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federica mogherini
Diario parlamentare

A L'AQUILA, UN ANNO DOPO

27 luglio 2010 permalink 4commenti

Oggi sono tornata a L'Aquila, insieme ad altri 150 deputati del PD. L'ultima volta ero stata qui un anno fa. Nulla è cambiato. Nulla. Se non la rabbia, la frustrazione, delle persone che giorno dopo giorno, mese dopo mese, vedono la propria condizione peggiorare anziché migliorare. Abbiamo attraversato il centro storico, crollato, la zona rossa. Là dove gli aquilani stessi non entrano, non possono entrare. Solo cani randagi che si aggirano tra i palazzi vuoti. Una zona rossa, una zona morta. Palazzi puntellati, macerie, deserto, nastri e transenne con i segnali "lavori in corso". Ma nessuno che lavora. Oggi e' martedì, un normale pomeriggio lavorativo, e nella zona rossa c'eravamo solo noi (e l'esercito a presidiare il divieto d'accesso, come nelle discariche). Ho sentito un deputato chiedere, stupito, se i lavori erano stati sospesi a causa della nostra visita - e l'amara constatazione che no - casomai, proprio per la nostra visita, avrebbe potuto esserci qualche centinaio di figuranti a simulare una ricostruzione che, nei fatti, semplicemente non c'e'. E se non c'e' oggi, ad un anno e quattro mesi dal terremoto, e' drammaticamente plausibile pensare che non ci sarà domani, il mese prossimo, o tra un altro anno e quattro mesi. I soldi, quelli che ci sono stati, sono stati spesi altrove, per altre cose: le famose casette, l'emergenza, i primi mesi negli alberghi (dove ancora dormono in tanti, ma il conto non viene più pagato). Oggi, come ieri e plausibilmente domani, la ricostruzione de L'Aquila non e', non e' stata, non sarà in corso. Tutto e' vuoto, spento, fermo. Un popolo arrabbiato, ferito, tradito. Niente case, niente lavoro, niente vita. Giusto la prospettiva di pagare le tasse (e gli arretrati) a partire dal prossimo gennaio. Per il resto, la sensazione e' che si conti sulla stanchezza, il silenzio, la rassegnazione. E che lo sfinimento possa consentire la demolizione di fatto, lenta e silenziosa, nei prossimi anni e decenni. Per consunzione. Ma gli aquilani sono coriacei, resistenti, cocciuti e non disposti alla rinuncia. Credo non cederanno, e credo che sia nostro preciso dovere sostenere nel modo più efficace e vitale possibile questa resistenza. Accendendo i riflettori, nel silenzio. Denunciando le assenze, i vuoti, le promesse tradite. Appoggiando le idee, le proposte, la legge d'iniziativa popolare cui stanno lavorando gli aquilani per riprendersi, e ricostruire, la loro città. Visto che qui, del governo, della protezione civile, non si vede più nessuno. Finita (malamente) l'emergenza, finiti i soldi, finiscono gli spot e restano gli aquilani, soli. E' nostro dovere, oggi, domani, essere tutti aquilani, con gli aquilani.


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permalink | inviato da BlogMog il 27/7/2010 alle 20:3 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
Democratica

QUANDO I RIFLETTORI SI SPENGONO

10 maggio 2010 permalink 0commenti

Ho ricevuto dal PD de L'Aquila un invito a sostenere l'acquisto di una casetta di legno per ricollocare le attività sanitarie di base (i medici di famiglia) di Montereale, frazione di Marana. Il terremoto ha distrutto l'ambulatorio e le tante persone anziane che abitano lì ancora non hanno un luogo dove farsi visitare, dove poter trovare il proprio medico. 
E' un segno, piccolo ma importante, del fatto che dietro ai proclamati miracoli la vita è ben lontana dall'essere avviata alla normalità, a L'Aquila.
Il PD si è mobilitato in modo straordinario, un anno fa, non solo per denunciare gli errori e i ritardi nella gestione della ricostruzione (oggi evidenti), ma anche per portare in quei territori volontari, strutture (quelle delle feste), pasti e sorrisi, coperte, aiuto.
Credo sia importante oggi continuare a farlo. Perchè è quando i riflettori si spengono che fa più freddo, e ci si sente più soli.
Se c'è qualcuno che ha voglia e modo di dare una mano, queste sono le coordinate bancarie: 

IBAN: IT91C0832740440000000003542

Conto intestato a PARTITO DEMOCRATICO DELLA PROVINCIA DELL’AQUILA

Causale: EMERGENZA TERREMOTO


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permalink | inviato da BlogMog il 10/5/2010 alle 16:47 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Democratica

L'AQUILA, A DUE MESI DAL TERREMOTO

4 giugno 2009 permalink 1commenti
Ieri sono stata a L'Aquila. Sono passati due mesi dal terremoto, ed è ancora una città fantasma. Traffico lungo l'unica strada aperta, come in un formicaio ci si sposta senza apparente meta. Negozi chiusi, con la rara eccezione di qualche baracchino - bar, ed un paio di supermercati di periferia. Chi anche avrebbe la casa agibile, non può rientrare perchè ancora non c'è il via libera ufficiale. E poi, manca quasi dappertutto il gas. Nelle tendopoli sale la rabbia di persone che non vogliono andare in crociera, ma rientrare nelle proprie case, tornare a fare una vita normale.

Quando arrivo piove. Mi dicono che fino a qualche minuto prima il caldo era insopportabile. Due mesi in una tenda, insieme ad altre 10 persone, non sono facili. Sanno che prima di ottobre, novembre, non usciranno di lì. La protezione civile impedisce le riunioni di cittadini nelle tendopoli, il senso di isolamento e solitudine cresce. Si capisce che gli aquilani si sentono abbandonati, commissariati. Non hanno mezzi per controllare il corso delle proprie vite, e questo pare essere la cosa che fa più rabbia. Essere trattati da bambini, dover chiedere la paghetta. Ogni cosa diventa un'elemosina, non ci sono diritti.

Inizia la manifestazione per la ricostruzione. Sul camioncino del comune salgono i sindaci dei comuni interessati dal sisma, la presidente della provincia. Qualcuno attacca uno striscione ai piedi del "palco": dice "forti, gentili, e incazzati neri". E si capisce facilmente il perchè.

La scelta di tenere tutti nelle tende fino alla costruzione delle "casette" oggi sembra folle. Avrebbero preferito i container, non ce la fanno più a vivere in tenda, senza privacy e senza un bagno, al caldo e al freddo, 7 mesi di campeggio per bambini di 1 anno e per anziani di 80.

Non vogliono le "new town", vogliono le loro case, i loro centri storici, i portici e le piazze, le chiese. Vogliono la loro città ed i loro paesi com'erano, con la loro storia e i loro spazi.

Vogliono i soldi per ricostruire. Il 100% di chi risiedeva nelle case crollate, e lo stesso per chi non era residente ma con quelle case teneva vivi i paesi, e forte un legame con la propria terra. La maggior parte dei non residenti, qui, sono abruzzesi emigrati, a Roma o all'estero. Non ricostruire le loro case significa svuotare i paesi, ucciderli. E, nella migliore delle ipotesi, ricostruire una casa ma non quella accanto. Che cosa ne verrebbe fuori?

Vogliono i soldi per fare subito i piccoli lavori di ristrutturazione per le case che hanno solo piccoli danni, per poter rientrare in fretta.

Vogliono che i loro sindaci, chi presiede la provincia, abbia i poteri e le risorse per far ripartire la vita: rimettere in sesto le scuole prima di settembre, sistemare le strade, gli edifici pubblici, pagare gli stipendi ai dipendenti pubblici.

Vogliono ricevere indennizzi equi per gli espropri, come prevede la legge.

Vogliono che le attività imprenditoriali siano sostenute, che l'economia possa ripartire.

Soprattutto, vogliono che sia loro restituità la dignità. Vogliono rimettersi in piedi da soli, vogliono fare, ricostruire, decidere per la loro vita, la loro città, il loro futuro. Non chiedere la paghetta, o il permesso per prendere il caffè perchè se no diventano nervosi.

Non sono bambini, sono forti. Hanno attraversato l'inferno, quella notte, hanno perso i loro cari, il lavoro, la casa e le loro cose. Sono forti. Ma sono a mani nude. Noi, in Parlamento, abbiamo il dovere - morale, prima ancora che politico - di mettere loro in mano gli attrezzi per la ricostruzione. E lasciarli liberi di fare e decidere da soli.

Esattamente il contrario di quello che il governo sta facendo: niente soldi veri, tutti i poteri al commissario Bertolaso. Una presa in giro, una totale mancanza di rispetto. Se è un insulto all'Italia mancare di rispetto alle ragazze, alle donne, all'intelligenza di questo Paese, mancare di rispetto ai terremotati è un insulto alla vita, a chi ha visto la morte accanto a sè.
chi sono
Sono nata a Roma il 16 giugno del 1973 da papà toscano (Anghiari, Arezzo) e mamma veneta (Vittorio Veneto, Treviso).
contatti mail: mogherini_f@camera.it
tel: 06.67605348
Fax: 06.67605726
Indirizzo: Camera dei Deputati, Piazza S. Claudio 166 - 00186 Roma


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