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federica mogherini
Attività parlamentare

ALCUNE COSE NON SI CAMBIANO PER LEGGE

25 maggio 2010 permalink 4commenti

Oggi in Aula votiamo una proposta, bipartisan ma nata dal PD, e di cui sono tra i primi firmatari, per incentivare con facilitazioni fiscali il rientro dei cosiddetti "cervelli" italiani fuggiti all'estero.
Credo, spero, che sarà approvata all'unanimità. Ma so bene che sarà una goccia nel mare, niente di più che una dichiarazione di buona volontà, un cenno di attenzione, un "segnale". Anche e soprattutto perché non è certo per motivi fiscali che i giovani italiani più qualificati scappano altrove. E' piuttosto per trovare un lavoro qualificato, adeguato alla loro formazione ed alle loro aspirazioni; per poterlo cercare in modo trasparente e senza doversi umiliare a chiedere aiuto a qualcuno (sapendo che non è giusto farlo, ma non si può che fare così). Scappano dalla cultura mafiosa e furbetta, sperando di trovare un altrove dove quel che ti spetta ti spetta, e quel che non ti spetta lo puoi conquistare con l'impegno e il lavoro, non a gomitate. Scappano da una distribuzione delle risorse sempre sbilanciata verso chi ha già, o verso chi ha più anni di vita alle spalle che davanti a sé. E se non tornano, pur sognando di tornare vicini agli affetti, alle persone e ai luoghi cari, se non tornano è perché dal loro altrove vedono un'Italia sempre più piccola, più miope, più meschina. Più povera. E purtroppo, tutto questo non si cambia con un disegno di legge...


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permalink | inviato da BlogMog il 25/5/2010 alle 17:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
Democratica

NON TORNIAMO INDIETRO

18 febbraio 2009 permalink 17commenti
Sono ore di confusione, in cui è facile sentirsi persi, forse anche soli. Un po' arrabbiati, delusi. Disorientati. Con alcuni amici abbiamo pensato che sia utile dire ad alta voce, insieme, alcune cose minime, essenziali. Per non perdere i punti di riferimento fondamentali, e per continuare a lavorare al progetto in cui, in tanti, crediamo. Pensiamo che ci sia una responsabilità, che va ben oltre quella della leadership. E che sia tempo di esercitarla. Insieme.

NON TORNIAMO INDIETRO

Il Partito Democratico e’ nato per cambiare l’Italia. Non e’ solo, ne’ innanzitutto, la sintesi di due tradizioni politiche del secolo scorso, gloriose ma storicamente esaurite. E’ il progetto di portare il nostro paese nella contemporaneita’, nel mondo che cambia. Innovazione, mobilita’ sociale, trasparenza ed equita’ in un paese che appare invece sempre piu’ bloccato, diviso e chiuso nelle proprie paure e nel proprio passato. Quella missione di cambiamento e’ oggi non solo valida, ma necessaria ed urgente. E’ un progetto culturale prima ancora che politico. La sua realizzazione richiede coraggio, coerenza, coesione ed uno sguardo puntato con fermezza sul futuro. Sara’ un lavoro lungo, che avra’ bisogno di energia, senso di responsabilita’ e spirito di squadra. Noi siamo pronti a continuare a lavorare per realizzarlo.

Francesco Boccia
Stefano Bonaccini
Andrea Causin
Paola De Micheli
Dario Ginefra
Sandro Gozi
Alessandro Maran
Maurizio Martina
Margherita Mastromauro
Federica Mogherini
Alessia Mosca
Fausto Recchia
Matteo Renzi
Matteo Ricci
Ettore Rosato
Ivan Scalfarotto
Luca Sofri
Valentino Valentini

(e già tanti altri: si può aderire su nontorniamoindietro@gmail.com)

Democratica

DALLA TEORIA ALLA PRATICA

20 dicembre 2008 permalink 43commenti

La direzione non e’ andata male. Ho trovato la relazione netta su molti punti, chiara oltre le mie aspettative. Temevo che la “questione morale” fornisse un alibi per non affrontare i nodi politici che dobbiamo sciogliere – quelli del profilo, della proposta -, e che ci spingesse a trovare una superficiale “unita’” che nei tempi di difficolta’ e’ si’ forse necessaria ma non sufficiente. Invece Veltroni e’ stato netto su molti punti, dai temi dell’assetto istituzionale a quelli economici e sociali, dalle proposte per un nuovo welfare a quelle sulla rivoluzione verde. Sulla “collocazione europea" avrebbe potuto essere piu’ esplicito, ma mi pare che nelle condizioni date ci sia andata di lusso: il rischio di una chiamata a raccolta attorno al nulla era forte, fortissimo, e lo abbiamo intelligentemente sventato.

Non e’ andato male neanche il dibattito, che e’ stato denso - vischioso come un amalgama forse, bene o male riuscito che sia… Piu’ che una direzione, sembrava un congresso: per numero, qualita’, profondita’ e rilievo degli interventi. Contributi complessi, non incasellati, difficili da schematizzare in filoni. Forse e’ vero che non ci sono le correnti, ma un continuum (tra continuita’ ed innovazione, a me sembra) lungo il quale ognuno assume una posizione personale, non collettiva. Un amalgama, forse non troppo mal riuscito.

Per questo mi riesce difficile dire “con chi” mi sono trovata in sintonia, ma piuttosto con quali temi, preoccupazioni, indicazioni, sollevate da interventi diversi.

1. La necessita’ di allineare la pratica alla teoria, la realta’ quotidiana alla evocazione dell’ambizione, sui due elementi che hanno determinato la nascita del PD, la sua necessita’ storica: l’elaborazione di un pensiero nuovo, capace di uscire dal ‘900, leggere il mondo per com’e’ oggi e portare ad un profilo e ad una proposta innovativa (le idee); il ritrovare il senso dell’impegno politico, fare di un partito uno strumento utile posto al servizio dei cittadini, per la partecipazione alla vita pubblica e per incidere sulla realta’ della propria comunita’, credibile ed affidabile, trasparente e democratico, coerente (gli strumenti). Innovazione politica, rinnovamento delle forme. Queste erano le due missioni attorno alle quali e’ nato il PD. Su entrambe siamo stati, finora “inadeguati” (Veltroni).

2. Io credo che l’innovazione politica abbia bisogno di luoghi/persone che lavorino seriamente ed in modo coordinato all’elaborazione. Che non significa che si chiudono 15 saggi in una stanza e non li si fa uscire finche’ non hanno scritto l’ennesimo documento panacea – al contrario, significa che su ogni tema ed ogni aspetto della vita della comunita’ e del paese bisogna sapersi relazionare con chi nella societa’ lavora o ha interessi o interesse (le due cose non necessariamente coincidono), ascoltare, studiare, capire, far emergere le idee e/o le pulsioni che la pluralita’ culturale del nostro partito comprende in se’ (e dico senza ironia alcuna che questa e’ una vera ricchezza), e poi farne una sintesi. Non una mediazione - che e’ il minimo comun denominatore di cui tutti sono insoddisfatti -, ma una proposta di profilo culturale e politico, e di programma se e’ il caso – che scontenta qualcuno, di certo, ma sostenibile dal punto di vista della propria coerenza e della credibilita’ rispetto agli interlocutori nella societa’, piu’ o meno organizzati che siano (dai gruppi di pressione ai sindacati ai singoli cittadini elettori). Se non ricordo male sono le basi elementari della scienza della politica (che io all’Universita’ ho studiato con Fisichella, quindi dovrebbero essere accessibili a non pochi miei compagni di partito). E’ quello che Fassino ha chiamato “autonomia della politica”. Richiede lavoro di direzione politica, fatica, tempo, determinazione e coraggio, chiarezza. Porta una dote di valore inestimabile: la nitidezza del profilo politico di un partito, la credibilita’.

3. Qualcuno parla di “identita’” (Cuperlo meglio di altri). E’ un termine che mi confonde, perche' temo implichi una voglia di “paradigma” che nega il tipo di societa’ (e di partito) che ci siamo raccontati fin qui. Un’identita’ e’ un elemento di connotazione forte, univoco, piu’ che coerente “determinato”, ed a forte rischio di esclusione, separazione, deriva ideologica. Capisco che oggi il nostro problema e’ l’opposto, quindi puo’ sembrare ridicolo preoccuparsi di un eccesso di “definizione identitaria” – ma credo sarebbe invece una possibile scorciatoia, e ci porterebbe dritti dritti a ragionare in termini di “pezzi” della societa’ (la base sociale di riferimento), davanti invece ad una societa’ fluida dove ogni singolo individuo ha una identita’ personale complessa ed inedita, non classificabile, non incasellabile. Ed il rischio successivo (esplicitato come un auspicio da alcuni, D’Alema e Follini innanzitutto) e’ quello del partire dalle alleanze per definire se’ stessi: ogni partito risponde ad una “identita’”, ad un “segmento” (il centro, la sinistra, l’ambientalismo,…), e per come si legano insieme determinano non solo lo scenario politico del paese ma anche il proprio profilo culturale e le “alleanze sociali”. Io credo che questo schema derivi da una lettura della societa’ che e’ ferma al ‘900 – che oggi sia difficile trovare qualcuno che si collochi consapevolmente in un “segmento”, che le identita’ personali siano non multiple ma composte a loro volta da segmenti miscelati in maniera diversa ed inedita per ogni individuo. Posso essere cattolico praticante, a favore dei Dico e del testamento biologico, contrario alla guerra in Iraq, fan di Sarkozy e di Obama, a favore di innalzare l’eta’ pensionabile, contro i fannulloni, a favore del federalismo fiscale, e via dicendo. Il mondo e’ complesso, le identita’ sono complesse, e non credo un partito che ha la bandiera italiana nel proprio simbolo possa chiudersi nell’ambizione ristretta di rappresentare un segmento. Alla fine, e’ questo che intendiamo con “vocazione maggioritaria”: l’idea di parlare al complesso del paese, con le sue complessita’ e le sue articolazioni (esercitando una funzione di sintesi e di guida che se non ci mettiamo a lavorare sull’elaborazione politica e l’autonomia della politica di cui parlavo al punto 2 sara’ difficile svolgere).

4. Gli strumenti. Quelli di partito – il partito esiste? Non esiste? Io credo che esista, e che abbia fatto bene Maurizio Martina (in uno degli interventi migliori della direzione) a ricordare che ogni volta che diciamo il contrario offendiamo i milioni di persone che “si sentono”, e sono, e fanno, il PD. Quello che non c’e’, e’ “il partito” come luogo di coordinamento della elaborazione politica (di “definizione della linea”, per dirla con un’espressione un po’ antica ma molto chiara). Quel meccanismo che ordinariamente ed ordinatamente (senza bisogno di ricorre ogni volta ad ipotetici gabinetti di crisi, congressi straordinari e primarie che fa si che siamo costantemente a rinnovare qualcosa di appena nato) rende un partito capace di decidere, e di farlo possibilmente per il meglio – in modo intelligente, informato, coerente, intellegibile e trasparente. Si tratta di passare dalla teoria alla pratica. Credo che dopo la giornata di ieri se ne sia piu’ consapevoli.

5. Gli strumenti, quelli umani. Il rinnovamento, i “giovani”. Ieri, a parte Maurizio Martina, mi pare non sia intervenuto nessuno sotto i 45 anni. Io stessa non ho chiesto di parlare. Perche’? Forse perche’ la discussione di ieri serviva a fare i conti con il passato, piu’ che a disegnare il futuro, e ci riguardava poco. Lo sguardo era alla storia, ai decenni che ci sono alle spalle, alle radici, alla loro forza ed alla loro inadeguatezza. Non dico che non serva, anzi. E’ come quando si fanno sfiatare i termosifoni all’inizio della stagione invernale: prima di accenderli bisogna far uscire l’aria. Ne e’ uscita parecchia - forse non tutta. Speriamo che adesso si sia pronti. E che come ha detto Maurizio, si entri in un tempo di moratoria dei discorsi sul rinnovamento, e lo si pratichi. Senza retorica, con normalita’. Non perche’ i “giovani” siano meglio dei “vecchi”, ma semplicemente perche’ e’ normale che si facciano cose insieme, per pari opportunita’ di accesso, per un criterio sano di rappresentanza, per inserire punti di vista ed esperienze di vita piu’ ricche, differenti – e per poter essere credibili quando si parla di sbloccare un’Italia gerontocratica. Trovo odioso il nuovismo, ipocrita quanto la sua critica (credo che Veltroni abbia detto piu’ o meno queste parole, le condivido). I gruppi dirigenti vanno formati, messi alla prova, selezionati, proposti al paese. Va adottato un criterio di merito, di lealta’ piuttosto che di fedelta’. Di etica pubblica, senso della politica come servizio alla comunita’. Capacita' di lavorare in gruppo. Va valorizzato il rapporto con il mondo reale, fuori dai palazzi e dai partiti, la vita vera: con i territori ma anche con quelle “constituencies” che sono piu’ tematiche che legate ad un territorio particolare.

Niente di nuovo, in realta’. E’ che ora va fatto.

Democratica

COSA PENSO DI NOI (non eccesso di innovazione ma difetto di credibilità)

22 luglio 2008 permalink 5commenti
 
 

(Il mio intervento alla Direzione nazionale del PD)

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permalink | inviato da BlogMog il 22/7/2008 alle 17:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
chi sono
Sono nata a Roma il 16 giugno del 1973 da papà toscano (Anghiari, Arezzo) e mamma veneta (Vittorio Veneto, Treviso).
contatti mail: mogherini_f@camera.it
tel: 06.67605348
Fax: 06.67605726
Indirizzo: Camera dei Deputati, Piazza S. Claudio 166 - 00186 Roma


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