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Sull' Europa

RAZZISMO: L’ITALIA DEVE RECEPIRE LE RACCOMANDAZIONI ONU CONTRO OGNI FORMA DI DISCRIMINAZIONE

16 marzo 2012 permalink 0commenti

“Sono molto importanti le raccomandazioni rivolte in questi giorni all’Italia dal CERD - Comitato ONU sulle discriminazioni razziali.
Si tratta di indicazioni e proposte puntuali in materia di diritti umani, di contrasto ai fenomeni di discriminazione razziale, di rispetto della dignità delle persone e delle principali norme di diritto internazionale.
Il CERD registra con preoccupazione il numero crescente di episodi di discriminazione e violenza ai danni di migranti o rappresentanti delle minoranze etniche presenti in Italia e segnala come le norme in materia di immigrazione e sicurezza approvate negli ultimi anni dal governo Berlusconi abbiano alimentato la criminalizzazione dei migranti in condizione di irregolarità, favorendo sentimenti diffusi di ostilità, intolleranza e mancato rispetto dei principi fondamentali di tutela della dignità personale.
Il Comitato ONU raccomanda che l’Italia rinunci a pratiche discriminatorie come i censimenti di emergenza destinati esclusivamente a singole minoranze etniche, che garantisca condizioni conformi agli standard internazionali nei centri di assistenza, accoglienza e identificazione dei migranti, così come nei centri per i rifugiati e richiedenti asilo e, più in generale, che sia in grado di far sì che le garanzie legislative fondamentali contro la discriminazione razziale operino a tutela di cittadini e non cittadini, indipendentemente dal loro status di immigrazione.
Pur riconoscendo l’importante attività svolta finora dall’UNAR e la novità rappresentata dall’istituzione del Ministero per la Cooperazione Internazionale e dell’Integrazione, si ricorda come l’Italia non abbia ancora istituito una Commissione nazionale per i diritti umani, un’istituzione nazionale indipendente in linea con i Principi di Parigi, da costituire con un coinvolgimento attivo degli attori della società civile e con l’assistenza tecnica dell’Ufficio dell’Alto Commissario per i Diritti Umani.
Infine, dal CERD giunge una raccomandazione pressante a rafforzare l’azione delle autorità di vigilanza sui mezzi di informazione per assicurare il rigoroso rispetto della Carta di Roma in materia di non discriminazione nel linguaggio giornalistico e nei servizi di informazione.
Sono raccomandazioni che l’Italia deve recepire quanto prima, affinché l’azione di contrasto ad ogni forma di discriminazione razziale possa essere sempre più concreta ed efficace”.
E’ quanto dichiara Federica Mogherini, deputata, responsabile globalizzazione per il PD e membro della Commissione sull’Eguaglianza e la Non Discriminazione dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa.

Per la pace

FORUM MONDIALE DI MARSIGLIA: ACQUA È BENE COMUNE, GARANTIRE ACCESSO UNIVERSALE E EQUA DISTRIBUZIONE

14 marzo 2012 permalink 0commenti

“I lavori del 6° Forum Mondiale sull’Acqua in corso a Marsiglia, al cui interno si svilupperà un confronto tra governi nazionali, organizzazioni internazionali – a partire dalle Nazioni Unite – e rappresentanti della società civile e del settore privato, meritano attenzione. Allo stesso tempo, è necessario prestare ascolto alle proposte che avanzeranno in questi giorni le forze sociali, le ong, i sindacati, i movimenti riuniti proprio a Marsiglia per condividere e sviluppare il lavoro prezioso che da anni fanno sulla tutela dell’acqua come bene comune.
Ci sono esperienze diffuse di partecipazione democratica dei cittadini che in tanti paesi lavorano con crescente successo affinché il diritto umano all’accesso sicuro e facile all’acqua potabile per esigenze alimentari e sanitarie – che l’Assemblea Generale ONU ha riconosciuto nel luglio 2010 – divenga esigibile universalmente. In questo senso, è particolarmente significativo il contributo offerto proprio in questi giorni dal Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, con la proposta di una tassazione sulle transazioni finanziarie finalizzata a garantire il diritto universale all’acqua.
E’ compito della politica far sì che questo confronto tra idee anche diverse sulla promozione dell’acqua come bene comune, sulle strategie per soddisfare i bisogni idrici individuati dagli Obiettivi del Millennio, sulle politiche per assicurare un accesso universale e un’equa distribuzione di questa fonte naturale essenziale, si sviluppi sempre di più all’interno del sistema delle Nazioni Unite, in un dibattito internazionale che valorizzi maggiormente le esigenze pubbliche e gli interessi generali, nella prospettiva di un nuovo modello di sviluppo globalmente sostenibile”.
E' quanto dichiara Federica Mogherini, deputata PD e responsabile globalizzazione PD.

Per la pace

AFGHANISTAN: COMUNITA' INTERNAZIONALE PROSEGUA IMPEGNO PER PACE E DIRITTI UMANI

30 maggio 2011 permalink 0commenti

"E’ urgente fare piena luce sull’attacco di oggi al “Provincial Reconstruction Team” (Prt) a guida italiana ad Herat, in Afghanistan, e chiarirne le dinamiche, che appaiono piuttosto anomale rispetto ai precedenti attentati che hanno interessato quella regione e che potrebbero indicare una escalation nella tipologia e nell’intensità delle azioni terroristiche. Voglio esprimere la mia personale vicinanza ai militari italiani feriti e ai loro familiari, confermando il sostegno all’impegno generoso e qualificato delle nostre Forze Armate, che dimostrano di essere determinanti nella fase di stabilizzazione e di transizione istituzionale dell’Afghanistan.
Se fosse confermata la matrice dell’attacco, si tratterebbe di un segnale molto preoccupante, che potrebbe configurarsi come un esplicito tentativo di rivendicare il controllo del territorio da parte dei talebani, proprio in una delle regioni dove si è in fase più avanzata nel trasferimento dei poteri dalle forze NATO agli afghani.
Per questo sarà necessario prestare massima cautela nell’operare il passaggio di consegne, per scongiurare il rischio di vedere vanificato lo sforzo compiuto in questi anni dalla comunità internazionale, che tanto più dovrà essere impegnata nel fare tutto il possibile per garantire la sicurezza, il consolidamento delle istituzioni nazionali, la tutela dei diritti umani del popolo afghano".
E’ quanto dichiara Federica Mogherini, deputata PD e Segretario della Commissione Difesa della Camera dei Deputati.


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Per la pace

AL FIANCO DELLA SOCIETA' CIVILE IN AFGHANISTAN, PER I DIRITTI UMANI E LA DEMOCRAZIA

25 maggio 2011 permalink 0commenti

"E’ stato molto importante e positivo il lavoro svolto dalla Conferenza internazionale delle organizzazioni della società civile afghana, che si è tenuta ieri ed oggi a Roma.

Ci giunge da lì un chiaro appello del popolo afghano alla collaborazione internazionale che merita di essere raccolto con convinzione.
Così come sono positive e condivisibili le raccomandazioni contenute nella dichiarazione conclusiva, che in particolare sollecitano una maggiore trasparenza nel processo politico di riconciliazione nazionale, il pieno rispetto dei diritti umani, il protagonismo internazionale delle forze vive e sane della società civile afghana".
E’ quanto dichiara Federica Mogherini, deputata PD e Segretario della Commissione Difesa della Camera dei Deputati.
"E’ compito dell’Italia e di tutti i paesi impegnati in Afghanistan ascoltare con attenzione le ragioni degli afghani, che invocano maggiore cooperazione internazionale e non ritiri militari affrettati e imposti più dalle agende nazionali dei paesi occidentali, che dalla considerazione dei reali interessi di quel paese. Fughe precipitose possono lasciare dietro di sé una condizione caotica o, peggio, il ritorno al potere dei talebani.
Per questo, va rilanciato l’impegno internazionale in quella regione, impegno di natura non solo militare, ma sempre di più di profilo economico e civile.
Ci attendiamo per questo scelte chiare alla prossima Conferenza di Bonn, che confermino un impegno dell’Italia e del resto della comunità internazionale che dovrà continuare nel tempo e avere come unico obiettivo la stabilizzazione della regione, il rafforzamento delle istituzioni e del processo democratico, la promozione e la piena affermazione dei diritti umani, a partire da quelli delle donne".

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Attività parlamentare

LIBIA: IL PD PRESENTA INTERROGAZIONE A RISPOSTA IMMEDITA

23 febbraio 2011 permalink 0commenti

Questo è il testo dell'interrogazione a risposta immediata sulla Libia che abbiamo presentato ieri e che sarà discusso oggi in Aula alla Camera nel primo pomeriggio:

Al Ministro degli esteri:

per sapere - premesso che-

la Libia è ormai sull'orlo di una vera e propria guerra civile, con un bilancio ufficioso che parla di centinaia di morti e feriti, destinati ad aumentare drammaticamente a causa dei bombardamenti in atto da parte dell’aviazione di Gheddafi sui manifestanti;

a fronte delle notizie allarmanti circa un gran numero di mercenari assoldati con il compito di sparare su quanti protestano anche pacificamente nelle strade, vi sarebbero notizie relative all’avvenuta diserzione di alcune unità dell'esercito che si sarebbero unite ai manifestanti, in un momento in cui è assai difficile prevedere con esattezza l’evoluzione a breve della difficile situazione che sta vivendo il popolo libico;

mentre l’amministrazione Obama – al pari di altri paesi europei - si è affrettata a condannare con nettezza la brutale repressione in atto e ha considerato non tollerabile la violenza contro chi protesta in modo pacifico, colpisce la linea di silenzio prima, e assai timida reazione poi, del nostro Governo, che si è limitato in una prima fase a dichiarare di non voler disturbare il leader libico; e solo successivamente, costretto dall’incalzare degli eventi, a esprimere parole meno timide di condanna;

il colpevole ritardo con cui l’Italia ha denunciato la strage di civili in atto in Libia è stato inoltre accompagnato da timidezze e cautele durante lo svolgimento del vertice del Consiglio europeo, durante il quale l’Italia avrebbe scoraggiato una più ferma presa di posizione delle cancellerie europee, motivandola col fatto che sarebbe a rischio l’integrità territoriale della Libia;

a fronte della gravità di quanto sta avvenendo non sono certo il silenzio o le eccessive cautele che potrebbero scongiurare l’eventuale rischio di una rottura dell’integrità territoriale della Libia, ma solo l’avanzare del processo democratico potrà aprire ad una soluzione positiva della crisi in atto;

quello che sta accadendo in Libia fa parte indubbiamente di un processo assai più ampio, che sta caratterizzando non solo la sponda sud del Mediterraneo, coinvolgendo paesi come la Tunisia e l’ Egitto, ma che si sta estendendo fino a paesi come lo Yemen e il Bahrain, dove - esattamente come in Libia - la risposta alle richieste popolari di riforme e maggior democrazia sta assumendo connotati di ferocia e brutale repressione;

proprio in ragione dei rapporti importanti e significativi del nostro paese con la Libia, anche alla luce della positiva chiusura del contenzioso coloniale con la firma e la ratifica del Trattato di amicizia e cooperazione, spettava e spetta all’Italia un dovere assai più forte nel condannare con fermezza i morti di Bengasi e nel ribadire che la libertà di espressione e di riunione pacifica, sono diritti fondamentali di ogni essere umano, e che come tali debbono essere sempre rispettati e protetti;

l’imbarazzo che ha contraddistinto la posizione ufficiale italiana è figlio invece di un’impostazione della nostra politica estera, e di una gestione del trattato di cooperazione con la Libia, di natura tutta propagandistica, disposta a concedere a Gheddafi una credibilità che non meritava e ad esaltarne i tratti più incivili, pur di ottenere risultati di immagine in materia di immigrazione, con la conseguenza di aver perso in questi anni ogni capacità di pressione sul colonnello libico, ad iniziare dalla questione dei rifugiati;

l’onda lunga delle rivoluzioni democratiche non si è affatto esaurita, e l’Italia deve avere chiaro l’obbiettivo di aiutare tutti quei processi democratici volti a costruire una nuova stabilità e nuove prospettive di sviluppo tra le due sponde del mediterraneo, né può limitarsi al ruolo di mero spettatore passivo a fronte dello sgretolarsi di quei regimi che se da un lato hanno assicurato stabilità, dall’altro lo hanno fatto anche al costo di una pesante negazione dello stato di diritto e di libertà fondamentali :-

quali iniziative urgenti il Governo intenda adottare, sia sul piano bilaterale che nelle opportune sedi internazionali, affinché abbia al più presto fine la brutale repressione in atto in Libia e venga dato ascolto alle richieste di riforme e tutela delle libertà fondamentali provenienti dal popolo libico.

Franceschini, Tempestini, Ventura Maran, Amici, Lenzi, Boccia, Quartiani, Giachetti, Rosato, Pistelli, Narducci, Barbi, Colombo, Corsini, Losacco, Porta, Mogherini


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Diario parlamentare

POMPEI, SFIDUCIA AL GOVERNO E AFGHANISTAN

12 novembre 2010 permalink 0commenti

Ieri il PD ha presentato una mozione di sfiducia – di cui sono firmataria – al Ministro della Cultura Sandro Bondi, dopo il crollo dell'Armeria dei Gladiatori a Pompei. Quì trovate il testo integrale.

Oggi, invece, il PD ha presentato alla Camera, insieme all’IDV, una mozione di sfiducia al Governo Berlusconi. Quì il testo.

Infine, sempre oggi, ho incontrato una delegazione di afghani, rappresentanti della società civile e attivisti per i diritti umani. In questo comunicato stampa, trovate il racconto dell’incontro.

Attività parlamentare

MOZIONE PER LA LIBERAZIONE DI LIU XIAOBO, PREMIO NOBEL PACE 2010

9 novembre 2010 permalink 0commenti

Passata all'unanimità la mozione - di cui sono tra i firmatari - per la liberazione di Liu Xiaobo, Premio Nobel per la Pace 2010. Ecco il testo:

La Camera,
premesso che:
l'8 ottobre 2010 il premio Nobel per la pace 2010 è stato assegnato a Liu Xiaobo, docente universitario e attivista cinese dei diritti umani, condannato a 11 anni di carcere da un tribunale della Repubblica Popolare Cinese il 25 dicembre 2009 per «istigazione alla sovversione»;
Liu Xiaobo, docente di letteratura cinese all'università di Pechino, fondatore nel 1989, insieme a due suoi studenti Wand Duan e Wu'er Xi, della Federazione autonoma degli studenti, è stato animatore della rivolta pacifica di piazza Tienanmen, arrestato la prima volta nel 1989 e condannato a 18 mesi di prigione per «propaganda e istigazione controrivoluzionaria», condanna reiterata nel 1991 per ulteriori due anni di detenzione. Liu è stato nuovamente condannato nel 1996 a tre anni dì lavori forzati per «disturbo della quiete pubblica» in un «laogai» (campo di rieducazione) per essere liberato soltanto nel 1999. È stato licenziato dall'università di Pechino e costretto ad emigrare per poi rientrare nella Repubblica Popolare Cinese nel 2004;
il Comitato per il Nobel rileva anche che: «Durante gli ultimi decenni la Cina ha fatto enormi progressi economici,
forse unici al mondo, e molte persone sono state sollevate dalla povertà. Il Paese ha raggiunto un nuovo status che implica maggiore responsabilità nella scena internazionale, che riguarda anche i diritti politici. L'articolo 35 della Costituzione cinese stabilisce che i cittadini godono delle libertà di associazione, di assemblea, di manifestazione e di discorso, ma queste libertà in realtà non vengono messe in pratica»;
le motivazioni con le quali è stato assegnato a Liu Xiaobo il premio Nobel per la pace, sottolineano, appunto, «i suoi sforzi costanti e non violenti in favore dei diritti dell'uomo in Cina»;
dell'attivista cinese, il Comitato ricorda che: «Per oltre due decenni Liu Xiaobo è stato un grande difensore dell'applicazione di questi diritti, ha preso parte alla protesta di Tienanmen nell'89, è stato tra i firmatari e i creatori di Charta 08, manifesto per la democrazia in Cina»;
Charta 08 è un manifesto per la libertà di espressione, per il rispetto dei diritti umani e per libere elezioni, che sostiene la necessità di introdurre riforme democratiche nel sistema politico. Sottoscritto originariamente da circa 300 personalità, Charta 08 ha raccolto quasi 10.000 adesioni, da parte di cittadini di varia estrazione sociale ed origine etnica;
attualmente Liu Xiaobo sta scontando un'ingiusta terza condanna ad 11 anni di reclusione, colpevole soltanto di essere stato il promotore del manifesto «Charta 08»;
le autorità cinesi hanno sottoposto agli arresti domiciliari la signora Liu Xia, moglie di Xiaobo, a cui viene impedita ogni comunicazione con l'esterno;
a seguito della diffusione della notizia dell'assegnazione del premio Nobel per la pace a Liu Xiaobo, si sono immediatamente registrate numerose positive prese di posizione di molti Governi europei e di quello statunitense,

impegna il Governo:

ad assumere, nei fori opportuni e di concerto con i partner dell'Unione europea, tutte le iniziative necessarie per chiedere alle autorità cinesi la liberazione del premio Nobel per la pace Liu Xiaobo;
a richiedere al Governo della Repubblica Popolare Cinese, e sempre di concerto con i partner dell'Unione europea, la rimozione delle limitazioni alla libertà personale e di movimento adottate a seguito della concessione del premio Nobel a Liu Xiaobo a carico della moglie dello stesso Liu Xiaobo, Liu Xia, consentendo a quest'ultima di fornire notizie verificabili circa la propria condizione;
a promuovere con i partner dell'Unione europea un'iniziativa per rafforzare il dialogo già esistente tra Unione europa e Cina, al fine di riprendere un confronto con la Repubblica Popolare Cinese sul rispetto dei diritti umani fondamentali in quel Paese, dalla libertà di stampa e di espressione, alla libertà religiosa, alla libertà di associazione politica.

Attività parlamentare

INTERROGAZIONE SUL SAHARA OCCIDENTALE

3 novembre 2010 permalink 0commenti

Nei giorni scorsi ho presentato questa Interrogazione parlamentare, insieme a Jean-Léonard Touadi e Sandro Gozi.

Al Ministro degli Affari Esteri - Per sapere - premesso che:

attualmente il territorio del Sarahawi Occidentale è inserito nella lista dei Paesi sottoposti al processo di decolonizzazione e avviati verso l'autodeterminazione, diritto previsto dalla Carta delle Nazioni Unite;

le Nazioni Unite in numerosi documenti ufficiali hanno riconosciuto il diritto del popolo saharawi all'autodeterminazione, di fatto con ciò respingendo le pretese di sovranità avanzate dal Marocco;

sono numerose le risoluzioni dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite e del Consiglio di sicurezza in forza delle quali si riconosce il processo di autodeterminazione del popolo saharawi, a tal fine è sufficiente menzionare le più recenti e significative risoluzioni del Consiglio di sicurezza 1754 e 1783 del 2007;

la presenza della forza di interposizione militare MINURSO testimonia che le dinamiche sul territorio non consentono ancora una piena affermazione del diritto all'autodeterminazione del popolo sarahawi, a tal proposito le ultime due informative del Segretario generale delle Nazioni Unite sulla situazione relativa al Sahara Occidentale, la prima del 14 aprile 2008 e l'ultima del 13 aprile 2009, ribadiscono le difficoltà esistente affinché siano pienamente attuate le risoluzioni ONU, e al contempo registrano comunque l'ottimo lavoro di sostegno alle popolazioni profughe svolto delle diverse autorità ONU presenti sul campo (ACNUR e PAM);

recentemente, l'inviato speciale del Segretario generale dell'ONU per il Sahara occidentale Christopher Ross ha annunciato la ripresa dei negoziati tra il Fronte Polisario e il Marocco previsti per il 3 e 4 novembre prossimi a New York, alla ricerca di una soluzione politica giusta e durevole permettendo al popolo saharawi di scegliere tra tre opzioni seguenti: incorporazione dentro il Marocco, indipendenza oppure autonomia sotto sovranità marocchina;

dal 15 ottobre 2010, più di 12.000 cittadini saharawi sta attuando una protesta pacifica con accampamenti fuori dalle città occupate del Sahara occidentale occupate dal Marocco, segnatamente nelle città di El Aaiùn, Dajla, Bojador e Esmara;

nell'intento di smantellare questi accampamenti di protesta il Governo marocchino starebbe utilizzando metodi violenti. Il 25 novembre 2010 nei pressi dell'accampamento di protesta nella città di E1 Aaiùn un adolescente di 14 anni è stato colpito a morte dalla polizia marocchina e molti altri sarahawi sarebbero stati feriti;

a parere degli interroganti si ritiene che tali atti siano in palese violazione del diritto del popolo saharawi alla libertà di manifestare e, più in generale, rappresentano una violazione della relazione di Richard Howitt su «Diritti umani nel mondo 2005 e politica dell'UE in materia» all'interno del quale è stato inserito un emendamento, il 12o, nel quale si «sollecita la tutela delle popolazioni saharawi e il rispetto dei suoi diritti fondamentali» e si «reitera la richiesta di una soluzione equa e duratura del conflitto del Sahara occidentale basata sul diritto all'autodeterminazione del popolo saharawi» -:

se il Governo sia a conoscenza di fatti di violazione dei diritti umani nelle città occupate dal Marocco e quali iniziative intenda intraprendere per garantire l'incolumità delle popolazioni profughe, la loro identità e i loro diritti fondamentali;

quale sia la posizione del Governo italiano rispetto all'annunciato negoziato di New York e, quali sforzi il nostro Governo intenda intraprendere per assicurare il rispetto delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza per quanto riguarda il processo di autodeterminazione con la celebrazione del previsto referendum;

se intenda adottare ogni iniziativa utile sul piano diplomatico volta a favorire il riconoscimento effettivo della libertà di accesso e di circolazione nei territori del Sahara occidentale di osservatori internazionali indipendenti, della stampa e delle organizzazioni umanitarie. (4-09230)

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Per la pace

OGGI SU L'UNITA'

24 settembre 2010 permalink 0commenti


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Diario americano

NY - DAY 2

11 dicembre 2008 permalink 1commenti
Rientrata, stanca e con la testa piena di impressioni ed idee - ma molto confusa riguardo a che ore sono...

Questo e' il mio diario che Europa pubblica oggi (domani l'ultima puntata):

Qui a New York, alla Conferenza del Consiglio Italia – Usa come sui quotidiani, in tv e alla radio, i due temi di dibattito sono la crisi economica e la nuova politica estera della presidenza Obama. Sei mesi fa si parlava quasi solo di Iraq, quattro mesi fa solo di Georgia e Russia e “nuova guerra fredda”, oggi la rilevanza dei temi economici ha di molto offuscato il nuovo corso della politica estera dell’Amministrazione che si insediera’ il 20 gennaio. E’ evidente che di fronte ad una crisi di proporzioni tanto importanti da far si’ che la ristampa di un libro sulla Grande Depressione del ’29 sia al sesto posto tra i bestseller, proprio prima di Natale, il resto del mondo e la politica estera passano nettamente in secondo piano. Il tema del giorno e’ l’aiuto ai tre giganti delle automobili, la disoccupazione, la deflazione.

Ma resta, sullo sfondo seppure poco illuminato, il tema di un ritrovato orgoglio di fronte al resto del mondo, la consapevolezza che le aspettative per la “nuova America” sono tante e diffuse ovunque, e che anche quello sara’ un terreno sul quale Obama dovra’ misurarsi fin dai primissimi giorni da Presidente.

E’ un terreno che ha risvolti interni molto evidenti: ritrovare la credibilita’ e la coerenza valoriale sul tema dei diritti umani (pensiamo a Guantanamo ed al rispetto della Convenzione di Ginevra), segnare una discontinuita’ netta con l’impostazione dell’Amministrazione Bush (dialogo e costruzione del consenso al posto dello scontro di civilta’), dare segnali al tempo stesso della capacita’ di lavoro bipartisan nell’interesse del paese (pensiamo alla riconferma di Gates), ed infine – last but not least – mostrare unita’ e capacita’ di lavoro di squadra a partire dal campo democratico, con la composizione di un team che sulla politica estera comprende personalita’ molto forti e che non sempre sono state d’accordo le une con le altre, ma che al momento stanno dando buona prova di unita’ e dedizione alla causa (una lezione che non farebbe affatto male neanche a noi, ma questa e’ un’altra storia).

Da dove iniziera’, la nuova Amministrazione? I campi aperti sono molti, alcuni dei quali in evoluzione evidente.

L’Iraq pare stabilizzarsi. Il numero di morti e feriti diminuisce, e Petraeus (proprio in questi giorni a Roma) finalmente riconosce quanto sia fondamentale nella gestione della crisi irachena una strategia integrata che, accanto ad una presenza militare, sviluppi la ricostruzione economica, un’intensa attività diplomatica, una riconciliazione politica interna, un progresso sul piano legislativo. Bush fa autocritica. E sara’ facile per Obama mantenere la promessa di un “ritiro ordinato e graduale” dall’Iraq entro i primi 16 mesi della sua presidenza.

Con la Russia credo si aprira’ una stagione di maggior realismo e di dialogo, puntando su un maggiore ruolo dell’Europa.

I rapporti con la Cina rientrano nel capitolo della politica economica piu’ che in quello della politica estera.

Sara’ l’Afghanistan, invece, il banco di prova piu’ difficile. Pare chiaro che fin dalla primavera prossima gli Stati Uniti impegneranno risorse umane e mezzi maggiori in quel teatro, e chiederanno agli alleati europei di fare lo stesso. Ma il nodo da sciogliere li’ sara’ la strategia politica e diplomatica da affiancare alla presenza militare: quale relazione con i Taliban, quale coinvolgimento per i paesi vicini – a partire da Pakistan, Iran, India -, quale il ruolo della Russia, quale la politica nei confronti della coltivazione dell’oppio, quali le risorse per la ricostruzione, le infrastrutture materiali ed immateriali (pensiamo alla giustizia), quale il coordinamento tra le due missioni esistenti oggi sul terreno (Isaf, della Nato, e Enduring Freedom statunitense). Obama non ha finora dato chiare indicazioni su come vorra’ affrontare e sciogliere questi nodi, limitandosi ad affermare la necessita’ di concentrare su quel fronte attenzione e risorse, di coinvolgere i Paesi della regione nella gestione politico-diplomatica della crisi, e di potenziare l’approccio multilaterale chiedendo un piu’ ampio coinvolgimento degli alleati della Nato. Ora, e’ vero che la definizione dei “dettagli” delle intenzioni americane e’ stata rimandata a dopo l’insediamento - e c’e’ da ritenere che sara’ questo il campo sul quale Hillary Clinton dovra’ iniziare a lavorare prioritariamente -, ma l’Italia un governo in carica ce l’ha, eppure non sembra avere una propria autonoma e coerente idea su quale sia o possa essere l’approccio migliore per risollevare i destini di quel paese. Rischiamo di ritrovarci nella paradossale ed un po’ imbarazzante situazione di essere piu’ coinvolti di prima della definizione delle linee strategiche della missione in Afghanistan, e di non sapere cosa dire. Forse siamo ormai cosi’ rassegnati a limitare il nostro ruolo a quello di chi “invia le truppe”, che ormai concepiamo il dibattito politico sulla missione in Afghanistan unicamente incentrato attorno al tema quantitativo (quanti uomini? Quanti mezzi? Quante risorse? Dove?) – senza essere in grado di articolare un ragionamento sulla qualita’ e sul rilievo politico-diplomatico della missione (a fare cosa? Come? Con chi?). Ed e’ chiaro che qui, negli Stati Uniti, quella sara’ la domanda dalla quale si iniziera’ – forti della lezione irachena (che la quantita’ degli uomini e dei mezzi e’ si’ necessaria, ma da sola mai sufficiente). L’Europa, l’Italia, avra’ una propria risposta, una visione, da portare al tavolo del rinnovato multilateralismo – o ci limiteremo a trattare numeri e quote di (sempre piu’ ridotto) bilancio?

chi sono
Sono nata a Roma il 16 giugno del 1973 da papà toscano (Anghiari, Arezzo) e mamma veneta (Vittorio Veneto, Treviso).
contatti mail: mogherini_f@camera.it
tel: 06.67605348
Fax: 06.67605726
Indirizzo: Camera dei Deputati, Piazza S. Claudio 166 - 00186 Roma


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