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federica mogherini
Diario americano

UNA PARTITA APERTA

9 settembre 2008 permalink 4commenti
Perchè McCain sale, nei sondaggi, fino a superare Obama? La Palin funziona così bene? In parte sì. E non perchè è donna, credo. Ma perchè fa innalzare alle stelle il livello di identificazione per l'americano medio. E' una che fino all'anno scorso non aveva il passaporto, come la maggior parte degli americani. E' una che se intervistata rischia di fare gaffe terrificanti, come qualsiasi americano (presidente attuale incluso, ed è stato eletto per due volte, nonostante o grazie a questo). E' una normale, che sicuramente capisce i problemi ed i punti di vista di tutti i cittadini normali. e la sua inesperienza bilancia l'esperienza di McCain, la rende più umana. Il ticket ora ha tutto: un esperto di Washington indipendente a sufficienza per andare contro Washington (almeno, questo è il messaggio), ed una mamma normale ed agguerrita che conosce la vita vera dei veri americani.

Obama ha capito l'antifona ed ha iniziato a correre ai ripari già durante la Convention di Denver, mettendo in luce il suo lato "middle class" (contro i miliardi di MCCain) e spiegando che ciò che conta non è (sol)tanto che lui racconti le sue idee, ma che sappia quali sono le idee - meglio, le priorità e le preoccupazioni - degli americani. "Questa campagna elettorale non ha mai riguardato me, ma voi", ha detto allo stadio.  

Non credo che avere Hillary come vice lo avrebbe aiutato, in questo sforzo di "normalizzazione" della sua immagine. Anzi. Lei è quanto di più "anormale" possa esserci, per l'immaginario collettivo dell'americano medio. Avrebbe, credo, sommato NY a Chicago, cosa non rassicurante per chi vive nell'america profonda. Avrebbe allontanato quella maggioranza di indecisi che la odiano. Ed avrebbe catalizzato l'attenzione sui disaccordi, le rivalità interne, la difficile coabitazione. Credo che Biden (nome a parte) assolva meglio la funzione di rassicurare l'america profonda della veracità del ticket. Lui, il suo sorriso bianchissimo e la sua famiglia infinita.

Sarà dura, sarà aperta, credo, fino alla fine. Certo, i sondaggi tendono a sottostimare gli elettori che non hanno il telefono fisso in casa - quindi i più giovani, i più dinamici, i più obamiani. E certo, comunque vada si chiuderà un epoca (quella della paura) e se ne aprirà  un'altra epoca. Perchè oggi è ovvio che i Democratici tentino di mettere in luce gli elementi di continuità tra Bush e McCain, ma credo che anche loro sappiano che molte cose cambierebbero - e non potrebbero che cambiare in meglio, perchè peggio di così... Certo, la differenza dell'esito sarà abissale: con Obama si entra in una fase del tutto nuova della politica americana (e quindi mondiale), con McCain si potrà al massimo trattare di aggiustamenti di rotta.

Last but not least, grazie a Lapo Pistelli ho due foto souvenir di Denver...




Con Howard Dean al Pepsi Center, e allo stadio prima di sentire Obama (tra Veltroni ed una simpatica signora di Denver moglie di un pilota militare e madre di 3 figli, di cui due al loro primo voto)


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permalink | inviato da BlogMog il 9/9/2008 alle 15:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
Diario americano

SLEEPLESS IN DENVER

25 agosto 2008 permalink 3commenti
Sono le 4 del mattino, ed ovviamente sono sveglia. Mi ero illusa che dormire in aereo 4 delle 12 ore totali del viaggio mi avrebbe consentito di assorbire con relativa facilità un fuso orario di 8 ore da cambiare due volte in una settimana. Ha funzionato solo in parte: all’arrivo a Denver, a mezzogiorno ora locale (le 8 di sera in Italia), sono riuscita a reggere due ore di Albright e Mondale sulle regole delle primarie e delle Convention, ed altre due ore di “reception” con i relativi obblighi/piaceri sociali che comporta - saluti baci abbracci scambi di biglietti da visita e aggiornamenti sulla vita di persone che non vedi da un bel po’ e che a volte sei anche sinceramente felice di ritrovare.

Alle 10 ero a letto (le 6 del mattino in Italia), ma alle 3 in punto sveglia come se fosse mezzogiorno. Tutta la melatonina e le strategie del sonno del mondo non mi libereranno mai da questa cosa: ogni volta che sono in America, semplicemente non dormo. Una volta sveglia, scatta il pensiero che dall’altra parte dell’oceano è pieno giorno, si può telefonare e mandare email e il “tuo” mondo è connesso, ed è la fine. Così eccomi a raccontare questo inizio d’avventura seduta alla scrivania della mia enorme stanza di hotel (fornita anche di tavolo da pranzo e cucina, chissà perché), nel mezzo del deserto tra Denver e l’aeroporto, con fuori il buio e il vento di una notte di fine agosto e qualche altra finestra dell’hotel di fronte illuminata a testimoniare che qualche altro europeo soffre di jetlag esattamente come me.

Oggi inizia la Convention. Sono qui per l’International Leaders Forum, il programma che l’NDI (National Democratic Institute della Albright, che funge da dipartimento relazioni internazionali dei Democrats) organizza ogni 4 anni per guidare gli ospiti internazionali alla scoperta della Convention. Abbiamo un programma fitto di incontri e tavole rotonde, durante le quali esponenti di primo piano della politica (non solo ma prevalentemente democratica), del giornalismo e dei think tank illustrano e dibattono i differenti aspetti della fase politica. Siamo 500 ospiti internazionali, provenienti davvero da tutto il mondo – dalla Georgia al Giappone, dall’Uganda al Cile, dalla Giordania alla Svezia. Leader di partito, capi (ed ex, e forse futuri) di Stato e di governo, Ministri, parlamentari, varia ed interessante umanità. Per il momento siamo qui in 4, per il PD (io, Lapo Pistelli, Gianni Vernetti e Luca Bader), tra domani e dopodomani arrivano Veltroni, Rutelli e Fassino.

La settimana sarà intensa, emozionante e divertente – “uno zoo”, mi ha detto un Democrat che di Convention ne ha viste tante. Uno zoo in cui animali e spettatori si confondono. Gran caos, musica e stand e fantasiose manifestazioni per le strade di una città altrimenti poco vivace – ieri si aggirava per il centro un enorme gabinetto con le gambe che attirava l’attenzione dei delegati e dei passanti sullo spreco d’acqua che comporta lo sciacquone… Il clima mi ha immediatamente ed istintivamente ricordato quello dei Forum Sociali, un bazar dove ognuno prende ciò che più trova interessante.

Ma la Convention non è ancora iniziata – apre oggi con Michelle Obama (sono davvero curiosa di sentirla), la Pelosi e un tributo a Ted Kennedy. Per ora, avendo passato “nello zoo” solo 4 o 5 ore, ho già avuto una buona dose di contatti ed input: il “panel” sulle regole delle primarie e delle convention è stato interessante (ho scoperto ad esempio che un candidato indipendente può avere accesso ai tre dibattiti televisivi finali della campagna solo se almeno 5 sondaggi a livello federale gli attribuiscono un consenso superiore al 15% - altro che soglia di sbarramento al 3 o al 5!); ho ascoltato la Albright, la Pelosi, e l’ex vice presidente Mondale (parecchi ex, nel nostro programma – il che stride un po’ con l’accento sul futuro della Convention e della campagna di Obama). Soprattutto, ho salutato i miei amici dell’NDI e Howard Dean, che si è mostrato ben più amichevole di quanto potessi prevedere - la nostra proverbiale ospitalità lo aveva stupito e colpito, quando era venuto al Congresso di scioglimento dei DS a Firenze, ed ha mantenuto con me un atteggiamento di amicizia riconoscente che solo per un americano è possibile assumere dopo solo 3 o 4 incontri… Ci eravamo già visti infatti al Congresso del PSE a Porto (incontro bilaterale Dean - Fassino e Dean - Prodi, altri tempi), poi avevo organizzato la sua visita in Italia l'anno scorso ed ero andata a trovarlo a Washington con Marina Sereni un anno fa (era il giorno in cui Veltroni faceva il discorso al Lingotto, se non ricordo male)

That’s all for now! (spero che gli altri aggiornamenti non saranno in notturna…)

chi sono
Sono nata a Roma il 16 giugno del 1973 da papà toscano (Anghiari, Arezzo) e mamma veneta (Vittorio Veneto, Treviso).
contatti mail: mogherini_f@camera.it
tel: 06.67605348
Fax: 06.67605726
Indirizzo: Camera dei Deputati, Piazza S. Claudio 166 - 00186 Roma


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