legge porcata porti in Parlamento dei maiali).

Il Parlamento e’ lento, si dice. Funziona male. Inefficiente. Vero. Perdiamo tantissimo tempo, i lavori sono organizzati in modo del tutto irrazionale. Ma quando serve, se serve, una legge la si fa in 3 giorni. Lodo Alfano insegna. Quando non serve (al capo – ai cittadini servirebbe eccome!) si piomba nell’inefficienza. Ma non sara’ che proprio l’inefficienza del Parlamento serve a chi “governa”…? Perche’ il ragionamento fila: il Parlamento non funziona, quindi faccio senza il Parlamento. Meno funziona, piu’ il ragionamento fila…

La riduzione del numero dei parlamentari, poi. E’ partita la rivendicazione della “paternita’” della proposta: la Lega deve alimentare il suo profilo anti-Roma ladrona (salvo poi sperperare soldi pubblici come sull’election day); l’IdV ha nel dna la lotta alla casta (se poi i loro parlamentari venissero anche a votare, qualche volta, riusciremmo a far passare qualche cosa); l’UdC glissa. Noi, per una volta, abbiamo una qualche credibilita’ sul tema: il primo giorno della legislatura abbiamo depositato una proposta di legge (la cosiddetta “bozza Violante”, che gia’ dal nome si capisce di chi e’ la paternita’…). Ora, la nostra proposta comprende il taglio dei parlamentari, ma anche tante altre cose, come il superamento del bicameralismo e la trasformazione del Senato nella camera delle autonomie. Perche’ il vero punto, non e’ quanti siamo, ma come lavoriamo e a chi rispondiamo. Se siamo efficienti, se facciamo buone leggi (se ne facciamo, visto che per ora convertiamo solo decreti), se siamo trasparenti, se rappresentiamo chi ci ha eletti, se lavoriamo per i cittadini o per il capo. E infatti, quelli che lavorano per il capo, hanno disciplinatamente contraddetto se stessi e votato contro la diminuzione dei parlamentari dopo averla chiesta

Tutto questo appare molto lontano, estraneo, alla cosiddetta “vicenda Noemi”. Non ne ho scritto una riga, finora. Personalmente, non voglio sapere nulla delle vicende private di Berlusconi. Mi importano pero’ tre cose.

Mi importa che chi ricopre la carica di Presidente del Consiglio sia nel pieno delle sue facolta’ mentali, e che le dedichi a governare il paese. Non a difendersi dal gossip, non a organizzare feste o a smentire che ci siano mai state, non a incipriarsi. Chi e’ stato eletto ha non solo il diritto, ma anche e soprattutto il dovere di governare. E governare, in un tempo difficile come questo, richiede decisioni, atti, misure concrete. Dietro alle parole e all’immagine, ci vuole un po’ di sostanza. E’ quella che chiedono gli imprenditori che non vedono ne’ riforme ne’ accesso al credito, e’ quello che chiedono i cassaintegrati, e’ quello che chiedono i precari e i disoccupati, i commercianti, anche le casalinghe che fanno i conti per la spesa. Vuole il potere? Ne vuole di piu’? Beh, intanto eserciti quello che ha, che non e’ poco.

Mi importa che le istituzioni riacquistino credibilita’. Un Paese e’ piu’ fragile, piu’ debole, piu’ esposto a rischi di instabilita’ e di destabilizzazione (sia interna che esterna) quando le sue istituzioni non sono solide, credibili, trasparenti. Qui, tra un Presidente del Consiglio che insulta il Parlamento e la Magistratura e che smentisce se stesso ogni 5 minuti, ed un’opinione pubblica che si sta facendo un’idea penosa del Presidente del Consiglio (a me ricorda tanto Michael Jackson…), ci resta solo il Presidente della Repubblica. L’essenziale, ma un po’ poco.

Mi importa il fatto che la nostra societa’ consideri normale accendere la tv e trovare su un canale (del servizio pubblico, tra l’altro) 4 belle donne in minigonna e tacco 12 parlare di topless, e su un altro (sempre del servizio pubblico) 4 uomini brutti e vecchi parlare di politica. E, ancora peggio, mi importa che quelle 4 bellissime donne (che magari saranno anche piu’ sensate dei 4 uomini sull’altro canale) non siano prese da uno studio e portate nell’altro cosi’, per un’operazione di immagine o per uno scambio di favori. Mi importa che mia figlia cresca in un posto in cui essere una ragazza non significhi essere un gingillo. Un posto in cui avere una testa e delle idee ti lasci libera di essere anche carina. Perche’ possiamo fare tutte le leggi che vogliamo, ma la vera violenza nasce da li’. E si aggiunge alla violenza del mancato rispetto delle regole e degli altri, della logica del furbo che sgomitando ottiene piu’ di quanto gli spetta, del condono o del concorso truccato. La violenza dell’assenza di rispetto, in cui il valore delle persone sparisce. Lo sdoganamento definitivo del lato peggiore di ognuno di noi.

chi sono
Sono nata a Roma il 16 giugno del 1973 da papà toscano (Anghiari, Arezzo) e mamma veneta (Vittorio Veneto, Treviso).
contatti mail: mogherini_f@camera.it
tel: 06.67605348
Fax: 06.67605726
Indirizzo: Camera dei Deputati, Piazza S. Claudio 166 - 00186 Roma


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