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federica mogherini
Sull' Europa

QUALE EUROPA

7 ottobre 2008 permalink 1commenti
24 ore a Parigi, per una riunione del gruppo del PSE al Parlamento Europeo con i rappresentanti dei gruppi parlamentari nazionali. Di per se’, l’idea di provare a coordinare almeno le informazioni ed un po’ di analisi tra i due livelli mi pare eccellente. Uno dei principali problemi che abbiamo (come europei e soprattutto come “pro-europei”) e’ la mancanza di sinergia quando non addirittura l’aperta contraddizione tra le scelte che si compiono a livello nazionale ed in Europa. Nel concreto, la cosa e’ stata anche piu’ interessante del previsto. Qualche pensiero sparso:

1. La preoccupazione comune riguarda il sentimento di paura ed ansia che spinge tutte le societa’ europee alla chiusura e le espone al fascino dei populismi – di destra, ma anche di sinistra (anche se da noi questo si vede meno). Il rischio che vedo, e’ che si guardi il dito e non la luna, ci si preoccupi dell’ascesa dei partiti e politiche di estrema destra piuttosto che del consenso popolare che li sostiene. Non sara’ dicendo “fascisti” e “razzisti” che convinceremo qualcuno dei nostri argomenti. Credo che ci voglia costanza e coerenza, credibilita’ e serieta’, nel dire le cose che pensiamo senza censurarne alcuna: che l’immigrazione clandestina va fermata, che vanno attaccate le mafie che la gestiscono, che il controllo delle frontiere va fatto con rispetto dei basilari principi di rispetto della dignita’ umana, che va sviluppata una politica seria di integrazione a cominciare dal mondo del lavoro, che va contrastato il lavoro nero a cominciare da chi lo sfrutta, che sono necessarie politiche serie di cooperazione allo sviluppo per risolvere le cause che spingono alla disperazione che sceglie di emigrare, e serie politiche di dialogo interculturale ed educazione alla convivenza.

2.Il paradosso e’ ovunque quello di vedere opinioni pubbliche sempre piu’ convinte della necessita’ di politiche contrarie a quelle che la destra ha proposto in questi anni – soprattutto in campo di deregulation economica, in questa fase di crisi -, e tuttavia i voti vanno a destra. La sensazione che a noi manchi la credibilita’, a volte lo spirito d’iniziativa, spesso una “narrazione” che consenta di identificarsi, di sentirsi parte di un progetto a lungo termine, di una comunita’. Il senso di “perdita di se’” che colpisce l’identita’ culturale trova risposte ovunque nella ricerca di radici – mi raccontava il Presidente dei parlamentari socialisti belgi valloni che nel suo paese i ragazzi italiani di 3 o 4 generazione hanno ripreso a studiare l’italiano e vanno in giro con magliette con su scritto “Italia”. Si cerca disperatamente o allegramente una definizione di se’ – il problema e’ dove la si trova.

3. Il tema di cui tutta Europa parla e’ la crisi, e le sue ripercussioni sull’Europa. Non si discute SE arrivera’ – ma COME fronteggiarla. Rasmussen, presidente del PSE, ha presentato su questo una proposta articolata che il Parlamento Europeo ha votato a maggioranza qualificata – il che significa che dovrebbe diventare oggetto di un’iniziativa da parte della Commissione. Di fronte al livello del dibattito europeo, fanno pena le rassicurazioni del nostro governo sulla presunta immunita’ dell’Italia dalla crisi. Come se la cosa non ci riguardasse.

4. Continuo a vedere una seria difficolta’ per l’Europa. In parte e’ paralizzata dalla mancata ratifica dei nuovi trattati. In piu’ – saro’ brutale - non e’ chiaro a cosa serva. Ok, a stare meglio di come stavamo quando non c’era: niente piu’ guerra, grande mobilita’, moneta unica solida senza la quale saremmo seriamente nei guai. Questo serve a dire “a cosa e’ servita” – non “a cosa servira’”. Manca una missione, una visione. L’unica che si intravede e’ quella protezionista, di tutela nella competizione contro il resto del mondo. Anche chi parla di “Europa sociale” – saro’ sempre brutale – rischia di cadere nel campo della conservazione di un passato che non c’e’ piu’, in una nostalgia protezionista che non credo ci appartenga, culturalmente. O ci si inventa qualcosa di serio e di nuovo in tempi molto rapidi, o sara’ bene che iniziamo ad accettare il fatto che l’integrazione e’ fatta (piu’ o meno) e non si parla piu’ di “piu’ Europa o meno Europa”, ma di quali politiche si fanno in Europa. E del fatto che questa Europa e’ governata, a livello comunitario ed ai livelli nazionali, dalla destra. Io credo sia utile mettercelo bene in testa, da qui all’inizio della campagna per le elezioni europee.

Una piccola tristezza: Alitalia. Vista dal resto d'Europa, e' diventata una barzelletta. Pensano che non voli, o voli poco e male. Non si fiderebbero, a prenderla. Il danno d'immagine e quindi economico temo sara' irreparabile.

chi sono
Sono nata a Roma il 16 giugno del 1973 da papà toscano (Anghiari, Arezzo) e mamma veneta (Vittorio Veneto, Treviso).
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