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federica mogherini
Diario americano

GRANDI UOMINI, GRANDI FAMIGLIE

28 agosto 2008 permalink 8commenti
Anche oggi è stata una giornata eccezionale. Iniziata con una tavola rotonda sulla politica estera americana, con Holbrooke e la Albright ed i dati di una ricerca che mostra inequivocabilmente come l'opinione pubblica abbia rovesciato l'ordine delle priorità, nell'ultimo anno: l'economia ha preso il posto dell'Iraq, seguito da energia e sistema sanitario. Il terrorismo è scomparso dalla top 5. In particolare l'elettorato democratico chiede meno interventismo all'estero e più multilateralismo. La sicurezza nazionale resta importante, ma si ritiene che il modo migliore per ottenerla sia più diplomazia e lavoro in partnership con il resto della comunità internazionale.

Poi ho fatto un'intervista a Radio Radio, un po' di shopping democratico (i gadget della Convention - al rientro li metterò all'asta...), e di corsa ad un incontro a porte chiuse di Bill e Hillary con i loro sostenitori / finanziatori in un grande albergo del centro. Ho l'impressione che la voglia di fare campagna per Obama sia reale - difficile dire se sincera. Se non altro, perchè è il miglior modo (e forse l'unico) di avere un ruolo crescente nella politica americana, per Hillary e per il clan dei clintoniani. Con Obama alla Casa Bianca, ed eletto anche grazie ai Clinton ed alla loro generosità, Hillary può ritagliarsi un ruolo di primo piano al Senato, ed eterna riconoscenza. Credo sia questa la ragione per cui Bill ha detto - e sembrava autentico - che Hillary è totalmente sincera quando dice che vuole Obama eletto Presidente. D'altra parte, una conferma è arrivata nel pomeriggio dalla "liberazione" dei delegati della Clinton dal vincolo di votare per lei - il che ha portato ad un voto per acclamazione sia di Obama che di Biden degno davvero del Congresso del Partito Comunista Cinese (ci fosse stato Parisi...!)

Finiti i discorsi Veltroni ha brevemente incontrato Bill - i due si conoscono da tempo -, poi siamo corsi ad un pranzo veloce (è stato comunque l'unico pasto da quando sono qui, vado avanti da giorni a barrette di cereali, biscotti, tartine che ti capita di acciuffare alle reception, e poco altro) nel ristorante di un ragazzo fiorentino che vive qui da diversi anni e che ci aveva invitato a conoscere altri italiani di Denver. Un'ottima pizza, ed una chiacchierata interessante. Il nome del ristorante è Parisi - siamo perseguitati...!

Finita la pizza, di corsa alla festa dei Kennedy dove abbiamo salutato Kerry (figlia di Bob, impegnata con la sua fondazione nella promozione dei diritti umani, da diversi anni è spesso in Italia e tante volte l'abbiamo ospitata in iniziative anche di campagna elettorale) ed Ethel, la madre - donna fantastica. Probabilmente metà della sala era riempita da vari Kennedy, tutti con quello stesso tratto riconoscibile da lontano - una vera dinastia, con la nobiltà del pensiero ed un destino spesso drammatico. 

Prima ancora che finisse la festa, di corsa al Pepsi Center per la sessione forse più densa della Convention: il voto dei delegati, poi i discorsi di Bill (grande grande grande - il migliore, ad eccezione ovviamente di Obama), Kerry (un bell'intervento, probabilmente pronunciato da qualcuno di più carismatico avrebbe anche funzionato), Biden (aperto e diretto, rassicurante come pochi, uno a cui lascresti tranquillamente le chiavi di casa). Nell'ordine, ho pensato che: 1) Bill in realtà odi la moglie, tanto è stato convincente il suo sostegno a Obama; 2) l'apparizione di Kerry servisse a ricordare ai democratici non ancora convinti da Obama che nel loro recente passato hanno avuto di peggio; 3) l'infinita famiglia di Biden, dalla mamma ai nipotini belli e biondi che si prendevano in braccio a vicenda, dava quell'immagine da telefilm pomeridiano tanto familiare ad ogni americano, in stile Jefferson se non ricordo male. Ogni intervento preceduto e seguito da testimonial del mondo militare: veterani (non immaginate vecchietti: sono quelli dell'Iraq e sono più giovani di me), una donna generale, un repubblicano convertito perchè "il Grand Old Party non ha più nulla di Grand ed è solo Old". 

E poi è comparso lui, la star, il candidato perfetto, che sul palco circondato dai bambini infiniti bianchi belli e biondi della famiglia Biden sembrava un angelo nero, un pastore nel gregge. Disinvolto in tutte le sue possibili espressioni facciali, dal sorriso al piglio di commander in chief, ha spiegato che domani si va allo stadio perchè così tutti quelli che voglioni potranno entrare (non è così in realtà, ma chi guarda la tv non lo sa), ed è giusto che la Convention non parli solo ai delegati ma ne possano essere protagonisti quelle tante "persone normali che fanno cose straordinarie".  

E domani andremo anche noi a vedere lo show...

Goodnight, goodmorning.
  
chi sono
Sono nata a Roma il 16 giugno del 1973 da papà toscano (Anghiari, Arezzo) e mamma veneta (Vittorio Veneto, Treviso).
contatti mail: mogherini_f@camera.it
tel: 06.67605348
Fax: 06.67605726
Indirizzo: Camera dei Deputati, Piazza S. Claudio 166 - 00186 Roma


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