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Per la pace

DIFESA, PD: UNITÀ DI INTENTI CON TAVOLA DELLA PACE SU REVISIONE STRUMENTO MILITARE

12 luglio 2012 permalink 0commenti

"Si è svolto nei giorni scorsi un incontro tra i gruppi del Pd delle commissioni Difesa di Camera e Senato ed una delegazione della Tavola della Pace, che ha avuto per oggetto l'esame parlamentare della legge delega di revisione dello strumento militare.
Il Partito democratico ha presentato alla Tavola della Pace le linee guida dei propri emendamenti, che vogliono mettere il Parlamento al centro delle future decisioni del Paese sull'assetto della nostra difesa e sulle politiche di armamento. L'incontro é stato un'occasione utile di confronto ed ha mostrato una positiva unità di intenti sulla volontà di entrambi di restituire al Parlamento il potere democratico di scelta su temi così cruciali per il Paese". 

Lo rendono noto Emanuele Fiano, responsabile sicurezza del Pd, Federica Mogherini, responsabile globalizzazione del Pd e segretario della commissione Difesa della Camera e Giampiero Scanu, capogruppo del Pd in commissione Difesa al Senato.


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Per la pace

F35, APPROVATA MOZIONE PD: PIU' TRASPARENZA IN PARLAMENTO E RIVALUTAZIONE NUMERO VELIVOLI DA ACQUISIRE

28 marzo 2012 permalink 0commenti

“L'approvazione oggi della nostra mozione sugli F35 e' un ottimo risultato, che segna finalmente un ritorno del ruolo del Parlamento nell'orientare in modo trasparente scelte così rilevanti e delicate per il paese. Gli anni del governo Berlusconi avevano oscurato ogni informazione circa la partecipazione italiana a questo programma, con un deficit di trasparenza gravissimo. Nelle scorse settimane avevamo già ottenuto due importanti risultati: comunicazioni ufficiali sullo stato dell'arte del coinvolgimento italiano nel progetto, e soprattutto l'annuncio da parte del Ministro Di Paola di una riduzione da 131 a 90 degli aerei che si prevede di acquisire. Oggi, con l'approvazione della nostra mozione, otteniamo un ulteriore importante risultato: il governo si impegna a rendere noto il piano complessivo degli investimenti e, soprattutto, a "riconsiderare il numero effettivo di velivoli da acquisire" così come stanno facendo gli altri Paesi partner del progetto. Questo consentirà al nostro Paese di tenere aperta nel tempo la valutazione sulla sua partecipazione al programma di produzione degli F35, vista la totale incertezza che ancora caratterizza il programma rispetto sia ai suoi costi, sia ai problemi tecnici che incontra”.
E’ quanto dichiara Federica Mogherini, deputata PD, Segretario della Commissione Difesa della Camera e Responsabile Globalizzazione del PD.


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Attività parlamentare

INTERVENTO SULL’ACQUISTO DEI SISTEMI D’ARMA E SUGLI F35

12 marzo 2012 permalink 0commenti

 

Oggi in Aula alla Camera ho illustrato la mozione del PD sull’acquisto dei sistemi d’arma e sugli F35.


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Per la pace

DIFESA: TAGLI VANNO NELLA GIUSTA DIREZIONE

15 febbraio 2012 permalink 1commenti

“Il piano di revisione dello strumento militare che oggi il Ministro Di Paola ha presentato alle Commissioni Difesa di Camera e Senato, affronta in modo serio la necessità di ridimensionare le nostre forze armate sia di fronte alle mutate esigenze strategiche sia, e forse soprattutto, a fronte delle ristrettezze di bilancio con cui il nostro paese deve fare i conti. Sia la consapevolezza di dover ridurre le spese per il personale - a partire da quelle dedicate ai gradi più alti -, sia la consistente riduzione del numero di F35 da ordinare, vanno nella giusta direzione. E' importante tuttavia tenere a mente, anche in queste ore, che non esiste un'"ora x" entro la quale l'Italia deve stabilire in via definitiva il proprio ordine, e che gli Stati Uniti per primi stanno posticipando in modo significativo le proprie decisioni a riguardo. Andrà quindi senz'altro mantenuta aperta e costante una valutazione trasparente sull'opportunità di ulteriori riduzioni della partecipazione italiana a questo programma”.
E’ quanto dichiara Federica Mogherini, deputata PD, Segretario della Commissione Difesa della Camera e Responsabile Globalizzazione del PD.


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Per la pace

DIFESA, ASCOLTIAMO LA LEZIONE AMERICANA

15 febbraio 2012 permalink 0commenti

Per una strana coincidenza (o forse no?) il Consiglio dei Ministri ha varato ieri il piano di ridefinizione del sistema di difesa, poco dopo la presentazione di Obama del bilancio per il 2013. Sono tempi di crisi economica, oltre che di ripensamento delle dinamiche globali, delle reali minacce alla sicurezza internazionale e degli strumenti più efficaci per fronteggiarle.
E questo fa sì che, inevitabilmente, il tema della ridefinizione dello strumento militare sia affrontato a partire sia da considerazioni strategiche, ma anche contestualmente dalle esigenze di bilancio. “Razionalizzazione”: questa è la parola d’ordine sulle due sponde dell’Atlantico.
Negli Stati Uniti la difesa subirà già quest’anno tagli consistenti, pari al 5% del suo bilancio complessivo – incluse missioni internazionali e programmi d’investimento, a partire dagli F35. Ed altri tagli verranno, nei prossimi anni – più o meno consistenti ma certi, a detta di tutti gli operatori ed analisti del settore. In Italia avremo oggi in commissione difesa, dal ministro Di Paola, i dettagli di un piano che Monti definisce «riforma strutturale anche sotto il profilo economico», e potremo quindi valutare come il governo intende attuare il principio, positivo, di razionalizzazione fin qui affermato.
È utile però fin da subito trarre qualche lezione americana, e provare ad adeguare alcune nostre scelte di investimento al più complessivo scenario internazionale. Parlo del programma di produzione degli F35, nato negli Stati Uniti ma di cui l’Italia è non, banalmente, “compratore” ma piuttosto “partner” al 4%, con investimenti già sostenuti, e conseguenti – ma ben più incerte – ricadute industriali ed occupazionali.
Ci sono, nel bilancio reso noto a Washington in questi giorni, due elementi che sarebbe saggio introdurre anche a Roma: da una parte una riduzione del numero di aerei ordinati, dall’altra una dilazione nel tempo. Gli Stati Uniti acquisteranno infatti quest’anno 29 F35: due in meno di quelli acquistati l’anno scorso (31), e ben sei meno del 2010 (35), per un risparmio di 1,6 miliardi di dollari. Inoltre, il bilancio indica che per 179 dei 423 velivoli di cui si prevedeva l’ordine per gli anni successivi al 2013, la decisione verrà presa solo dopo il 2017.
Lo stand by di quasi la metà dell’ordine comporterà una mancata spesa di 15,1 miliardi nell’arco dei prossimi cinque anni, e viene così argomentata nella nota che accompagna il bilancio: «Cambiamenti di priorità, ristrettezze finanziarie, e la necessità di ridurre la sovrapposizione tra sviluppo del programma e produzione iniziale». Le due prime motivazioni parlano da sole. La terza indica chiaramente come sia preferibile rallentare il programma per consentire di svolgere i test tecnici necessari a risolvere le criticità finora emerse, posticipando le decisioni sulla produzione ad una fase in cui si avranno maggiori certezze riguardo al loro successo.
Sono tre motivazioni importanti, niente affatto ideologiche ma anzi estremamente pragmatiche, che credo i partner internazionali del progetto – a partire dall’Italia – non potranno ignorare. Al contrario, dovremmo fare completamente nostre le argomentazioni americane, e comportarci in modo conseguente: il nostro bilancio soffre di ristrettezze anche più serie di quello americano; le nostre priorità strategiche sono sempre più mediterranee, e connesse con lo sviluppo di un sistema di difesa e sicurezza europeo, come il Consiglio supremo di difesa ci ha ricordato solo qualche giorno fa; e per chi è partner al 4% è ancora più essenziale procedere, come stanno facendo gli americani, ad una messa in stand by delle ordinazioni, se non altro per avere la certezza di non “bruciare” i propri investimenti in una fase non ancora “matura” del progetto.
Ascolteremo oggi le proposte del governo. Credo che sarebbe saggio tradurre le intenzioni, già positive, di “razionalizzazione”, in “riduzione” e “dilazione”. Seguiamo la lezione americana. 

Articolo pubblicato su Europa il 15 febbraio 2012


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Per la pace

DIFESA: BENE CONSIGLIO SUPREMO, ORA REVISIONE PROGRAMMI DI INVESTIMENTO PER MODELLO DIFESA PIÙ SOSTENIBILE E EUROPEO

8 febbraio 2012 permalink 0commenti

“Le conclusioni della riunione di oggi del Consiglio Supremo di Difesa mi sembrano molto positive, soprattutto per alcune indicazioni utili al rilancio del ruolo dell’Italia sulla scena internazionale e alla ridefinizione del suo sistema di difesa.
In particolare, è importante che la conferma dell’impegno italiano sulle missioni internazionali sia accompagnata da una specifica indicazione a determinare le priorità di intervento e ad investire in modo più mirato rispetto alle diverse aree di crisi in cui i nostri militari sono presenti.
E' importante, inoltre, che si confermi l’intenzione di rimodulare alcuni dei principali programmi di investimento per i sistemi d’arma, alla luce di un nuovo modello di difesa che possa essere più sostenibile e meglio focalizzato sulle nuove priorità di sicurezza nazionale e di impegno internazionale dell’Italia.
E', infine, pienamente condivisibile l’indicazione di lavorare ad una progressiva integrazione europea delle Forze Armate ed è auspicabile che la preannunciata “innovativa iniziativa italiana” in questo ambito possa presto concretizzarsi, dando un contributo, di cui c’è estremo bisogno, all’approfondimento dell’integrazione politica europea in tutti gli ambiti, a partire proprio dal settore della sicurezza e della difesa.
Sarà ora compito del Parlamento, insieme al Governo, dare seguito a queste indicazioni, traducendole in scelte concrete che possano consegnare all’Italia uno strumento militare rinnovato e sostenibile, al servizio della sicurezza nazionale, della progressiva integrazione europea e della proiezione sulla scena internazionale per promuovere obiettivi di pace e di cooperazione”.
E’ quanto dichiara Federica Mogherini, deputata PD, Segretario della Commissione Difesa della Camera e Responsabile Globalizzazione del PD.

Diario parlamentare

F-35, BENE REVISIONE PROGRAMMA, SERVE MODELLO DI DIFESA PIÙ SOSTENIBILE. ORA DISCUSSIONE TRASPARENTE IN PARLAMENTO

11 gennaio 2012 permalink 0commenti

“Oggi alla Camera il Ministro della Difesa Di Paola ha confermato che è in corso una profonda revisione della partecipazione italiana al programma di produzione degli F-35. E' una buona notizia, alla luce sia dei profondi cambiamenti dello scenario globale negli ultimi quindici anni, sia della drammaticità della crisi economica e delle sue conseguenze sui bilanci di tutti i paesi, a partire ovviamente dall'Italia.

Quello che serve, sugli F-35 così come su altre voci del bilancio, è una "spending review" della difesa, che individui le necessità prioritarie e razionalizzi un modello che non è più sostenibile. E' bene che questo processo di revisione avvenga nel modo più trasparente possibile, dando al Parlamento e all'opinione pubblica tutti gli elementi che finora sono stati volutamente omessi, in modo che discussione e decisioni siano basate su dati ufficiali e reali. E' indispensabile che la responsabilità di scelte così cruciali per il paese sia assunta in modo rapido e trasparente dal Parlamento con una discussione informata, aperta ed approfondita”.

E’ quanto dichiara Federica Mogherini, deputata PD e Responsabile Globalizzazione del PD.


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Diario parlamentare

SENZA TOTEM, NE' TABU': COSI' SI CAMBIA LA DIFESA

7 gennaio 2012 permalink 0commenti

Come per la gestione della crisi, anche per il settore della difesa quelli del governo Berlusconi sono stati anni persi. Dietro la retorica costosa della mini-naja e la cecità dei tagli lineari, non si e' affrontato nessuno dei nodi strutturali del modello di difesa. Ora il velo e' stato impietosamente alzato, e l'insostenibilità dello strumento militare e' diventata evidente. Perché costa più di quanto possiamo spendere, e perché manca un'analisi degli scenari di minaccia alla nostra sicurezza, e di conseguenza degli strumenti necessari per farvi fronte. A dieci anni dall'abolizione della leva, e' ora di fare una valutazione di quanto il nostro modello di difesa sia funzionale agli obiettivi che gli scenari internazionali richiedono. A partire da quest'analisi ha senso ragionare di cosa e come tagliare, avendo chiaro il contesto internazionale. Va rilanciato il faticoso processo di integrazione europea, frenato da protezionismi nazionali e solitarie fughe in avanti di singoli paesi, e va risolta la crisi d'identità della Nato, in una fase di passaggio non solo per i tagli ai bilanci della difesa, ma perché la natura dell'Alleanza e' sempre meno tradizionalmente difensiva e sempre più chiamata dalle Nazioni Unite a fare i conti con minacce asimmetriche e crisi regionali che mettono in pericolo la stabilità globale - e non sempre e' attrezzata per affrontare efficacemente queste sfide, come la vicenda afghana dimostra, e come l'inedita formula dell'intervento in Libia ci ricorda. Siamo in una fase di "crisi" nel senso originario del termine (opportunità, cambiamento), di ripensamento del ruolo degli assetti militari. E di certo, dopo mezzo secolo di guerra fredda e un decennio di scontro di civiltà, questi anni di crisi economica ci portano a rivalutare diplomazia e "soft power". l'Italia ha quindi l'opportunità di fare di necessità virtù: investendo nella prevenzione dei conflitti e nella cooperazione; ridimensionando e ridistribuendo le risorse della difesa tra le voci di bilancio (a cosa serve avere piloti e aerei che non si hanno poi le risorse per far volare?); favorendo il rinnovamento delle forze armate, appesantite da una quantità anomala di ufficiali e sottufficiali, e penalizzate dalla precarizzazione dei meccanismi di ingresso dei giovani; revisionando i programmi di acquisto per capire quali sono funzionali a esigenze reali e quali invece possono essere ridotti, sostituiti, sospesi o cancellati. Anche il dibattito sugli F35 va inserito in quest'ottica, senza farne ne' un totem ne' un tabù, ma l'oggetto di una scelta razionale. Il programma ha subito una lievitazione dei costi, un moltiplicarsi di criticità tecniche, un rallentamento notevole nei tempi; tutti i partner del progetto, compresi gli Stati Uniti, ne stanno ridimensionando la portata; il modello di cui l'Italia ha più bisogno - la versione a decollo verticale, compatibile con la portaerei Cavour - e' quella che presenta maggiori problemi tecnici e minori acquirenti, tanto che la sua produzione non e' affatto certa. Anche solo queste valutazioni, al netto delle difficoltà di bilancio, dovrebbero indurre a considerare un congelamento della nostra partecipazione al programma, almeno fino a quando non sarà chiaro cosa verrà prodotto, in quali tempi e con quali costi. E' necessario che il livello di trasparenza e di democraticità di questo processo di revisione sia il massimo possibile. Quel che fin qui e' stato appannato da un'opacità totale, deve divenire pubblico e limpido. Questo governo ha la possibilità di capire e gestire la complessità delle scelte da compiere, e l'interesse a fare del Parlamento il luogo in cui una profonda revisione del modello di difesa può essere discussa ed approvata. Ci vuole trasparenza, coraggio, realismo, e consapevolezza del mondo. Si può, si deve fare.

Articolo pubblicato su L'Unità sabato 7 gennaio 2012.


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Diario parlamentare

DIFESA, NUOVE PAROLE D'ORDINE

22 dicembre 2011 permalink 0commenti

In questi giorni si sono tenute le audizioni dei nuovi ministri presso le commissioni parlamentari competenti, per illustrare e discutere le linee programmatiche del governo. Nel settore della difesa i cambiamenti sono molti e rilevanti, e non riguardano solo il livello di competenza del ministro. Già il fatto che la continuità evocata non riguardi solo l’ultimo governo ma si riferisca agli ultimi sei ministri, da Andreatta in poi, dice molto del cambio di impostazione: la politica di difesa viene strappata dal limbo di retorica partigiana in cui l’aveva scioccamente voluta confinare La Russa, e tenta di navigare nel mare aperto dell’interesse nazionale, dell’impostazione istituzionale.
Molte e rilevanti novità, dicevo. Innanzitutto, l’esplicita consapevolezza che il sistema di difesa che abbiamo oggi, per risorse e per numeri, non è sostenibile e quindi va profondamente rivisto. Questo significa che finirà l’epoca dei tagli lineari, che in questi anni hanno schivato la responsabilità di un ripensamento complessivo del modello, compromettendo il funzionamento del sistema.
Si potrà, forse, finalmente ragionare senza preconcetti sulle reali necessità che il nostro paese ha nel settore della difesa, anche in relazione al suo ruolo globale, e sul modo migliore, più razionale, di fronteggiarle. Questo significa adottare un approccio realistico, determinare priorità, seguirle coerentemente.
In questo percorso, è probabile ed auspicabile che siano ridiscussi programmi d’investimento e di acquisizione dei sistemi d’arma, tra cui anche quello relativo agli F35 – sul quale il governo Berlusconi ha agito nella più totale confusione e assenza di trasparenza, a fronte di sviluppi internazionali importanti che l’Italia ha sostanzialmente ignorato.
In secondo luogo, il nuovo governo ha manifestato un cambio di impostazione importante per le missioni internazionali – nel metodo e nel merito. Nel merito, si sceglie di investire in quelle missioni di stabilizzazione di aree per noi strategiche – i Balcani, in particolare Kosovo e Bosnia, ed il Libano con la sua vicinanza strategica a Siria e Israele – che il precedente governo aveva deciso di ridimensionare fino a renderle via via quasi irrilevanti.
Sono missioni a minore intensità e visibilità, dove però i risultati raggiunti in anni di presenza internazionale sono ancora fragili, ed un eventuale destabilizzazione porterebbe conseguenze critiche per aree vaste e di interesse strategico per l’Europa e per il nostro paese. Sono missioni in cui il valore aggiunto dell’Italia è universalmente riconosciuto – dalle Nazioni Unite, dalla Nato, dalle istituzioni e dalle popolazioni locali –, ed il rapporto costi/benefici massimo.
C’è, poi, la consapevolezza che la vicenda afgana va tolta dal contesto ideologico in cui troppo spesso è stata collocata, e va piuttosto affrontata con serietà, competenza, e con le giuste risorse nei giusti capitoli di spesa (più addestramento, più affiancamento, più ricostruzione, più cooperazione civile, più diplomazia regionale).
Forse si può ora finalmente uscire dal falso dilemma restare/lasciare, e spostare l’attenzione dal “se” e “quando”, al “come” attuare una transizione che si preannuncia difficilissima. Sul dossier Afghanistan, la presenza di figure competenti come Di Paola alla difesa e De Mistura agli esteri sono, di per sé, garanzia di serietà. Allo stesso modo, sembra che il nuovo governo sia pronto a farsi carico con realismo e serietà di un’eredità non certo felice nei rapporti con la Libia.
Dopo il disastro dei baciamano e delle mille contraddittorie posizioni del governo Berlusconi, che avevano portato il nostro paese ad oscillare tra una vicinanza imbarazzante al regime ed una ridicola marginalità internazionale, l’Italia cerca di trovare un suo baricentro che le consenta di affermare che il futuro della Libia è e dev’essere piena responsabilità dei libici, senza per questo negare che alcuni specifici e complicati passaggi di questa nuova fase vanno sostenuti ed accompagnati, in piena trasparenza: sminamento, eliminazione dell’enorme quantità di armi presenti nel paese, costituzione e formazione delle forze di sicurezza, percorsi di riconciliazione nazionale e di institution building.
Infine, una piccola grande innovazione di merito. Il governo Berlusconi aveva frammentato il finanziamento delle missioni arrivando a decreti che coprivano anche solo due, tre mesi. Indice di una politica incapace di programmare nel medio periodo, e di dare quindi a militari, alleati e partner internazionali quella prevedibilità che in contesti di crisi si traduce in sicurezza ed affidabilità. Ma indice anche di un prevalere, sempre e comunque, delle scelte di Tremonti sulle priorità di altri ministeri – e con quali risultati, poi...
Il governo Monti, nel metodo, indica un ritorno alle migliori pratiche dei governi precedenti, con un finanziamento certo per le missioni internazionali che copre tutto il prossimo anno. È una piccola cosa, ma dà il segno di una solidità e di una serietà alla quale non eravamo più abituati. 

Articolo pubblicato sul quotidiano "Europa" il 22 dicembre 2011


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Per la pace

MISSIONI: LEGA CONTRADDITTORIA, PRIMA TUONA CONTRO, POI LE APPROVA

7 luglio 2011 permalink 0commenti

“Aspettiamo di vedere il testo del decreto di rifinanziamento prima di dare una valutazione, anche perché il blitz sul lodo Mondadori ci ha ricordato che quel che conta non è quel che si presenta alla stampa, ma quel che si scrive in ogni singolo comma dei provvedimenti. Le uniche cose certe al momento sono le contraddizioni della Lega, che dopo aver tuonato contro le missioni le approva, e l'incoerenza dell'Italia dei Valori, che oggi dichiara di essere "da sempre contraria alle cosiddette missioni militari di pace" avendole votate convintamente per anni, salvo poi cambiare idea qualche mese fa. Sui 6 voti di rifinanziamento delle missioni di pace fatti nel corso di questa legislatura, l'Idv ha votato 4 volte a favore e 2 contro: ed a cambiare non sono certo state le missioni...”.
E’ quanto dichiara Federica Mogherini, deputata PD e Segretario della Commissione Difesa della Camera dei Deputati.


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chi sono
Sono nata a Roma il 16 giugno del 1973 da papà toscano (Anghiari, Arezzo) e mamma veneta (Vittorio Veneto, Treviso).
contatti mail: mogherini_f@camera.it
tel: 06.67605348
Fax: 06.67605726
Indirizzo: Camera dei Deputati, Piazza S. Claudio 166 - 00186 Roma


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