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federica mogherini
Diario

FEDERALISMO FISCALE, ASCOLTO, COERENZA (E UN PO' DI POLITICA ESTERA)

24 marzo 2009 permalink 12commenti
1. In aula a votare il federalismo fiscale. Un provvedimento che abbiamo migliorato tantissimo qui alla Camera. Abbiamo deciso il voto di astensione, che per una volta (e speriamo sia la prima di una lunga serie) non e’ la media aritmetica di alcuni si e alcuni no, ma una valutazione di merito di fronte ad un testo molto migliorato rispetto all’inizio, ma che prevede una delega ad un governo di cui non ci fidiamo, e l’indeterminatezza di alcuni elementi non marginali (come la carta delle autonomie). So che sara’ un po’ piu’ difficile da spiegare, ma credo che sia giusto che il voto su una materia cosi’ seria e cruciale sia orientato dal merito delle cose e non dall’opportunita’ politica o comunicativa. (Posto che se tutti noi ci sforzeremo di comunicarlo per quello che e’, faremo un servizio utile al PD ed al paese).

Certo che la Lega potra’ esultare ben poco… il cosiddetto “piano casa” (che case a chi non ne ha non ne da’, quindi e’ piuttosto un “piano mansarda”, o piu’ seriamente un decreto per l’edilizia) cancella in due righe tutte le competenze delle regioni e dei comuni. Bel federalismo, davvero.

2. In questi giorni abbiamo fatto diverse cose buone ed utili. Sabato, un’assemblea dei circoli che ha reso giustizia alla qualita’, alla passione, alla vivacita’ del popolo democratico. Io sono convinta che quella sia non solo la nostra forza e la nostra ricchezza, ma che costituisca l’identita’, l’essenza del nostro partito: il PD e’ quello, quelle persone, quelle facce, quelle voci. Con il loro essere non solo “in contatto” con la realta’, ma dentro la vita vera del nostro paese, degli italiani. Noi siamo cosi’, siamo quelli li’: persone normali, vive, vere, semplici ed appassionate, che credono che l’Italia vada cambiata, che il PD sia lo strumento per farlo, e che fanno delle loro idee, del loro tempo, della loro faccia e della loro voce gli strumenti per portarlo all’altezza del compito – enorme – che si e’ dato. E’ stata una bella giornata, in cui ci siamo ascoltati e riconosciuti. Li’ c’erano certamente idee e storie e modi di fare, parlare e vedere le cose diversi tra loro, ma il sentimento di far parte di un progetto comune, piu’ alto e piu’ grande delle identita’ (individuali) di ognuno, era tanto evidente da essere quasi visibile, con quel “noi, il PD” che non aveva nulla di retorico e quella pedana circolare che annullava la distanza tra chi parlava e chi ascoltava.

Ci siamo ascoltati, ci siamo riconosciuti. Sappiamo cosa serve fare e cosa va evitato ad ogni costo. Proviamo ad essere coerenti, seri, semplici. A lavorare in squadra, ad essere propositivi. A parlare del paese reale e con il paese reale. Per ora mi pare funzioni.

Per esempio, ieri la direzione ha approvato il regolamento per le candidature alle europee. Lo si puo’ confrontare con l’appello che un paio di post fa avevo riportato qui, e che avevo fortemente condiviso, senza trovare significative distanze. A volte le cose che si pensa sia giusto fare si riesce a farle.

Tutto questo comporta una mole di lavoro piu’ che consistente, ed una modalita’ di “multitasking” piuttosto impegnativa. Prima o poi apriro’ il cassetto mentale sbagliato nel momento sbagliato e nel posto sbagliato e faro’ un gran pasticcio. Spero che non avvenga – o avvenga in modo piu’ indolore possibile, piu’ irrilevante possibile.

Domani alle 10.20 a RedTv con Concita, poi aula, e in serata una riunione delle parlamentari. Giovedi’ pomeriggio (se non votiamo) a Padova per la presentazione del libro su Tom Benetollo. Venerdi’ al circolo Talenti di Roma. Sabato a Bologna.

3. La politica estera, in tutto questo, la guardo un po’ da lontano – purtroppo. Ma ieri sera ho avuto l’opportunita’ di cenare con alcuni interlocutori italiani e americani di grande competenza ed esperienza sulle vicende americane. Stanchezza a parte, e’ stata una bella occasione per ragionare sulla crisi economica internazionale, la politica estera ed economica di Obama, le risposte dell’Europa. Ho raccolto una preoccupazione superiore alle aspettative sulla durata della crisi, e la convinzione che alcune scelte di politica estera americana ci stupiranno, nei mesi a venire.

In Veneto

OPERAZIONI NOSTALGIA

16 marzo 2009 permalink 5commenti
A Mestre, nella sede del PD, dopo una mattina a Padova per l'incontro con i sindaci che hanno promosso la campagna del 20% dell'IRPEF ai comuni, e prima dell'assemblea dei circoli a Belluno. Bellissima giornata di sole, di primavera, qui nel profondo nord leghista, all'inizio della settimana in cui alla Camera iniziamo a votare in aula il federalismo fiscale e, in discussione già oggi pomeriggio, la nostra mozione per impegnare il governo a dare immediatamente la disponibilità di fondi ai comuni. Paradossalmente, ma forse non poi tanto, esattamente com'è stato la scorsa settimana, riesco a scrivere proprio quando sono fuori. Roma è totalizzante - tra aula, partito, appuntamenti e convegni, lì non respiro. Da fuori, prendendo a prestito i validi e potenti mezzi tecnologici delle sedi locali, si lavora con più calma, con più tranquillità. Qualcuno aveva suggerito, in un commento al post precedente, di invitare un iscritto scelto a caso ad una riunione di segreteria. Io sono convinta che sia più efficace mandare chi fa parte della segreteria a lavorare nei circoli - o nelle sedi provinciali, o regionali - ed in fondo è il senso di questa segreteria, composta così. Se in fondo io, che sono l'unica "romana" di nascita e la più "romana" di residenza, scrivo sempre da un posto diverso d'Italia, significa che almeno ci mettiamo d'impegno.

Questa mattina ho ascoltato i sindaci del veneto lamentarsi di un governo lontano ed indifferente, che pianifica un federalismo astratto e vuoto e nel frattempo toglie risorse ai comuni per la gestione quotidiana dei servizi, ed impedisce loro di avviare quelle tante piccole opere immediatamente cantierabili che - quelle sì, altro che ponte sullo stretto - contribuirebbero a rimettere in moto l'economia. Noi del PD c'eravamo, ad ascoltarli e a ragionare con loro. C'era anche un parlamentare dell'UdC. Uno di Forza Italia (che ha provato a dire che lui ci prova, ma è ininfluente). Nessuno della Lega. Chissà che, dopo 15 anni di federalismo raccontato, non ci si inizi a rendere conto che non sono in grado di praticarlo.

Sabato, a Verona, ho fatto un incontro con il Forum delle donne (trasversale, bipartisan) per ragionare di leggi elettorali e donne nelle istituzioni. Per il PD c'eravamo io e la Gottardi, ed il segretario del PD provinciale. Per il PdL la Bonfrisco, che dopo essere intervenuta (per dire quanta nostalgia ha degli anni '80, in cui in fondo i partiti funzionavano - mica come questi qui di oggi, roba di plastica in cui si candidano veline e cantanti!) è andata via. La parlamentare leghista è arrivata a mattinata quasi conclusa. Ad un certo punto si è alzata un'avvocato, dichiaratamente di Forza Italia, per lamentarsi dell'assenza del centrodestra e della loro mancanza di serietà e coerenza. 

In quello stesso incontro, erano invece presenti in gran numero i segretari dei partiti che si collocano alla nostra sinistra. Tutti uomini, tutti over 60 (a occhio), tutti molto attenti a differenziarsi l'uno dall'altro, tutti piuttosto nostalgici degli anni '70 - un'epoca in cui il conflitto era serio, ed i diritti degli uni si rivendicavano in contrapposizione con quelli degli altri. In tutta sincerità (mi sono data questa regola: dico quello che penso, anche quando immagino possa non riscuotere grande consenso), ho detto alla Bonfrisco che non ho alcuna nostalgia degli anni '80, ed a loro che non ho alcuna nostalgia degli anni '70. Sarà che negli anni '80 andavo alle medie, la moda era terribile, la politica respingente. Sarà che negli anni '70, una mattina di quasi primavera, trovai la strada che normalmente facevo per andare e tornare da scuola chiusa, piena di polizia, e da allora Via Fani è nota per quel giorno, per quegli spari. Sarà per questo, che non riesco ad associare alla parola "conflitto" una valenza positiva. Sarà perchè più guardo il mondo per com'è più mi convinco che i diritti degli uni si rafforzano insieme - e non contro - i diritti degli altri.

O sarà semplicemente che qualsiasi operazione nostalgia mi va stretta, perchè ci rinchiude in un passato che in Italia ritorna sempre, una sorta di coazione a ripetere che è davvero la nostra condanna, la fine di ogni libertà di pensare, immaginare, inventare cose nuove, futuro. Non ce la faccio più, delle operazioni nostalgia. Non ho nostalgia di niente. Ho, invece, un disperato bisogno di futuro! 

PS: sinceramente, io non ho nostalgia neanche delle coalizioni di governo delle nostre ultime esperienze. Che hanno fatto anche cose buone, per carità (ed ottime, se si guarda al disastro di questo governo). Ma non dimentico l'estenuante trattativa quotidiana su ogni virgola, l'ambiguità e la paralisi su ogni tema, il coro di no ad ogni decisione. Certo, se dobbiamo rassegnarci a quello stato esistenziale tanto vale tornare là. Ma io lavoro per avere un partito che non introietti tutti i mali di quelle coalizioni, e che sia in grado di non fare operazioni nostalgia, ma di costruire con un certo coraggio il futuro.

PPS: a guardare la gente che gira la sera per Verona, si capisce che il termine "sicurezza" è esposto ad interpretazioni estremamente soggettive... io, se incontro di sera gente così, sicura non mi ci sento affatto.  
chi sono
Sono nata a Roma il 16 giugno del 1973 da papà toscano (Anghiari, Arezzo) e mamma veneta (Vittorio Veneto, Treviso).
contatti mail: mogherini_f@camera.it
tel: 06.67605348
Fax: 06.67605726
Indirizzo: Camera dei Deputati, Piazza S. Claudio 166 - 00186 Roma


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