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federica mogherini
Democratica

L'UNICO MODO PER FERMARE LA DEMOLIZIONE E' RISTRUTTURARE

9 ottobre 2009 permalink 15commenti
Sono tempi tristi. Pericolosi, e insieme un po’ ridicoli. Passare davanti a Palazzo Grazioli mercoledi’ sera faceva impressione: camionette dei Carabinieri schierate a chiudere la via del potere proprio a quel popolo che il potere invoca come fonte di legittimita’ suprema – superiore a qualsiasi altra, Costituzione inclusa. Era triste, e ridicolo. Immaginare il gran capo attraversare una strada chiusa anche ai pedoni urlando insulti a tutti, ed infilarsi nel palazzo di fronte (Palazzo Venezia poi… quale buon gusto! Ci mancava che si affacciasse dal balcone!) per vedere una mostra su… il potere e la grazia! In compagnia di un Cardinale, e della corte piu’ fidata. Degno di un film di Fellini. Che in Italia, evidentemente, neanche le cose pericolose riescono a sembrare drammatiche – viriamo inevitabilmente nella farsa.

Invece sta succedendo qualcosa di grave. Qualcosa di piu’ grave del solito. Sta venendo fuori, in modo studiato, l’eversione. Ovvero il disegno esplicito di rovesciare l’ordine delle cose, dello Stato, della nostra Repubblica. La legge per uno contro la legge per tutti. Il potere di uno contro i diritti e i doveri di tutti. Il controllo di uno contro il controllo di tutti sul potere. Il volere del “popolo” (tenuto lontano dal palazzo – paura?) contro lo Stato. Un’istituzione dello Stato contro le altre istituzioni e cariche dello Stato. Il capo contro lo Stato, il potere contro lo Stato.

Se ci pensiamo, sono anni che questa cosa si prepara. La delegittimazione di tutto cio’ che e’ pubblico, politicamente corretto, formale. Lo sdoganamento dell’insulto personale, della violenza verbale. La sublimazione di tutto cio’ che da piccoli i nonni ci insegnavano a non fare in mito di onnipotenza: tiro la coda al gatto! Parcheggio in doppia fila! Rutto a tavola! Vado a puttane! Copio a scuola e me ne vanto! Faccio le corna nella foto di gruppo! Non pago le tasse! Allungo una bustarella e tutto si risolve! Dico “sporco negro” al Senegalese, altro che extracomunitario! Dico alla Bindi che e’ brutta! Che il bidello e’ un fannullone e gli puzzano i piedi! Che i giudici sono tutti comunisti! Che Napolitano se la faceva con i sovietici! Che Obama e’ abbronzato! Che Michelle e’ una gran figa! Che il Parlamento e’ inutile, uno spreco di soldi e tempo! Che beati i terremotati che stanno in campeggio! Che l’abuso edilizio io me lo faccio, poi se viene giu’ una valle speriamo che non sia la mia! Che i soldi li porto all’estero, tanto poi un modo si trova! – potrei continuare all’infinito…)

Sono anni che si accarezza il pelo dalla parte sbagliata: io faccio i cazzi miei, e speriamo che me la cavo. Tutto il resto, come direbbe Califano, e’ noia. Ed e’ chiaro che si finisce qui. Alla quarta carica dello stato che insulta la prima e la terza (la seconda tace), ai ministri del pubblico impiego che insultano gli impiegati pubblici (come se non lo fossero anche loro), ai ministri dell’istruzione che smantellano la scuola, e via dicendo. Lo Stato contro lo Stato.

Ora, le cose da fare credo siano due o tre.

Innanzitutto, scartare la fuga all’estero. Se tutti quelli che pagano il biglietto sull’autobus se ne vanno altrove, questo Paese glielo regaliamo.

Secondo, tenere i nervi saldi, e quel minimo di lucidita’ che serve a non precipitare nel vortice (perche’ la tentazione di rispondere all’insulto con l’insulto, allo schiaffo con lo schiaffo, puo’ esserci eccome. Ma e’ sbagliata: ci trascina solo tutti insieme sempre piu’ giu’. Allora, tanto vale partire).

Difendere strenuamente, caparbiamente, coraggiosamente, le regole di questa nostra comunita’ che si chiama Italia. La nostra Costituzione. E tutti quei milioni di eroi quotidiani che fanno della loro vita un percorso di resistenza, provando a far vivere quelle regole e quei principi con i loro atti, con il loro lavoro: rispettano le regole, pagano le tasse, fanno la fila, e provano ancora a credere che in una comunita’ ognuno vive un po’ meglio se anche chi gli e’ vicino vive un po’ meglio.

Ma forse serve fare anche un’altra cosa. Uscire dall’assetto da guerra civile (lo so che tutto porterebbe a pensare che invece bisognerebbe armarsi o almeno mettere un giubbetto antiproiettile. Intendo un’altra cosa).

Difendere la Costituzione, i custodi delle nostre regole, della nostra comunita’ – ho scritto. Difendere le Istituzioni. I servitori dello Stato: dalla magistratura alle forze dell’ordine, dai dipendenti pubblici agli insegnanti, dal Presidente della Repubblica ai Parlamentari. Proprio oggi, che sembra cosi’ difficile. Proprio oggi che ne vediamo i limiti, gli errori, i malfunzionamenti, anche gli abusi. Difendere “il pubblico”, la comunita’, sapendo che non tutto, li’ dentro, funziona. Anzi, proprio forti del fatto che lo sappiamo. Uscire dall’assetto di guerra civile significa questo: smettere di usare le cose come fossero pezzi di un puzzle ideale, quando non ideologico. Alcune cose del “pubblico”, anche delle Istituzioni, non funzionano, nel nostro paese. Bisogna, credo, rompere quella catena che costringe scegliere se schierarsi tra gli acritici difensori d’ufficio ed i picconatori eversivi. Tra i conservatori ed i demolitori. Iniziare a costruire, a ristrutturare. Altrimenti ci ritroviamo con una montagna di calcinacci polverosi da una parte, ed una manciata di ruderi inservibili dall'altra.
L'unico modo per fermare la demolizione e' ristrutturare. Far uscire questo paese dal pesante passato che ha, dal suo ridicolo pericoloso presente, e provare a portarlo nel futuro. Altrimenti, tanto vale partire.


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permalink | inviato da BlogMog il 9/10/2009 alle 10:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (15) | Versione per la stampa
Sull' Europa

NEVER WASTE A CRISIS (MAI SPRECARE UNA CRISI) - OVVERO IL CORAGGIO DI CAMBIARE

9 giugno 2009 permalink 29commenti
La parola "crisi" viene dal greco, e significa "punto di rottura", "cambiamento". Non ha una connotazione negativa, all'origine, ma segna il punto di svolta.

Mesi fa scrivevo che in America chi circonda il Presidente Obama aveva affrontato con questo monito la crisi economica che li (ci) ha travolti: "never waste a crisis", mai sprecare una crisi. Perchè vedevano in quel punto di svolta (negativo) l'occasione per introdurre forti e radicali cambiamenti strutturali nel loro paese (cosa che forse dovrebbe fare anche l'Italia, ma questo è un altro post). Perchè erano consapevoli che è nei momenti di svolta, di rottura, di crisi appunto, che si apre la possibilità reale di innovare in profondità, di proporre rivoluzioni e raccogliere intorno ad esse il consenso necessario per renderle durature e condivise.


Credo che questo monito dovremo averlo bene in mente nelle prossime settimane, nei prossimi mesi. Vedo due "crisi" davanti a noi di cui occuparci, il più seriamente e coerentemente possibile.

Una è quella dell'Europa. Astensionismo record in tutto il continente; forze populiste, nazionaliste o localiste, e di estrema destra in crescita ovunque; le forze del PPE che crescono non lo fanno con un progetto chiaro, definito e riconoscibile di sviluppo del progetto europeo (le forze del campo progressista crollano, sia quelle più sinceramente europeiste sia quelle meno convinte, ma a questo vengo dopo). Assistiamo quasi rassegnati alla deriva di un grande progetto che appare assente a se stesso, proprio nel momento in cui dovrebbe più essere percepita la necessità di rinnovarlo con vigore e lungimiranza. Di fronte alla crisi economica (qui sì nell'accezione negativa del termine), l'Europa non reagisce guardando al futuro in cerca di slancio, ma si chiude nella paura e nella protesta. La rassegnazione dell'impotenza colora di rabbia sterile o di indifferenza questo voto. 

Qui c'è la "crisi", il punto di svolta, di un progetto europeo che trova la sua ragion d'essere o svanisce. Dopo aver raggiunto gli ambiziosi obiettivi della pace interna, dello sviluppo economico, del mercato e della moneta unica, della libera circolazione dei cittadini europei nel continente, qui sembriamo fermarci. Qual'è la missione dell'Europa, oggi e per domani? C'è una missione ed una visione comune - è utile che ci sia? Non credo che la domanda sia rinviabile. Dopo anni di "pausa di riflessione", è il momento di trarre qualche conclusione, e cercare di proporre a dei cittadini europei sempre più confusi e lontani dalle proprie istituzioni una via da seguire, un senso di marcia. E credo sia un compito che spetta a tutti, conservatori e progressisti, perchè il lento ma costante scivolamento del senso comune lungo il piano inclinato del populismo è un dato che fa male alle nostre società, ai nostri paesi, al nostro continente: ci toglie futuro, speranza, capacità di reazione. Ci toglie il coraggio di credere possibile il cambiamento, e il potere di pensarlo e realizzarlo. Ci rende vecchi, stanchi e rassegnati. Marginali, inutili, in un mondo complicato ma dinamico.

La seconda "crisi" che vedo è quella dei socialisti in Europa. La difficoltà non è nuova, viene da lontano. Ha elementi comuni, europei, e senza alcun dubbio elementi nazionali (così si spiega il successo dei greci ed il disastro inglese). Ma credo ci sia un tratto dominante, un filo rosso, una radice condivisa. Alle paure ed alle proteste (di cui sopra) la sinistra europea ha finora risposto con quel che aveva in repertorio. Non ha saputo leggere la società per quella che è - non ha dato le risposte giuste perchè non ha voluto o saputo capire le domande. Anche l'esperienza più "innovativa", la meno "ideologica", quella del New Labour, ormai non ha niente di "new", ed è vecchia di 15 anni. Se si predica l'avvento dell'era post-ideologica, poi si deve anche cercare di avere una propria utilità, in quel contesto nuovo (altrimenti ci si limita a scrivere il proprio necrologio). Il socialismo europeo sta lì: a cavallo tra la voglia di cambiare tutto (la società, la politica, il futuro che sembra segnato, e se stesso) e la nostalgia di quel che fu (la società, la politica, il passato di cui ci si ricorda, e se stesso qualche anno o decennio fa). Il dibattito è aperto, da anni. E non è per caso che il PD ha affascinato dall'inizio molti dei partiti del socialismo europeo, ed è stato visto con sospetto da altri. In alcuni partiti (penso al PS francese), la battaglia congressuale interna ha avuto tra i suoi elementi una valutazione (positiva o meno) del PD italiano. Ed il fatto che proprio lì i socialisti (dove è maggioranza la parte del partito che più era scettica rispetto all'esperienza italiana) vadano peggio, ed il fatto che il PD sia il primo dei partiti europei del campo progressista per numero di voti (ed il secondo per seggi, considerando però che il primo è l'SPD ed in Germania si eleggono 27 europarlamentari più che in Italia), tutto questo può darci qualche indicazione sul tipo di dibattito che si aprirà nel PSE. Forse. Come sempre, come davanti ai momenti di rottura, di passaggio, di "crisi": anche per i socialisti in Europa, si potrà fare finta di niente, aprire una fase di riflessione per tornare al punto di partenza senza passare dal via, o piuttosto si potrà sfruttare questo passaggio per darsi il coraggio di cambiare, di innovare, di guardare alla società e al mondo per com'è (e non per come si vorrebbe che fosse, o per come lo si ricorda), di avere la determinazione e la fantasia di proporre le cose che si sa sono necessarie, utili, giuste (ma non necessariamente quelle che ci si aspetta i socialisti propongano). Ribaltare il tavolo, la scala di valori, la lista di priorità, l'agenda politica. Come Obama e i Democratici hanno saputo fare in America, dopo 8 interminabili anni di Bush e del suo abile uso della paura. 

C'è una terza sfida che vedo. Anche questa riguarda la capacità di usare un momento di passaggio per darsi il coraggio di cambiare. Riguarda il PD. E' un anno che siamo in mezzo al guado. Dopo la sconfitta alle politiche del 2008, siamo rimasti sospesi, a cavallo tra la voglia di cambiare tutto e la nostalgia per quello che non c'era più. Nell'incertezza, siamo rimasti fermi, paralizzati. In questi ultimi mesi, dopo il salvifico shock delle dimissioni-sos di Veltroni, ci siamo mossi. E' stata una campagna elettorale in movimento, in cui l'obiettivo (dichiarato) era mettere un argine allo sfondamento della destra e riconfermare la validità del progetto democratico. Avere un corpo vivo, in grado di camminare con le sue gambe nella direzione che deciderà di prendere. Bene, lo abbiamo. Non era un risultato scontato: solo un paio di mesi fa ero a RedTV a commentare un sondaggio che dava il PD al 22% ed il PdL sopra il 40%. Dicevo che quel sondaggio non teneva conto dell'"effetto Franceschini". Oggi posso dire che non mi sbagliavo... 
In Veneto

OPERAZIONI NOSTALGIA

16 marzo 2009 permalink 5commenti
A Mestre, nella sede del PD, dopo una mattina a Padova per l'incontro con i sindaci che hanno promosso la campagna del 20% dell'IRPEF ai comuni, e prima dell'assemblea dei circoli a Belluno. Bellissima giornata di sole, di primavera, qui nel profondo nord leghista, all'inizio della settimana in cui alla Camera iniziamo a votare in aula il federalismo fiscale e, in discussione già oggi pomeriggio, la nostra mozione per impegnare il governo a dare immediatamente la disponibilità di fondi ai comuni. Paradossalmente, ma forse non poi tanto, esattamente com'è stato la scorsa settimana, riesco a scrivere proprio quando sono fuori. Roma è totalizzante - tra aula, partito, appuntamenti e convegni, lì non respiro. Da fuori, prendendo a prestito i validi e potenti mezzi tecnologici delle sedi locali, si lavora con più calma, con più tranquillità. Qualcuno aveva suggerito, in un commento al post precedente, di invitare un iscritto scelto a caso ad una riunione di segreteria. Io sono convinta che sia più efficace mandare chi fa parte della segreteria a lavorare nei circoli - o nelle sedi provinciali, o regionali - ed in fondo è il senso di questa segreteria, composta così. Se in fondo io, che sono l'unica "romana" di nascita e la più "romana" di residenza, scrivo sempre da un posto diverso d'Italia, significa che almeno ci mettiamo d'impegno.

Questa mattina ho ascoltato i sindaci del veneto lamentarsi di un governo lontano ed indifferente, che pianifica un federalismo astratto e vuoto e nel frattempo toglie risorse ai comuni per la gestione quotidiana dei servizi, ed impedisce loro di avviare quelle tante piccole opere immediatamente cantierabili che - quelle sì, altro che ponte sullo stretto - contribuirebbero a rimettere in moto l'economia. Noi del PD c'eravamo, ad ascoltarli e a ragionare con loro. C'era anche un parlamentare dell'UdC. Uno di Forza Italia (che ha provato a dire che lui ci prova, ma è ininfluente). Nessuno della Lega. Chissà che, dopo 15 anni di federalismo raccontato, non ci si inizi a rendere conto che non sono in grado di praticarlo.

Sabato, a Verona, ho fatto un incontro con il Forum delle donne (trasversale, bipartisan) per ragionare di leggi elettorali e donne nelle istituzioni. Per il PD c'eravamo io e la Gottardi, ed il segretario del PD provinciale. Per il PdL la Bonfrisco, che dopo essere intervenuta (per dire quanta nostalgia ha degli anni '80, in cui in fondo i partiti funzionavano - mica come questi qui di oggi, roba di plastica in cui si candidano veline e cantanti!) è andata via. La parlamentare leghista è arrivata a mattinata quasi conclusa. Ad un certo punto si è alzata un'avvocato, dichiaratamente di Forza Italia, per lamentarsi dell'assenza del centrodestra e della loro mancanza di serietà e coerenza. 

In quello stesso incontro, erano invece presenti in gran numero i segretari dei partiti che si collocano alla nostra sinistra. Tutti uomini, tutti over 60 (a occhio), tutti molto attenti a differenziarsi l'uno dall'altro, tutti piuttosto nostalgici degli anni '70 - un'epoca in cui il conflitto era serio, ed i diritti degli uni si rivendicavano in contrapposizione con quelli degli altri. In tutta sincerità (mi sono data questa regola: dico quello che penso, anche quando immagino possa non riscuotere grande consenso), ho detto alla Bonfrisco che non ho alcuna nostalgia degli anni '80, ed a loro che non ho alcuna nostalgia degli anni '70. Sarà che negli anni '80 andavo alle medie, la moda era terribile, la politica respingente. Sarà che negli anni '70, una mattina di quasi primavera, trovai la strada che normalmente facevo per andare e tornare da scuola chiusa, piena di polizia, e da allora Via Fani è nota per quel giorno, per quegli spari. Sarà per questo, che non riesco ad associare alla parola "conflitto" una valenza positiva. Sarà perchè più guardo il mondo per com'è più mi convinco che i diritti degli uni si rafforzano insieme - e non contro - i diritti degli altri.

O sarà semplicemente che qualsiasi operazione nostalgia mi va stretta, perchè ci rinchiude in un passato che in Italia ritorna sempre, una sorta di coazione a ripetere che è davvero la nostra condanna, la fine di ogni libertà di pensare, immaginare, inventare cose nuove, futuro. Non ce la faccio più, delle operazioni nostalgia. Non ho nostalgia di niente. Ho, invece, un disperato bisogno di futuro! 

PS: sinceramente, io non ho nostalgia neanche delle coalizioni di governo delle nostre ultime esperienze. Che hanno fatto anche cose buone, per carità (ed ottime, se si guarda al disastro di questo governo). Ma non dimentico l'estenuante trattativa quotidiana su ogni virgola, l'ambiguità e la paralisi su ogni tema, il coro di no ad ogni decisione. Certo, se dobbiamo rassegnarci a quello stato esistenziale tanto vale tornare là. Ma io lavoro per avere un partito che non introietti tutti i mali di quelle coalizioni, e che sia in grado di non fare operazioni nostalgia, ma di costruire con un certo coraggio il futuro.

PPS: a guardare la gente che gira la sera per Verona, si capisce che il termine "sicurezza" è esposto ad interpretazioni estremamente soggettive... io, se incontro di sera gente così, sicura non mi ci sento affatto.  
Democratica

NON TORNIAMO INDIETRO

18 febbraio 2009 permalink 17commenti
Sono ore di confusione, in cui è facile sentirsi persi, forse anche soli. Un po' arrabbiati, delusi. Disorientati. Con alcuni amici abbiamo pensato che sia utile dire ad alta voce, insieme, alcune cose minime, essenziali. Per non perdere i punti di riferimento fondamentali, e per continuare a lavorare al progetto in cui, in tanti, crediamo. Pensiamo che ci sia una responsabilità, che va ben oltre quella della leadership. E che sia tempo di esercitarla. Insieme.

NON TORNIAMO INDIETRO

Il Partito Democratico e’ nato per cambiare l’Italia. Non e’ solo, ne’ innanzitutto, la sintesi di due tradizioni politiche del secolo scorso, gloriose ma storicamente esaurite. E’ il progetto di portare il nostro paese nella contemporaneita’, nel mondo che cambia. Innovazione, mobilita’ sociale, trasparenza ed equita’ in un paese che appare invece sempre piu’ bloccato, diviso e chiuso nelle proprie paure e nel proprio passato. Quella missione di cambiamento e’ oggi non solo valida, ma necessaria ed urgente. E’ un progetto culturale prima ancora che politico. La sua realizzazione richiede coraggio, coerenza, coesione ed uno sguardo puntato con fermezza sul futuro. Sara’ un lavoro lungo, che avra’ bisogno di energia, senso di responsabilita’ e spirito di squadra. Noi siamo pronti a continuare a lavorare per realizzarlo.

Francesco Boccia
Stefano Bonaccini
Andrea Causin
Paola De Micheli
Dario Ginefra
Sandro Gozi
Alessandro Maran
Maurizio Martina
Margherita Mastromauro
Federica Mogherini
Alessia Mosca
Fausto Recchia
Matteo Renzi
Matteo Ricci
Ettore Rosato
Ivan Scalfarotto
Luca Sofri
Valentino Valentini

(e già tanti altri: si può aderire su nontorniamoindietro@gmail.com)

Democratica

ANDARE AVANTI

17 febbraio 2009 permalink 7commenti
Alla Camera, si votano mozioni. Qualcosa si vota anche per alzata di mano – pur avendo iniziato a raccogliere le impronte digitali per il nuovo sistema di voto elettronico che dovrebbe garantire che ognuno voti per se’. Io le ho lasciate stamattina – indice e medio della sinistra, indice della destra. C’e’ voluta una ventina di minuti, il sistema rifiutava il mio indice sinistro. Dopo vari tentativi (con crema idratante, premendo di piu’, premendo di meno) ce l’abbiamo fatta. Non oso immaginare il casino che comportera’ una lettura delle impronte difettosa in aula. Ma se questo e’ l’unico modo per evitare quello spettacolo indegno del voto plurimo (che si fa piu’ per garantire la diaria al vicino che il voto al proprio schieramento), ben venga. Trovo triste e squallido che gli “onorevoli” non trovino quel minimo di decenza necessario ad assumersi la responsabilita’ di votare in modo corretto e trasparente, ma se questo e’, amen. Prevedo ampie defezioni (che rischiano di vanificare la spesa, non irrilevante, di questo giochetto), ed un crollo verticale delle percentuali di partecipazione al voto. E probabilmente qualche scivolone in piu’ per la maggioranza di governo. Vedremo.

Si vota, ma non si parla che di noi. Della Sardegna, di Renzi, di Veltroni, del PD. Troppo nuovi ed inesperti? Troppo vecchi e consumati? Troppo ipocriti nell’unanimita’ di facciata, o troppo divisi in battaglie interne incomprensibili a chi non vi prende parte? Congresso? Reggenti? Che fare?

Se avessi le risposte forse farei altro nella vita. Ho molte preoccupazioni, tutte molto serie. Credo di essere piuttosto pallida e poco sorridente, oggi. Sara’ la stanchezza di una notte in treno, la cena saltata e la pressione bassa. E forse anche un po’ la vertigine del baratro. Mi riesce difficile scherzarci. Certo, ho la mia vita che non coincide con la politica e neanche con il PD. Ma sono sinceramente esausta, ed immagino quanto possano esserlo altri. Ho 35 anni ed ho fatto in tempo a far parte di 4 partiti senza mai cambiare orientamento. Questo e’ l’ultimo. Ho sempre inteso che fosse l’ultimo perche’ quello definitivo. Se cosi’ non sara’, sara’ l’ultimo perche’ faro’ altro.

Il PD non e’ nato per “fare sintesi” di due storie gloriose ma esaurite della politica del ‘900. E’ nato per consentirci di fare politica in questo millennio. Non e’ un tempo facile, e non siamo un paese facile. Lo sguardo e’ strutturalmente rivolto al passato, la conservazione un riflesso spontaneo anche quando le cose da cambiare sono chiare a tutti. Siamo un paese ipocrita, capace di lamentarsi dei comportamenti altrui anche quando sono identici ai propri. Siamo un paese stanco, pigro, privo di fantasia o di coraggio di inseguire i sogni. Siamo un paese dove non solo non tutto e’ possibile – ma anzi, le cose possibili sono davvero poche. La societa’ si disgrega, la crisi indebolisce le certezze, spaventa e incattivisce. Gli uni contro gli altri armati, cosi’ rotoliamo tranquilli e rassegnati lungo il piano inclinato della mancanza di futuro.

Il PD e’ nato per invertire questa tendenza, dolorosa e pericolosa, della nostra societa’. Mica roba facile, per carita’. Ma necessaria ed urgente piu’ di un decreto. O ci mettiamo in testa di fare sul serio, o e’ meglio se smettiamo di perdere tempo e di prenderci in giro. Il PD e’ nato non da due partiti, ma da piu’ di un milione di persone. E’ a loro che appartiene, sono loro ad avere diritto di decidere se staccare il sondino. Da quello che vedo e sento in giro, di tutto c’e’ voglia tranne che di tornare indietro. L’unica cosa sensata da fare e’ andare avanti “davvero” (come dicevamo quando chiamavamo la gente a votare per le primarie). Se Veltroni e’ in grado di farlo, se vuole e puo’, resti e lo faccia – e’ stato eletto per questo. Se non e’ in grado (per motivi “ambientali” o “propri” poco conta ai fini della riuscita del progetto), facciamolo in altro modo. Purche’ si faccia.


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permalink | inviato da BlogMog il 17/2/2009 alle 17:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa
Diario

CHE BUIO...

28 gennaio 2009 permalink 3commenti
In aula tutto il giorno, oggi, per votare mozioni. L'unico strumento di iniziativa parlamentare, a dire la verita' piuttosto debole, rimasto in vita sotto la valanga di conversioni di decreti legge che ci arriva ogni settimana. Piuttosto deprimente.

Ma non e' certo questa la ragione principale di depressione, in questi giorni. Ce n'e' in abbondanza, purtroppo.

La violenza dilaga. Sono gli stupri, e le battute sugli stupri. E' la caccia al rumeno e la clemenza al romano di buona famiglia, il bravo ragazzo. Il riflesso di rabbia della giustizia fai da te. Un ministro della giustizia che riferisce in aula sul degrado del nostro sistema giudiziario facendo un lungo elenco di disastri e neanche una indicazione di massima di come non dico risolverli, ma almeno affrontarli.

E' l'illusione che moltiplicare i soldati in strada serva a prevenire delitti, mentre con l'altra mano si tagliano i fondi alla polizia, e si pensa di rendere inutilizzabili le intercettazioni. E' la voce di un amico veronese che con calma mi dice che la sera e' bene evitare di incrociare gli sguardi, per strada, perche' puo' scattare l'aggressione - cosi', senza motivo, senza ragione. E' il perdersi della ragione e della razionalita'. Il parlare di sicurezza ed intendere protezione - di chi?

E' il divieto del kebab a Lucca, proprio nel giorno della memoria. E' la confusione e la paura, l'assenza di certezze che spinge ad attaccarsi a cio' che si trova, qualsiasi cosa sia. La confusione tra religione e politica, che attecchisce qui nel cuore della laica Europa dopo aver devastato il laico mondo arabo. E' la strumentalita' delle certezze granitiche, delle leggi divine. Le identita' deboli che si fanno forti nello scontro con l'altro. La tristezza della convivenza impossibile.

La violenza dilaga, giorno dopo giorno, goccia dopo goccia, e non trova argini. Ci si sente persi e soli contro un mondo che va da un'altra parte, si rischia di smarrire l'orientamento e rinunciare in silenzio, quasi senza accorgersene, alle proprie idee ed ai propri valori. Si rischia di rinunciare ad essere se stessi, vicini agli altri e simili all'altro.

Poi si guarda al mondo, fuori dal nostro piccolo cortile chiassoso e rissoso, e si vedono cose che cambiano, messaggi di dialogo, impegni mantenuti, azioni coerenti. Si vede un presidente americano che si chiama Hussein assumersi il compito di spiegare agli americani che il mondo islamico e' pieno di gente perbene che vuole crescere i figli in un mondo migliore, ed ai musulmani che l'America non e' il loro nemico. Costruire ponti, abbattere i muri. Un piano di economia verde per tenere insieme lo sviluppo economico e la possibilita' di continuare a vivere in questo mondo - altrimenti votato all'autodistruzione. La scelta di chiudere Guantanamo senza per questo ammorbidire il contrasto al terrorismo internazionale, anzi capendo che sara' grazie alla coerenza dell'esempio che lo si potra' sconfiggere meglio. 

E noi siamo qui armati di mattoncini per costruire i nostri piccoli muri, gli uni contro gli altri, a dividere e dividerci su tutto. Noi siamo qui con lo sguardo a domani mattina, senza vedere non dico il lungo periodo - ma neanche il primo pomeriggio.

Non e' che uno per questo non ci provi, o ci provi di meno, a fare cio' che crede sia bene fare. Anzi, ci si rimbocca le maniche e si va avanti. E' solo che un po' passa il buon umore. E cresce l'invidia.

chi sono
Sono nata a Roma il 16 giugno del 1973 da papà toscano (Anghiari, Arezzo) e mamma veneta (Vittorio Veneto, Treviso).
contatti mail: mogherini_f@camera.it
tel: 06.67605348
Fax: 06.67605726
Indirizzo: Camera dei Deputati, Piazza S. Claudio 166 - 00186 Roma


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