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federica mogherini
Diario parlamentare

VELOCITA' E TRAGUARDI DELLE ISTITUZIONI, SECONDE GENERAZIONI, E CONGEDI DI PATERNITA'

19 novembre 2009 permalink 2commenti
1. Questa mattina, alle 8.30, sono andata in Commissione per iniziare la discussione sulla Finanziaria. Alle 8.35 abbiamo messo a verbale che non eravamo in condizione di iniziare i lavori, data l'assenza del Governo. Pare che un sottosegretario stia male, e l'altro sia fuori Roma. Del Ministro non s'è neanche osato chiedere. Eppure, da regolamento, non si può discutere di Finanziaria in assenza del Ministro. Quindi - senza di loro non possiamo iniziare, ma comunque dobbiamo finire entro mercoledì...
Ora, delle due l'una: o il potere di Brunetta il castiga-fannulloni è davvero minimo tra i suoi colleghi, o la strategia di svuotamento del ruolo del Parlamento viene perseguita con maggiore dedizione di quanto pensassi.

2. Ieri in aula l'ennesimo voto di fiducia su un decreto, in cui è stata inserita una norma  del tutto fuori tema - la privatizzazione dell'acqua. Prassi ordinaria. Ma durante la discussione degli ordini del giorno (unico strumento rimasto), ne sono stati approvati 6 su cui il governo aveva dato parere contrario e sui quali la "maggioranza" (in quel momento evidentemente non numerica) aveva votato contro. Agitazione generale. Arriva La Russa trafelato, anche un voto in più è utile (ma in Commissione a discutere di Finanziaria non sia mai...). Cirielli fa dichiarazione di voto favorevole, così almeno non si nota che sono in minoranza. Alla fine Ronchi prende la parola e cambia il parere del governo, accogliendo come raccomandazioni tutti gli ordini del giorno, anche quelli su cui aveva dato parere negativo. Che dire, la coerenza...

3. Sabato parteciperò al Luiss Barcamp, una bella iniziativa durante la quale, tra le altre cose, si parlerà di efficienza e velocità delle istituzioni. La domanda della mia sessione di lavoro è: se le istituzioni corrono, qual'è il traguardo? Porterò un tapis roulant, o una ruota di quelle su cui girano i criceti...

4. Ieri mattina sono stata al Centro Studi Americani per una sessione di "valutazione" della presidenza Obama un anno dopo l'elezione. Un'interessante relazione di Larry Sabato  indicava con tristezza la fine dello spirito bipartisan nella politica americana: solo una manciata di repubblicani, al Congresso, sono pronti a votare insieme ai Democratici, quando nel passato le principali riforme sono passate a larghissima maggioranza, indipendentemente da chi le avesse promosse (invidia).

5. La rete dei ragazzi e delle ragazze di seconda generazione è venuta ieri alla Camera per raccontarci com'è, che effetti ha sulla loro vita, e come andrebbe cambiata, la legge sulla cittadinanza. Noi ci stiamo provando. Perchè non ha senso che delle persone nate e cresciute in Italia non siano cittadini del loro stesso Paese.

6. Una buona notizia: il Tribunale di Firenze ha riconosciuto il diritto al congedo di paternità per 5 mesi, inclusi i due precedenti al parto (esattamente come il congedo di maternità). Forse prima o poi capiremo che un bambino è figlio di due genitori - indipendentemente da chi lo porta in pancia.
Democratica

L'ESERCIZIO DEL POTERE

27 maggio 2009 permalink 5commenti
Sono a casa con l’influenza. Che non sia suina non e’ detto: non sono stata in Messico di recente, ma qualcuno mi ha fatto notare che di maiali (forse malati) e’ pieno il parlamento - poi c’e’ la porcata della legge elettorale, ma quella e’ un’altra storia (o forse no).

Dopo i capponi e i tacchini, i maiali. E quando ti chiamano Onorevole, almeno da Roma in su, suona piu’ come un insulto che come il riconoscimento di uno status. Ma e’ ovvio che sia cosi’: se i parlamentari sono nominati dai capi di partito, ed a loro devono infinita riconoscenza e quindi obbedienza, nonche’ la speranza di essere rieletti, non rappresentano piu’ il popolo ma sono la fotocopia sbiadita del leader; non rispondono a chi li ha eletti ma a chi li ha nominati; non lavorano per risolvere i problemi dei cittadini ma quelli del capo (forse quindi e’ inevitabile, che una legge porcata porti in Parlamento dei maiali).

Il Parlamento e’ lento, si dice. Funziona male. Inefficiente. Vero. Perdiamo tantissimo tempo, i lavori sono organizzati in modo del tutto irrazionale. Ma quando serve, se serve, una legge la si fa in 3 giorni. Lodo Alfano insegna. Quando non serve (al capo – ai cittadini servirebbe eccome!) si piomba nell’inefficienza. Ma non sara’ che proprio l’inefficienza del Parlamento serve a chi “governa”…? Perche’ il ragionamento fila: il Parlamento non funziona, quindi faccio senza il Parlamento. Meno funziona, piu’ il ragionamento fila…

La riduzione del numero dei parlamentari, poi. E’ partita la rivendicazione della “paternita’” della proposta: la Lega deve alimentare il suo profilo anti-Roma ladrona (salvo poi sperperare soldi pubblici come sull’election day); l’IdV ha nel dna la lotta alla casta (se poi i loro parlamentari venissero anche a votare, qualche volta, riusciremmo a far passare qualche cosa); l’UdC glissa. Noi, per una volta, abbiamo una qualche credibilita’ sul tema: il primo giorno della legislatura abbiamo depositato una proposta di legge (la cosiddetta “bozza Violante”, che gia’ dal nome si capisce di chi e’ la paternita’…). Ora, la nostra proposta comprende il taglio dei parlamentari, ma anche tante altre cose, come il superamento del bicameralismo e la trasformazione del Senato nella camera delle autonomie. Perche’ il vero punto, non e’ quanti siamo, ma come lavoriamo e a chi rispondiamo. Se siamo efficienti, se facciamo buone leggi (se ne facciamo, visto che per ora convertiamo solo decreti), se siamo trasparenti, se rappresentiamo chi ci ha eletti, se lavoriamo per i cittadini o per il capo. E infatti, quelli che lavorano per il capo, hanno disciplinatamente contraddetto se stessi e votato contro la diminuzione dei parlamentari dopo averla chiesta

Tutto questo appare molto lontano, estraneo, alla cosiddetta “vicenda Noemi”. Non ne ho scritto una riga, finora. Personalmente, non voglio sapere nulla delle vicende private di Berlusconi. Mi importano pero’ tre cose.

Mi importa che chi ricopre la carica di Presidente del Consiglio sia nel pieno delle sue facolta’ mentali, e che le dedichi a governare il paese. Non a difendersi dal gossip, non a organizzare feste o a smentire che ci siano mai state, non a incipriarsi. Chi e’ stato eletto ha non solo il diritto, ma anche e soprattutto il dovere di governare. E governare, in un tempo difficile come questo, richiede decisioni, atti, misure concrete. Dietro alle parole e all’immagine, ci vuole un po’ di sostanza. E’ quella che chiedono gli imprenditori che non vedono ne’ riforme ne’ accesso al credito, e’ quello che chiedono i cassaintegrati, e’ quello che chiedono i precari e i disoccupati, i commercianti, anche le casalinghe che fanno i conti per la spesa. Vuole il potere? Ne vuole di piu’? Beh, intanto eserciti quello che ha, che non e’ poco.

Mi importa che le istituzioni riacquistino credibilita’. Un Paese e’ piu’ fragile, piu’ debole, piu’ esposto a rischi di instabilita’ e di destabilizzazione (sia interna che esterna) quando le sue istituzioni non sono solide, credibili, trasparenti. Qui, tra un Presidente del Consiglio che insulta il Parlamento e la Magistratura e che smentisce se stesso ogni 5 minuti, ed un’opinione pubblica che si sta facendo un’idea penosa del Presidente del Consiglio (a me ricorda tanto Michael Jackson…), ci resta solo il Presidente della Repubblica. L’essenziale, ma un po’ poco.

Mi importa il fatto che la nostra societa’ consideri normale accendere la tv e trovare su un canale (del servizio pubblico, tra l’altro) 4 belle donne in minigonna e tacco 12 parlare di topless, e su un altro (sempre del servizio pubblico) 4 uomini brutti e vecchi parlare di politica. E, ancora peggio, mi importa che quelle 4 bellissime donne (che magari saranno anche piu’ sensate dei 4 uomini sull’altro canale) non siano prese da uno studio e portate nell’altro cosi’, per un’operazione di immagine o per uno scambio di favori. Mi importa che mia figlia cresca in un posto in cui essere una ragazza non significhi essere un gingillo. Un posto in cui avere una testa e delle idee ti lasci libera di essere anche carina. Perche’ possiamo fare tutte le leggi che vogliamo, ma la vera violenza nasce da li’. E si aggiunge alla violenza del mancato rispetto delle regole e degli altri, della logica del furbo che sgomitando ottiene piu’ di quanto gli spetta, del condono o del concorso truccato. La violenza dell’assenza di rispetto, in cui il valore delle persone sparisce. Lo sdoganamento definitivo del lato peggiore di ognuno di noi.

chi sono
Sono nata a Roma il 16 giugno del 1973 da papà toscano (Anghiari, Arezzo) e mamma veneta (Vittorio Veneto, Treviso).
contatti mail: mogherini_f@camera.it
tel: 06.67605348
Fax: 06.67605726
Indirizzo: Camera dei Deputati, Piazza S. Claudio 166 - 00186 Roma


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