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Democratica

IL PARLAMENTO SVUOTATO, LA FINANZIARIA ZERO, UN APPUNTAMENTO

24 settembre 2009 permalink 3commenti
1. E' la seconda settimana di lavori d'aula, alla Camera. Ed è la seconda settimana che iniziamo il martedì pomeriggio, e finiamo il mercoledì a pranzo. Ma Fini non doveva far lavorare di più il Parlamento...?! Quello che succede è semplice: non si calendarizzano le iniziative dell'opposizione, la maggioranza non produce nulla in attesa degli input del governo, ed il governo non ci "passa" nulla da ratificare. Non c'è che dire, l'obiettivo di svotare il funzionamento delle istituzioni democratiche lo perseguono con grande efficacia. Qualche mozione, una ratifica internazionale, la legge comunitaria... Eppure questo Paese di cose a cui metter mano ne avrebbe, eccome...!

2. La Finanziaria, quella sì, ci arriverà. Dicono senza tagli nè tasse. (Ma già la Prestigiacomo lamenta minori risorse per l'ambiente, proprio nei giorni in cui all'Onu Obama lancia l'allarme globale). Se le critiche vengono, oltre che dall'opposizione "anti-italiana", anche da un ministro, da uno come La Malfa (che dà l'addio a B. oggi sul Corriere), da Confindustria e da varie e diverse categorie, forse qualcosa che non va c'è davvero... "Leggera", hanno detto. Light. Come la Coca Cola. Una Finanziaria Zero. Tanto leggera perchè... vuota.

3. Stasera, per chi è a Roma, un appuntamento importante.
 

4. Domani alle 17 vado al Circolo di S. Giovanni a Roma per un confronto tra mozioni, sabato mattina al congresso del mio circolo a Marconi, sabato sera alla Festa di Modena.

Democratica

RAPPORTI TRANSATLANTICI, EMPOLI, AOSTA E UN PO' DI VENETO

9 settembre 2009 permalink 4commenti
Oggi interessante presentazione dei Transatlantic Trends: i rapporti transatlantici all'alba dell'era Obama, l'Afghanistan, l'Iran, la Turchia e la Russia, i cambiamenti climatici e l'economia. Consiglio la lettura.

Domani alle 15, a Roma, iniziativa di donne a sostegno della candidatura di Dario. Poi, alle 21 ad Empoli per un confronto tra mozioni con Domenici e Meta.

Venerdì in Val d'Aosta, alla Festa democratica di Aosta (quartiere Cogne - Via Vuillerminaz), per un dibattito sull'opposizione alle 18 ed una chiacchierata su Obama la sera.

Domenica alle 10 a Montagnana, Padova, per un confronto tra mozioni con Zanonato e Marta Meo.

Buona fine della settimana...
Democratica

SUL CONGRESSO

8 settembre 2009 permalink 5commenti
Stamattina ho partecipato al Caffè di RaiNews24, con Enzo Amendola e Pippo Civati. Abbiamo parlato del congresso del PD, mi è parso in modo chiaro, sereno ed utile. Sarebbe bello se riuscissimo ad accettare le cose sulle quali la pensiamo in maniera differente senza nascondere quelle che condividiamo, e viceversa. Perchè il senso di un congresso è il confronto e la scelta, in modo laico, aperto e democratico - non è il giudizio universale. Riconoscere e trasmettere a chi ci guarda - con più o meno attenzione - che su tante cose siamo d'accordo, e che su altre (cruciali) abbiamo il diritto ed il dovere di scegliere tra alternative che sono chiare e piuttosto nette, sarebbe un modo sano e utile di vivere un congresso.
Democratica

IERI A YOUDEM.TV

10 luglio 2009 permalink 0commenti
Democratica

LA SCELTA

3 luglio 2009 permalink 27commenti
Io sono decisamente una che, al contrario di Debora, e’ cresciuta nelle sezioni. Mi sono iscritta ad un partito a 16 anni, ho fatto per 10 anni la funzionaria di partito. Vero, ho fatto anche altro nella vita – ma credo che anche il piu’ grigio e devoto dei burocrati coltivi una passione, un interesse, degli affetti, una vita. Quindi, credo di potermi definire una “donna di partito”. Ma proprio perche’ sono cresciuta dentro un partito, vedo che c’e’ una profonda differenza tra “militanza” ed “apparato”. Tra valorizzazione della vita dei circoli, del lavoro della “base” sui territori, dell’apertura e della partecipazione, ed invece quell’idea di “far politica” un po’ autoreferenziale che traccia una linea netta tra “addetti ai lavori” e “cittadini” – come se la politica fosse appannaggio di qualcuno, e non impegno libero di tanti, di tutti (magari in forme diverse, con tempi diversi). Da “donna di partito”, dico che il PD che ci serve e’ aperto e di tutti. E che, oggi, a lavorare per quel tipo di partito e’ Dario Franceschini.

Tanti, dei miei amici con i quali ho fatto politica in questi anni, hanno deciso di sostenere la candidatura di Bersani. E tanti hanno motivato questa scelta con una sorta di “orgoglio d’apparato”: la storia, la militanza, l’identita’. Tanti di loro, dopo le parole di Debora, si sono sentiti offesi. Alcuni, tra loro, hanno reagito offendendola a loro volta. Con una tale violenza da far riflettere - tanto nervosismo non si addice a chi ha alle spalle anni di esperienza politica: si possono condividere o meno i suoi pensieri e le parole che ha usato per esprimerli, ma la fretta con la quale ci si e’ sperticati a dire “l’avevo detto! E’ inconsistente! E’ solo una ragazzina stupida!” fa pensare che le dichiarazioni fossero gia’ pronte, in attesa solo del primo titolo di giornale discutibile.

Io probabilmente non avrei usato le stesse parole che Debora ha usato. Non credo che mi sarebbe venuto in mente di dire “sostengo Dario perche’ e’ piu’ simpatico” – ma quante volte ho pensato che i nostri leader avrebbero tratto solo beneficio (e noi con loro) a mostrarsi (ad essere?) piu’ “umani”, “normali”, “simpatici” anche? Chiaro, e’ una categoria pre-politica. Soggettiva. Ed ovviamente non dice niente di dove vuoi portare il partito e come intendi farlo. Ma dice una cosa banale, o meglio che dovrebbe essere banale (e purtroppo non lo e’): che la politica, anche la politica, e’ fatta da persone in carne ed ossa, con i loro caratteri e le loro personalita’, le loro alchimie e le loro storie. Che forse non c’e’ bisogno di iscriversi al “club del dirigente di partito” per avere credibilita’ e consenso – anzi, forse e’ sempre piu’ vero il contrario. Che ci si puo’ mostrare per quel che si e’, che il conformismo del secolo scorso forse e’ alle nostre spalle.

Non avrei detto “di qua c’e’ il PD, di la’ D’Alema”. Perche’ pur pensandola spesso in modo diverso da lui, sono convinta che il PD sia anche suo. Purche’ smetta di giocare a fare quello che passa di la’ per caso, e soprattutto purche’ non pensi che sia o debba essere solo suo.

Qualche giorno fa, un settimanale riportava una frase, attribuita a Reichlin (in una presunta conversazione con D’Alema) che diceva: “Dovremmo lasciare il partito alle Serracchiani e alle Mogherini?”. Non so se l’abbia mai detta, ma non faccio fatica a immaginare che il senso di quella frase possa appartenergli: “Dovremmo lasciare il partito a chi non e’ come noi?”. Dove il “noi” rischia di essere una categoria dello spirito – perche’ nessuna di noi due e’ una velina (purtroppo?), nessuna di noi due e’ una ex democristiana (ma sono certa che la “provenienza” non sarebbe percepita come un problema – piuttosto, forse, la non “appartenenza”). Una valutazione “pre-politica”, antropologica. Ragazzine.

Ora, se un illustre ottantenne dice che non si puo’ lasciare il partito a due “ragazzine” (che viene da piangere, perche’ fra un po’ siamo in menopausa) va bene, e se una delle “ragazzine” dice che non si puo’ lasciare il partito agli ottantenni e’ un attentato alla democrazia? Mi sfugge la logica dei due pesi, delle due misure.

Io e Debora a quella frase non reagimmo. Sarebbe stato bello se chi si e’ sentito offeso dalle parole di Debora lo avesse fatto sapere con un po’ di discrezione. Perche’ siamo tutti nello stesso partito. Condividiamo dei valori, degli obiettivi, un cammino futuro. Io ho, e continuo ad avere, tantissime cose in comune con gli amici che stanno in questi giorni scegliendo di sostenere Bersani. Non e’ una guerra di religione, non c’e’ nessun nemico da abbattere e nessun clandestino da espellere. E’ un congresso – un confronto democratico tra idee. Alcune di queste idee sono diverse, altre no. Restiamo una comunita’ di persone, un partito. Restiamo, innanzitutto, amici, compagni di strada. Non c’e’ niente di apocalittico, niente di drammatico, e soprattutto niente di personale. C’e’, invece, un confronto tra progetti che inizia a farsi chiaro.

Il giorno che e’ uscita l’intervista di Debora ero alla Camera, in Aula. Le reazioni di chi mi circondava erano a dir poco critiche, le eccezioni si contavano sulle dita di mezza mano. La sera, ho parlato con amici che non fanno politica. Elettori del PD, o meglio persone che sono alla costante ricerca di validi motivi per votare PD – e non sempre ne trovano, cosa che li fa arrabbiare non poco. Mi dicevano che forse la frase sulla simpatia di Dario non era granche’, ma che si capiva che era una battuta. E che, per il resto, si ritrovavano pienamente in quelle parole. Che trovavano vergognoso il fuoco di fila che si e’ scatenato contro la poveretta. E mi hanno chiesto come si fa, a partecipare al congresso. Oggi vanno a fare la tessera.

Racconto questo per due motivi.

Innanzitutto, perche’ dice di quanto sia labile e teorica la distinzione – che invece alcuni vorrebbero netta – tra iscritti ed elettori. Il PD e’ partito aperto, con una “base” permeabile, o di proprieta’ esclusiva degli iscritti (poi, oggi significherebbe di Bassolino…)? I circoli servono a fare tessere o ad interagire con la vita delle persone (penso ad un circolo vicino casa mia, che organizza i gruppi di acquisto solidale ed ospita un Caf)? Chi sono gli “azionisti” del PD: i cittadini che lo votano (o vorrebbero votarlo, se ne trovassero ragioni), o gli eletti locali? Il PD e’ partito di eletti, o sono piuttosto gli eletti “del partito” - ovvero attraverso il partito chiamati a rendere conto ai cittadini che li hanno votati?

Poi, ho raccontato questa storia perche’ la distanza tra la reazione che ho visto “dentro” e quella che ho visto “fuori” mi ha impressionato. E temo dia il senso della distanza tra la nostra classe dirigente ed il nostro (a volte solo potenziale) elettorato. Tanto e’ ampia quella distanza, tanta e’ la strada da fare per colmarla. Ma si deve cominciare a camminare nella direzione giusta.

E secondo me la direzione giusta non e’ la retromarcia. Ho ascoltato con attenzione le parole di Bersani. Il partito che descrive, lo conosco gia’. Ci ho vissuto per diversi anni. Era un grande partito, con grandi limiti. Capisco che se ne possa avere nostalgia. E’ legittimo. E’ altrettanto legittimo provare a costruire quel partito diverso che abbiamo pensato e non abbiamo realizzato. Per me, piu’ che legittimo e’ doveroso – se non altro per tutti quegli italiani a cui l’abbiamo raccontato, che lo hanno voluto insieme a noi, che lo hanno votato.

Chi teme che la scelta sia tra due persone, e non tra due idee, sbaglia: c’e’ chi pensa che il progetto debba essere cambiato, e chi pensa che vada realizzato.

Democratica

LA FORZA DEL PD

30 giugno 2009 permalink 3commenti
Venerdi’ sono stata alla direzione nazionale, sabato al Lingotto, a Torino. Ho visto due volti molto differenti dello stesso partito.

La direzione doveva iniziare a valutare l’esito del voto, ma soprattutto discutere ed approvare il regolamento congressuale, e la formazione del nuovo gruppo progressista al Parlamento Europeo. Siamo stati deviati invece per ore su un dibattito teorico sull’opportunita’ politica di svolgere il congresso nei tempi indicati dallo statuto. La cosa mi e’ parsa davvero assurda.

Innanzitutto, sono personalmente convinta che di un confronto aperto, chiaro tra quelle linee politiche differenti che dalla nascita del PD hanno convissuto scontrandosi (ed a volte annullandosi a vicenda) quotidianamente, ci sia un urgente bisogno. In questo anno e mezzo di vita del PD il problema credo sia stato il fatto che all’unanimismo formale corrispondeva una pluralita’ sostanziale di punti di vista ed una conseguente contradditorieta’ di messaggi esterni. Voler essere uniti e’ una cosa sacrosanta. Ma se avviene a scapito della chiarezza e’ un handicap, non un valore aggiunto. Chi teme che un congresso “vero” - ovvero con un confronto aperto tra candidati e linee politiche diverse, contendibile - sia divisivo, dovrebbe valutare quanto divida noi dagli italiani far convivere dietro un’unanimita’ formale idee, analisi, e proposte tanto differenti da far diventare paralizzante il loro coerente perseguimento. Il rischio – la realta’ di questo anno e mezzo – e’ di introiettare nel PD il male che fu dell’Unione: la condanna a non poter scegliere, decidere, all’assenza di un profilo proprio. A me non preoccupa che ci dividiamo (a patto che lo facciamo sulla politica e non sull’antropologia, ma questo credo che lo capiremo nel corso dei prossimi 7 giorni in modo piu’ chiaro), ma il fatto che siamo in grado di farlo in modo “laico”: ovvero accettando che la si puo’ pensare in modo diverso su alcuni temi, ed essere ugualmente accomunati dagli obiettivi di fondo – che sono quelli che nessuno nel PD mette in discussione, e che costituiscono gia’ oggi la nostra comune identita’: il lavoro per rendere la nostra societa’ piu’ giusta e moderna, il merito criterio cardine della mobilita’ sociale, i servizi pubblici realmente accessibili, la politica trasparente ed efficiente, le istituzioni al servizio del paese (potrei continuare. Parlano, per la nostra comune identita’ democratica, le iniziative che ogni giorno, insieme, conduciamo nelle aule parlamentari, nei consigli comunali, sul territorio). Io credo che questa identita’ comune ci sia, e che sia questa a rendere sano, possibile e non pericoloso il confronto tra di noi. Quello che temo, piuttosto, e’ l’effetto “armata brancaleone” dietro ai candidati. Nessuno puo’ impedire a tizio o a caio di sostenere un candidato. Ma quel candidato ha, per come la vedo io, il dovere di delineare la propria piattaforma politica in autonomia e con il massimo della chiarezza. Anche questo lo vedremo nei prossimi giorni.

Dicevo, per dovere di chiarezza e di coerenza credo un congresso ci sia necessario. Ma, credo, anche per necessita’ di legittimazione. Veltroni e’ stato eletto nel 2007 con una linea politica chiara sostenuta da una forte legittimazione popolare: ha sprecato - ha consentito che si sprecasse - l’una e l’altra il giorno dopo le elezioni politiche. Ha archiviato – ha consentito che si archiviasse - quella linea politica ed i suoi simboli, e tradito – consentito che si tradisse - cosi’ la fiducia raccolta tra i fondatori del PD e tra chi lo aveva votato alle elezioni (su un programma piuttosto chiaro). Oggi, dopo un anno di erosione della credibilita’ di quel progetto e di quella leadership (che non per caso non c’e’ piu’), un nuovo progetto ed una nuova leadership vanno rifondati attraverso un percorso di nuova fiducia e nuova partecipazione. Nulla, di cio’ che c’era, e’ ancora valido. Non perche’ fosse sbagliato, ma perche’ il tempo e gli errori (di molti) ne hanno eroso la credibilita’. Anche per questo credo sia indispensabile un congresso ora.

E poi, ma non e’ un dettaglio, perche’ cosi’ c’e’ scritto nello statuto. Per volonta’ tenace, tra l’altro, di chi oggi vorrebbe rimandarlo, che all’epoca dell’approvazione dello statuto pensava fosse necessaria una garanzia certa sulla data del congresso. Ora, io penso che sia uno dei tipici mali italiani quello di ritenere le regole accessorie, interpretabili o derogabili secondo la convenienza politica – di per se’ soggettiva – del momento. E che, al contrario, la certezza delle regole sia un valore di democrazia e di trasparenza per un partito (ma anche per un paese). Anche se quelle regole sono assurde – come sono quelle che la commissione statuto ha elaborato piu’ di un anno fa. Ma – e qui torniamo alla casella di partenza – perche’ quelle regole sono assurde? Perche’ di due modelli organizzativi differenti, a tratti contraddittori, non se ne e’ scelto uno, ma si e’ preteso che convivessero l’uno insieme all’altro. Il risultato e’ un ibrido mostruoso. Che certo andra’ cambiato, ma credo sulla base di proposte chiare, alternative, tra cui scegliere (appunto) durante il congresso.

Il volto del PD che ho visto venerdi’ era questo. Ho ascoltato frasi che sento da 10 anni (come e’ noto anch’io “c’ero prima”): ad esempio, la necessita’ di elaborare “un nuovo pensiero politico” – che se uno lo dice da 10 anni forse deve rassegnarsi: o non e’ in grado di farlo, o non si e’ accorto che qualcun altro l’ha gia’ fatto. L’appello all’unita’ perche’ “non e’ questo il momento” di dividerci – non e’ mai il momento… E la fatidica frase “parliamo di politica”, che implica il fatto che tutti gli altri fino a quel momento hanno parlato d’altro. Interventi rivolti ai pochi capaci di mantenere alta l’attenzione, il resto a parlare in fondo alla sala in attesa di dover intervenire a propria volta. Un rituale, piuttosto stanco.

Il volto democratico di sabato, al Lingotto di Torino, era tutt’altro. Tanta gente, attenta ed in ascolto. Varia, che di piu’ e’ difficile immaginarlo. Come un circolo, di 500 persone: dentro trovi di tutto, e tutti si sentono equamente protagonisti, padroni di casa, a proprio agio a stare insieme. Uno sbalzo notevole di umori, di riti, di parole e di volti, rispetto al giorno prima. Una grande energia, molta voglia di dire “il PD sono io”. Una grande consapevolezza che il PD sono loro, siamo noi. Non una sorpresa per me – ne’ i volti, ne’ le parole, ne’ le idee, ne’ gli umori. E’ quello che si ascolta e che si vede in giro per i circoli di tutt’Italia. Non dico che non sia molto – ma non e’ niente di piu’, niente di meno. Con le genialita’ ed i limiti, che nascono dalla difficolta’ di passare dal racconto alla sintesi, dall’evocazione dei problemi all’indicazione delle soluzioni. Il tentativo (non sempre riuscito) di andare oltre l’applausometro e delineare il protagonismo. Con tutte le possibili contraddizioni del caso - per cui si applaude con la stessa convinzione Chiamparino che rivendica la linea dura sugli immigrati e Marino che condanna i respingimenti in mare; o si denunciano le “vecchie logiche” degli ex-qualcosa e poi si cede ad una scaletta di interventi che somiglia molto, troppo, a quelle stesse logiche.

Forse il canale giusto per dare piena forza a quell’energia non c’e’ ancora. E andrebbe costruito. Perche’ e’ chiaro che e’ li’, non solo il futuro ma anche il presente del PD.  

Democratica

NON CAPISCO

14 maggio 2009 permalink 4commenti
La fiducia in Berlusconi (e in Maroni, e in quasi tutti i ministri leghisti) e' in calo. C'e' una crisi economica che le persone vivono sulla loro pelle e per la quale il governo non sta facendo niente. Ci sono i terremotati sotto le tende, e niente soldi per la ricostruzione. C'e' un dibattito pubblico sullo stato di salute psico-fisica del presidente del consiglio, avviato da una fondazione vicina al PdL e dalla persona che si presume lo conosca di piu', sua moglie. C'e' per la prima volta da 15 anni una presa di posizione al giorno della chiesa contro le scelte del governo. Ci sono provvedimenti annunciati e mai realizzati, di cui si e' persa ogni traccia (qualcuno ricorda il "piano casa"?)
Tutto questo avviene durante una campagna elettorale. Che oltre ad essere fondamentale per il PD e' decisiva per il paese, per la qualita' della sua vita democratica e della sua liberta'.
Abbiamo sperimentato, dopo le dimissioni di Veltroni, un metodo semplice, banale e che ha portato i suoi frutti: si discute quanto si vuole, ma non sui giornali. Si decide, e la decisione quando e' presa e' di tutto il partito. Messaggi univoci, chiari, condivisi. Priorita': contrastare il governo, incalzarlo con le nostre proposte, verificarne in modo rigoroso le promesse non mantenute.
E oggi (ieri, l'altroieri...) c'e' chi non ha di meglio, di piu' utile, da fare che iniziare il congresso ora...?!
Non capisco. Davvero non capisco.
chi sono
Sono nata a Roma il 16 giugno del 1973 da papà toscano (Anghiari, Arezzo) e mamma veneta (Vittorio Veneto, Treviso).
contatti mail: mogherini_f@camera.it
tel: 06.67605348
Fax: 06.67605726
Indirizzo: Camera dei Deputati, Piazza S. Claudio 166 - 00186 Roma


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