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federica mogherini
Sull' Europa

INTERVENTI ALL'ASSEMBLEA PARLAMENTARE DEL CONSIGLIO D'EUROPA

27 giugno 2012 permalink 0commenti

Ieri sono intervenuta in aula all'assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa, a Strasburgo, durante il dibattito sulla crisi economica e sui suoi effetti sulle giovani generazioni, e poi, a nome del gruppo, sulla discriminazione delle donne musulmane in Europa. Questo è lo stenografico dei miei interventi (il primo in italiano, il secondo in inglese). 

2012 ORDINARY SESSION

PARLIAMENTARY ASSEMBLY OF THE COUNCIL OF EUROPE

________________________

(Third part)

REPORT

Tuesday 26 June 2012 at 3.30 p.m.

3. Resumed joint debate on (i) Austerity measures – a danger for democracy and social rights (ii) The young generation sacrificed: social, economic and political implications of the financial crisis and (iii) The impact of the economic crisis on local and regional authorities in Europe

Federica MOGHERINI REBESANI (Italia, SOC)

Grazie soprattutto perché credo sia importante che l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa abbia l’opportunità di svolgere questo dibattito su questi tre ottimi rapporti proprio nel momento in cui i nostri parlamenti nazionali -ed è il caso dell’Italia proprio oggi- affrontano il tema delle misure per uscire efficacemente dalla crisi. Misure che possono essere efficaci soltanto se coordinate a livello sovranazionale.

E lo facciamo in un momento particolarmente cruciale anche per l’eurozona, per l’Unione europea, alla vigilia di un importante Consiglio europeo. Importante per la vita di tutte le società che sono coinvolte nel continente.

In termini generali credo che il ministro dell’Economia islandese stamattina ci abbia ricordato alcuni principi fondamentali che spesso tendiamo a dimenticare. Primo: non aspettare. La crisi non si risolve da sola e perdere tempo aggrava soltanto la situazione. Noi in Italia ne sappiamo qualche cosa. Secondo: preservare il sistema di welfare e mantenere il potere di acquisto soprattutto delle fasce più deboli delle nostre società. Terzo: bilanciare misure di serietà di bilancio con misure sia per la crescita sia per l’istruzione e la formazione, perché solo queste sono le misure possibili per uscire efficacemente e in modo duraturo dalla crisi. Quarto: spiegare con parole di verità e di responsabilità quello che sta succedendo alle nostre opinioni pubbliche. Quinto: avere sempre in mente l’équità. Chi ha di più deve dare di più.

Sui giovani e sull’ottimo rapporto di Volonté vorrei fare soltanto tre sottolineature. Primo: non è soltanto più la questione di una generazione persa, ma si tratta ormai di diverse generazioni. Si è giovani dal punto di vista lavorativo, dal punto di vista dell’esclusione dal mondo del lavoro fino a 40-45 anni, fino a quando si arriva all’età in cui ci si rende conto che non si ha diritto a una pensione. Si passa dalle precarietà al realizzare che non si ha neanche più la certezza nell’età più avanzata. L’emergenza si sta espandendo e se non diamo una risposta a questo grido di allarme, c’è il rischio che alla crisi economica si aggiunga, come già sta succedendo, una crisi politica, una crisi democratica, di rappresentanza. La risposta deve essere senz’altro quella di offrire lavoro stabile, qualitativamente corrispondente ai livelli di istruzione e di qualificazione dei giovani e con un reddito adeguato.

Seconda sottolineatura: c’è un’emergenza nell’emergenza. C’è una parte che è più persa del resto delle generazioni: sono le giovani donne, che soprattutto in tempi di crisi economica si trovano sempre più strette tra la necessità di scegliere tra il lavoro e la famiglia, in un momento in cui i tagli agli enti locali tagliano anche i servizi sociali, tanto importanti per le giovani donne.

Terzo: il rapporto dice giustamente “implementare le politiche per le famiglie”. Vorrei dire su questo due cose brevemente. Primo, io direi “per tutte le famiglie”. Ormai sappiamo che la diversità delle famiglie sul territorio europeo è molto ampia e tutte vanno sostenute e aiutate. E, secondo, farlo davvero. Perché questo tema purtroppo è troppo spesso un tema di campagna elettorale su cui si fa facile retorica, ma poi quando si arriva al governo non si trovano le risorse per farlo. C’è bisogno di politiche serie, sostenibili e durature per sostenere tutte le famiglie nel nostro continente.

6. Multiple discrimination against Muslim women in Europe: for equal opportunities

Ms MOGHERINI REBESANI (Italy) – On behalf of the Socialist Group, I should like to congratulate the rapporteur and the committee and thank them for the work that they have done on the report. The draft resolution states: “Muslim women are often victims of stereotyping, since their religious beliefs are seen as the only defining element of their identity.” The media and political debates concentrate on headscarves and veils but, in the meantime, Muslim women are discriminated against and excluded from having equal opportunities and basic human rights. That quote tells us exactly what we need to concentrate on.

Religious identity is often presented as a pretext to hide multiple forms of discrimination, both economic and social. The first thing that we need to do – the report helps us greatly in this regard – is to break down the stereotypes and to acknowledge the complexity of the reality of Muslim women in Europe. The report seeks to specify that we need to tackle the issue of Muslim women in European countries that are not Muslim. That already tells us something – namely, that some European countries are Muslim. That might sound obvious, but it is not, given the mainstream communications that we hear about Europe. The report underlines that fact in a very definite way. The situation is different from country to country and from community to community. We heard earlier that some Muslim women in non-Muslim European countries feel perfectly at ease with being Muslim and European and women. They have no problem with any of that, but others are suffering, not just because they are Muslim women but perhaps because they are migrants or asylum seekers and their rights are neither recognised nor respected.

We face certain specific challenges: access to education and the labour market, especially in times of crisis; access to health care; and prevention of violence and domestic violence. In that last instance, the crucial factor will be the signing and ratification of the Istanbul convention by the member states. We also face general challenges, such as breaking the cycle of prejudice and tackling the myth of the clash of civilisations that has been so harmful in Europe. We have to accept that Islam is proud of the European identity and culture. We must also remember, as one Muslim woman has reminded us today, that if Europe offers an opportunity to Muslim women, Muslim women also offer a big opportunity to Europe.


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Sull' Europa

“SMART AUSTERITY” WILL DELIVER ECONOMIC RECOVERY TO EUROPE

27 giugno 2012 permalink 0commenti



Quì una mia intervista sul dibattito in corso all’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa a Strasburgo sulle conseguenze della crisi economica e delle misure di austerità per la democrazia e per i diritti sociali in Europa.

Sull' Europa

UN ALTRO G20 E' POSSIBILE

28 ottobre 2011 permalink 0commenti

           

Diario americano

A 10 ANNI DALL'11 SETTEMBRE

15 settembre 2011 permalink 0commenti

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Diario parlamentare

INTERVISTA A SOCIAL WATCH

10 febbraio 2010 permalink 2commenti
Democratica

IERI A YOUDEM.TV

10 luglio 2009 permalink 0commenti
Sulla stampa

CRISI, MOGHERINI: GOVERNO PASSI A FATTI, AIUTI PRECARI CON FIGLI PICCOLI

8 maggio 2009 permalink 4commenti

"Il governo passi dalla politica degli annunci e dei lustrini ai fatti concreti e aiuti chi è colpito dalla crisi. L'esecutivo ha bocciato la nostra proposta di un assegno per i precari che perdevano il lavoro: il governo torni sui suoi passi e aiuti almeno i precari che hanno figli piccoli con meno di tre anni. Sarebbe un gesto concreto dopo tante parole a favore di una platea composta prevalentemente da donne". Questa è la richiesta che avanza da Siena Federica Mogherini, della Segreteria Nazionale del PD durante la prima tappa del viaggio nell'Italia Nascosta che il Partito Democratico sta effettuando "alla scoperta di coloro che si trovano in difficoltà e non hanno voce per chiedere aiuto". "La prima tappa del nostro viaggio nell'Italia nascosta - prosegue la Mogherini - parte dai racconti di tutte quelle famiglie dove alla difficoltà del precariato si somma la necessità di crescere dei figli piccoli. Noi siamo venuti a Siena per due motivi. Il primo è perché da sempre la sua amministrazione rappresenta un modello virtuoso per le politiche per il lavoro e per la conciliazione dei tempi. Il secondo è perché le amministrazioni locali stanno erogando un assegno proprio ai precari che perdono il lavoro. Abbiamo raccolto tante storie di piccoli e grandi difficoltà che si possono trovare sul sito www.italianascosta.eu, storie da leggere con attenzione. Si tratta - conclude – di un atto dovuto per un Italia lontana dai riflettori che, con serietà e coraggio, va avanti giorno dopo giorno".

Diario

FEDERALISMO FISCALE, ASCOLTO, COERENZA (E UN PO' DI POLITICA ESTERA)

24 marzo 2009 permalink 12commenti
1. In aula a votare il federalismo fiscale. Un provvedimento che abbiamo migliorato tantissimo qui alla Camera. Abbiamo deciso il voto di astensione, che per una volta (e speriamo sia la prima di una lunga serie) non e’ la media aritmetica di alcuni si e alcuni no, ma una valutazione di merito di fronte ad un testo molto migliorato rispetto all’inizio, ma che prevede una delega ad un governo di cui non ci fidiamo, e l’indeterminatezza di alcuni elementi non marginali (come la carta delle autonomie). So che sara’ un po’ piu’ difficile da spiegare, ma credo che sia giusto che il voto su una materia cosi’ seria e cruciale sia orientato dal merito delle cose e non dall’opportunita’ politica o comunicativa. (Posto che se tutti noi ci sforzeremo di comunicarlo per quello che e’, faremo un servizio utile al PD ed al paese).

Certo che la Lega potra’ esultare ben poco… il cosiddetto “piano casa” (che case a chi non ne ha non ne da’, quindi e’ piuttosto un “piano mansarda”, o piu’ seriamente un decreto per l’edilizia) cancella in due righe tutte le competenze delle regioni e dei comuni. Bel federalismo, davvero.

2. In questi giorni abbiamo fatto diverse cose buone ed utili. Sabato, un’assemblea dei circoli che ha reso giustizia alla qualita’, alla passione, alla vivacita’ del popolo democratico. Io sono convinta che quella sia non solo la nostra forza e la nostra ricchezza, ma che costituisca l’identita’, l’essenza del nostro partito: il PD e’ quello, quelle persone, quelle facce, quelle voci. Con il loro essere non solo “in contatto” con la realta’, ma dentro la vita vera del nostro paese, degli italiani. Noi siamo cosi’, siamo quelli li’: persone normali, vive, vere, semplici ed appassionate, che credono che l’Italia vada cambiata, che il PD sia lo strumento per farlo, e che fanno delle loro idee, del loro tempo, della loro faccia e della loro voce gli strumenti per portarlo all’altezza del compito – enorme – che si e’ dato. E’ stata una bella giornata, in cui ci siamo ascoltati e riconosciuti. Li’ c’erano certamente idee e storie e modi di fare, parlare e vedere le cose diversi tra loro, ma il sentimento di far parte di un progetto comune, piu’ alto e piu’ grande delle identita’ (individuali) di ognuno, era tanto evidente da essere quasi visibile, con quel “noi, il PD” che non aveva nulla di retorico e quella pedana circolare che annullava la distanza tra chi parlava e chi ascoltava.

Ci siamo ascoltati, ci siamo riconosciuti. Sappiamo cosa serve fare e cosa va evitato ad ogni costo. Proviamo ad essere coerenti, seri, semplici. A lavorare in squadra, ad essere propositivi. A parlare del paese reale e con il paese reale. Per ora mi pare funzioni.

Per esempio, ieri la direzione ha approvato il regolamento per le candidature alle europee. Lo si puo’ confrontare con l’appello che un paio di post fa avevo riportato qui, e che avevo fortemente condiviso, senza trovare significative distanze. A volte le cose che si pensa sia giusto fare si riesce a farle.

Tutto questo comporta una mole di lavoro piu’ che consistente, ed una modalita’ di “multitasking” piuttosto impegnativa. Prima o poi apriro’ il cassetto mentale sbagliato nel momento sbagliato e nel posto sbagliato e faro’ un gran pasticcio. Spero che non avvenga – o avvenga in modo piu’ indolore possibile, piu’ irrilevante possibile.

Domani alle 10.20 a RedTv con Concita, poi aula, e in serata una riunione delle parlamentari. Giovedi’ pomeriggio (se non votiamo) a Padova per la presentazione del libro su Tom Benetollo. Venerdi’ al circolo Talenti di Roma. Sabato a Bologna.

3. La politica estera, in tutto questo, la guardo un po’ da lontano – purtroppo. Ma ieri sera ho avuto l’opportunita’ di cenare con alcuni interlocutori italiani e americani di grande competenza ed esperienza sulle vicende americane. Stanchezza a parte, e’ stata una bella occasione per ragionare sulla crisi economica internazionale, la politica estera ed economica di Obama, le risposte dell’Europa. Ho raccolto una preoccupazione superiore alle aspettative sulla durata della crisi, e la convinzione che alcune scelte di politica estera americana ci stupiranno, nei mesi a venire.

Diario americano

NY - DAY 3

12 dicembre 2008 permalink 2commenti

E questa e' la mia ultima pagina di diario newyorkese, pubblicata su Europa di oggi:

Rahm Emanuel, Capo di Gabinetto del presidente eletto Obama, e’ famoso per aver pronunciato una frase che di questi tempi suona impegnativa: “Never waste a crisis”, ovvero “mai sprecare una crisi”. Probabilmente la maggior parte degli americani middle class cui si e’ rivolto Obama per essere eletto troverebbero l’espressione cinica, e preferirebbero di gran lunga non avere proprio nulla da sprecare. Ma tra gli ambienti newyorkesi della finanza e tra chi ragiona su come uscire politicamente vivi dalla crisi, l’espressione e’ ricorrente. Qui, all’ultima giornata dei lavori del Consiglio Italia – Usa, il tema in discussione e’ esattamente questo: come uscirne, quali sono le trappole da schivare, quali le occasioni da cogliere.

La prima impressione e’ che qui negli Stati Uniti di certo la portata della crisi sia piu’ ampia e piu’ evidente, e che la reazione del mondo politico – istituzionale e dell’opinione pubblica sia adeguata, proporzionata. Non si sentono inviti all’ottimismo ma autocritiche da parte di chi ha avuto responsabilita’ di gestione finanziaria o di politica economica; non si sminuisce la drammaticita’ di cio’ che i cittadini dovranno fronteggiare, ma al contrario li si prepara ad affrontare tempi duri e per un periodo che non sara’ breve. Persino l’ espressione del viso di chi ha responsabilita’ pubbliche sono cambiate – si sorride ben poco, se non altro in segno di rispetto per quelle famiglie che hanno ben poco di cui sorridere. Gli addobbi natalizi sono sottotono, ridimensionati, non si invita al consumo – anche perche’ si sa che di soldi da spendere pochi ne hanno, e si ha il buon gusto di non insultare o prendere in giro tutti gli altri.

Vero e’ che questo paese ha una propensione al risparmio ben al di sotto della nostra, vero che la portata della crisi qui e’ indubbiamente piu’ ampia e forte, vero che i nostri sistemi bancari hanno livelli di solidita’ (si sarebbe detto di sviluppo, fino a poco tempo fa) molto distanti - ma fa comunque un certo effetto misurare la distanza simbolica e sostanziale del discorso pubblico sulla crisi in Italia e negli Stati Uniti.

Qui il piano anti-crisi ha mobilitato per ora risorse superiori al 3,5% del Pil (ed e’ solo l’inizio), da noi raggiungono a stento lo 0,5% mentre la media UE e’ dell’1,5%. Qui la strada indicata pare correre sui due binari dell’attenzione alla vastissima classe media (per salvarla dal tracollo ma anche per rilanciare i consumi su basi piu’ solide di quelle del ricorso al credito), e l’avvio della rivoluzione verde.

E’ quello che Emanuel intende per “non sprecare una crisi”: usarla per avviare riforme strutturali necessarie al paese ed al suo futuro. Allora si pensa alle infrastrutture materiali ed immateriali; al consolidamento delle condizioni economiche della fascia piu’ consistente della popolazione, finora vissuta in bilico tra un apparente benessere ed il rischio continuo e concreto del perdere tutto da un giorno all’altro; alla creazione di una “safety net”, una rete di protezione sociale oggi assolutamente inadeguata; all’investimento nella formazione e nell’istruzione.

Se ci si ferma un attimo a pensarci, sembra l’esatto opposto di quello che si sta facendo in Italia, dove le risorse mobilitate sono poche, concentrate in misure una tantum e non strutturali, e rivolte principalmente alle fasce piu’ deboli, povere, della societa’, piuttosto che a quella fetta – ampia anche da noi – di classe media sulle spalle della quale sta l’unica possibilita’ reale di rilancio dei consumi, e quindi della produzione e dell’economia (a pensar male, viene il dubbio che questa improvvisa attenzione ai “poveri” sia solo un tentativo in extremis di evitare tensioni di carattere sociale che renderebbero piu’ difficile la vita al governo ed alle imprese…)

In breve, sembra che gli Stati Uniti stiano tentando di uscire dalla crisi andando avanti, guardando lontano, e sfuggendo ai pensieri corti che portano forse sollievo e consenso immediato ma lasciano fermo un paese e la societa’ che lo anima. E forse qui, nei primi orientamenti dell’Amministrazione Obama, c’e’ anche il tentativo di rispondere a quel sentimento diffuso di insicurezza sociale ed economica che trova oggi conferma ai propri peggiori incubi – il precariato di lavoro e di vita, l’assenza di diritti basilari, la scarsa sindacalizzazione, la lotta di tutti contro tutti – e che indica nella globalizzazione l’origine di tutti i mali. Non si puo’ ancora dire se Obama uscira’ dalla crisi con dosi maggiori o minori di protezionismo. Esistono nell’ambito della sua squadra di governo elementi che spingono in direzioni contrarie, ed e’ probabile che si aspetteranno tempi migliori per rendere esplicito un orientamento. Quel che e’ gia’ chiaro pero’ e’ che come si e’ saputo abilmente evitare il rischio isolazionista davanti al disastro della politica estera di Bush, cosi’ – e coerentemente – si potrebbe avere la forza e l’autorita’ anche internazionale per ridare impulso ad una dinamica di trattative sul libero commercio che – indipendentemente dalla crisi attuale – si e’ arenata da tempo, e si trova oggi ad essere una bicicletta ferma (che, si sa, se non va avanti cade).

Certo, l’Italia non potrebbe che trarne vantaggio: da paese esportatore, ogni misura protezionista (altrui, ma anche nostra perche’ in quest’ambito la reciprocita’ e’ un principio cardine ed un boomerang pericolosissimo) ci danneggia non poco. Ed e’ un sollievo (limitato, ma di questi tempi bisogna accontentarsi) constatare che oggi - di fronte ad una crisi economica che forse ci colpira’ meno di quanto non stia gia’ facendo con gli Stati Uniti, ma di certo non ci risparmiera’ – in Italia siano spariti gli euroscettici, ed anche chi invocava dazi e misure di protezione dei nostri mercati si sia fatto piu’ timido.

Diario americano

NY - DAY 1

10 dicembre 2008 permalink 1commenti
Sono le 6 del mattino, fuori e' buio e sulla Fifth Avenue ghiacciata vedo gente in pantaloncini e canottiera che corre.
Questa volta neanche il jetlag mi ha dato il tempo di scrivere: mi sveglio all'alba, prima dell'alba, e dormo tardi la sera. Ho semplicemente rinunciato a distinguere il giorno dalla notte, se non per la gente per strada (che di giorno e' vestita come se fosse al polo nord, di notte corre in canottiera) e la luce. Il rumore del traffico e' invece sempre uguale, una costante di sottofondo. 

La mia giornata: ieri ho iniziato alle 8 per incontrare un amico che lavora alla Columbia University, poi due sessioni al Council for Foreign Relations, una sulla politica estera americana con una particolare attenzione alla Russia, l'altra sulla crisi economica, le sue analogie con il '29 ed il '73, e sugli errori che la politica dovrebbe evitare di ripetere. Poi tre ore libere passate a camminare freneticamente su e giu' per Manhattan, per respirare un po' la citta' ed il suo clima di shopping natalizio (quest'anno decisamente sotto tono: negozi vuoti, facce tristi in giro, sono solo turisti asiatici ed europei che girano con i pacchetti in mano). Una visita ad un amico che lavora alle Nazioni Unite, e per finire la cena di gala per i 25 anni del Consiglio Italia - Usa, creato da Agnelli e Rokfeller in un'altra epoca ed oggi presieduto per l'Italia da Tronchetti Provera, con tanto di premiazione a Miuccia Prada (un contesto a cui non sono decisamente abituata...). Tra un'ora e mezza si cominciano i lavori, stasera di nuovo sull'aereo per Roma.

Questo e' il mio diario americano che Europa pubblica oggi:

Torno negli Stati Uniti dopo tre mesi di assenza, ed e’ un altro mondo.

Certo, a Denver era estate, ora sono a New York con 7 gradi sotto zero. Li’ ero alla Convention Democratica, qui alla Conferenza biennale del Consiglio per le relazioni tra Italia e Stati Uniti. Tutt’altro clima, tutt’altro contesto. Ma le differenze non si fermano qui.

A Denver, alla fine di agosto, la crisi finanziaria ed economica si vedeva all’orizzonte, come un temporale che si avvicina ma di cui si ignora sia la durata che l’intensita’ – mentre oggi grandina, si sa che durera’ non poco, e forse peggiorera’. Durante la Convention l’accento sulle difficolta’ economiche delle famiglie, di quella classe media che Obama ha sempre preso come faro della propria comunicazione in campagna elettorale, era stato forte. Non c’era nessun tentativo di sminuire la portata di cio’ che stava arrivando – se non altro, perche’ era chiaro che avrebbe reso piu’ facile la corsa alla Casa Bianca. Intervenivano durante la Convention madri di famiglia che dovevano scegliere se pagare le rate del mutuo o la retta scolastica dei figli, uomini che confessavano di dover lasciare il Suv in garage perche’ la benzina costava troppo (il massimo dell’umiliazione, in un paese dove la liberta’ di movimento e’ la religione suprema). La consapevolezza, e la preoccupazione, erano reali - mentre negli stessi giorni, McCain ripeteva che l’economia americana era solida.

Oggi, dalla preoccupazione si e’ passati al dramma. Sembra un cambiamento epocale: il contrasto tra la retorica dello shopping sfrenato e del consumismo compulsivo nella New York natalizia, ed il pensiero che “spendere e’ sbagliato” (perche’ i soldi non si hanno, perche’ e’ bene non indebitarsi, o semplicemente perche’ si sa che verranno tempi peggiori) e’ stridente. Nessuno qui inviterebbe all’ottimismo ed al consumo – verrebbe preso semplicemente per matto.

La prima cosa che ascolto, salita sul taxi che mi porta dall’aeroporto a Manhattan, e’ una psicologa che alla radio spiega come gestire la comunicazione della crisi con i figli piccoli. Si sta diffondendo l’opinione che sia bene tenerli al riparo, e far loro regali natalizi esorbitanti anche a costo di rinunciare ad altre spese piu’ necessarie. Pare che i negozi di giocattoli siano gli unici a non subire cali di vendite, in tv si vedono pubblicita’ di ogni cosa usare bambini in pigiamini natalizi che scartano pacchi piu’ grandi di loro, e sembra che le mamme abbiano ridotto i consumi piu’ delle altre donne, per potersi permettere di comprare i regali per i figli. La psicologa alla radio consiglia una cosa semplice ma rivoluzionaria, in America o forse ovunque nel nostro tempo, nella nostra parte di mondo: accettare le difficolta’ della vita, imparare a gestire il dolore, smettere di pensare che tutto sia sempre perfetto o che debba esserlo. Soprattutto, educare i bambini a farlo, non credere che proteggerli sia il modo migliore per farli crescere preparati a vivere nel mondo che li aspetta. Una banalita’. La normalita’ delle difficolta’. Ma sembra l’occasione per ripensare a cio’ che e’ importante e cio’ che e’ solo un surrogato, nelle nostre vite veloci e perfette.

Un’altra cosa, in tre mesi di assenza, e’ chiaramente cambiata: Obama non e’ piu’ il candidato di una parte contro l’altra, ma il presidente eletto – congelato in questa sorta di limbo lunghissimo, costretto al tempo stesso a non fare nulla, per correttezza istituzionale, ed a fare almeno una cosa importante al giorno, per rispondere ad un’opinione pubblica che lo attende come il messia. Lui ha perso il suo sorriso, intento nel difficile lavoro che e’ riuscito ad ottenere, con gli occhi del mondo e del suo paese puntati addosso. Aveva promesso il cambiamento, mentre alcune nomine indicano cautela, una volonta’ bipartisan di continuita’. Aveva promesso nuovi posti di lavoro, e la crisi lo costringe a parlare di “posti di lavoro salvati”. Aveva promesso la rivoluzione verde, e gia’ deve ridisegnarla sui contorni del disastro economico che ha davanti. Tutto e’ gia’ cambiato, la speranza di futuro si e’ trasformata in speranza di salvarsi, di non affondare. Eppure, anche senza il suo sorriso, anche con le aspettative cui far fronte, continua ad essere un’icona pop, la rockstar della politica. I democratici hanno perso alcune elezioni locali dopo le presidenziali, ed il dibattito (in quel partito che fino a pochi mesi fa lo guardava con sospetto) e’ se sia possibile vincere senza che il nome di Obama sia sulla scheda. E dopo la psicologa che dava consigli sull’educazione dei figli, alla radio c’era la pubblicita’ di un prodotto per smettere di fumare che, dopo aver fatto notare che rinunciando alle sigarette si hanno piu’ soldi per pagare le rate del mutuo, invitava a non sentirsi soli: “anche Obama sta cercando di smettere!”

chi sono
Sono nata a Roma il 16 giugno del 1973 da papà toscano (Anghiari, Arezzo) e mamma veneta (Vittorio Veneto, Treviso).
contatti mail: mogherini_f@camera.it
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Fax: 06.67605726
Indirizzo: Camera dei Deputati, Piazza S. Claudio 166 - 00186 Roma


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