.
Annunci online

federica mogherini
Per la pace

MISSIONE PARLAMENTARE NEGLI EMIRATI ARABI UNITI

1 giugno 2012 permalink 0commenti

Articolo pubblicato sul giornale The National (http://www.thenational.ae/news/uae-news/italy-and-uae-united-in-stances-on-syrian-strife)

ABU DHABI // Italy and the UAE are united in their opposition to military intervention in Syria, a delegation of Italian politicians said after meeting the Minister of Foreign Affairs this week.

The members of Italy's Chamber of Deputies met Sheikh Abdullah bin Zayed in the capital on Wednesday to discuss ways the two nations could bring together Syria's splintered opposition and change Russia's position.

"We both agree that by no means can we take up a military intervention," said Federica Mogherini, secretary of the defence committee at the Italian Chamber of Deputies.

"This is because of its geographical position. It would absolutely be counterproductive.

"The Italian and UAE positions are aligned, and we are both very worried of the current situation in Syria.

"We agreed that the priority is to increase international pressure on Russia, so it joins the international community on Syria. Italy decided to expel the Syrian ambassador a few days ago and we are acting with the United Nations on increasing the international pressure on the regime."

Ms Mogherini said Italy and the Emirates had different roles to play in their diplomatic efforts to bring the country's opposition leaders closer together.

"We discussed the problems that cause the divisions within the opposition, which obviously concerns us," she said. "Any alternative to the regime now looks fragmented.

"There are different roles for our two countries. Obviously, the Emirates being in the region and an Arab country, it will play a different role."

Also in the Italian delegation were: Gianfranco Conte, president of the finance committee of the Chamber of Deputies; Erica Rivolta, member of its committee on culture, science and education; and Maria Teresa Calabro, adviser to the chamber on bilateral talks concerning Syria, Iran and Libya.

The delegation discussed its concern over the possibility of Iran developing nuclear weapons.

"We and all of Europe think a nuclear-armed Iran is a danger to us," Ms Mogherini said.

The delegation discussed with Sheikh Abdullah ways of strengthening the International Atomic Energy Agency's role and supporting its inspection missions.

Ms Mogherini said Italy agreed with the UAE that a military strike on Iran was not the answer.

"We both agreed there are possibilities within Iranian society to create political change," she said.

Mr Conte said the UAE and Italy had reached an agreement during the visit to cooperate in rebuilding Libya.

"We have established a commitment for reconstruction together in Libya," he said. "We agreed with Sheikh Abdullah to focus on reconstruction of infrastructure."

The delegation did not provide details of the agreement.

"The UAE and Italy were involved side by side in the intervention and now we are looking to cooperate more in a bilateral way in reconstruction, as Italy is very close to Libya and has a strong physical presence there, while the Emirates have a very strong financial and business presence there," Ms Mogherini said.

The Italian delegation also spent time meeting with members of the FNC, and with Sheikh Nahyan bin Mubarak, Minister of Higher Education and Scientific Research.

"We discussed with the UAE parliamentary members ways to enhance further cooperation between us, and discussed issues relating to the Arab Spring, Syria, Iraq, Iran, Afghanistan and the Palestinian-Israeli situation," Ms Mogherini said.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Emirati Arabi Uniti Siria Iran Libia Italia

permalink | inviato da BlogMog il 1/6/2012 alle 16:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Per la pace

MISSIONI INTERNAZIONALI AL GIRO DI BOA

3 febbraio 2012 permalink 0commenti
Il Parlamento italiano ha recentemente approvato, come all'inizio di ogni anno, il decreto di rifinanziamento della partecipazione italiana alle missioni internazionali. Si tratta di un passaggio parlamentare che consente di fare un bilancio e di tracciare le linee strategiche di intervento, le priorità ed il profilo che il paese esprime nei teatri di crisi in cui è impegnato, sotto l'egida delle Nazioni Unite, della Nato, dell'Unione europea.

Programmazione
Sarebbe certo più opportuno avere una o più sessioni parlamentari dedicate ad un'analisi più ampia ed approfondita degli scenari globali di crisi in cui l'Italia è chiamata ad agire, lasciando al decreto per il finanziamento delle missioni la sua specifica natura di allocazione di risorse. In assenza di una legge quadro sulle missioni - che giace bloccata nelle commissioni esteri e difesa della Camera, e che speriamo possa vedere la luce in questo anomalo scorcio di legislatura - l'unico strumento che il parlamento ha per valutare, discutere ed orientare la partecipazione italiana alle missioni internazionali è quello del rifinanziamento. Vediamo allora cosa cambia con il passaggio dal governo Berlusconi al governo Monti.

Innanzitutto, cambia - e di molto - la cornice. Negli ultimi quattro anni il finanziamento era avvenuto al di fuori del fondo missioni, che era stato istituito proprio per dare continuità e certezza all’impegno militare e civile dell’Italia nelle aree di crisi. Dal 2008 ad oggi, invece, i decreti avevano di volta in volta trovato finanziamenti a mala pena sufficienti per coprire qualche mese - a volte sei, a volte solo uno o due -, con il duplice risultato di svilire l'impegno di tanti italiani (che poi, a parole, venivano celebrati come "i nostri ragazzi") e di dare a partner ed alleati internazionali la sensazione di un'instabilità ed una incapacità di programmazione che non giovavano al paese.

Da quest'anno, invece, si torna a finanziare la partecipazione italiana alle missioni per una durata annuale e tramite il fondo preposto. Può sembrare un dettaglio di metodo o di stile, ma è invece un elemento di solidità estremamente importante e positivo.

Ma anche nel merito del provvedimento le novità non sono irrilevanti. Nel complesso, si tagliano quasi duecento milioni rispetto al 2011, facendo però delle scelte selettive - l'opposto della logica dei tagli lineari cari all’ex ministro dell’economia, Giulio Tremonti. Innanzitutto cresce l'investimento in cooperazione civile, sia nel teatro dell'Afghanistan e del Pakistan (7.400.000 euro) sia, in modo più consistente (14.200.000 euro) nelle altre aree di crisi. Ventidue milioni in più non sono un'enormità, ma in rapporto ai fondi quasi inesistenti della cooperazione sono abbastanza significativi e, soprattutto, invertono la tendenza del segno "meno" in un anno di difficoltà di bilancio come il 2012. Altra scelta non scontata, è quella non solo di confermare, ma di incrementare di 750.000 euro il fondo per lo sminamento, che arriva così ai due milioni.

Fronte afgano
Parallelamente, diminuisce la spesa complessiva per la componente militare delle missioni. È qui che le scelte si fanno più selettive e, quindi, indicative di priorità politiche e strategiche. Cala di circa 200 unità la presenza militare in Afghanistan, coerentemente con il progressivo passaggio di consegne alle autorità afghane in molte zone del paese e con la riduzione degli altri contingenti Isaf. Il 2012 sarà un anno cruciale, con il vertice Nato di maggio a Chicago chiamato a definire strategie comuni ed efficaci per il passaggio, dal 2014, dalla fase di transizione a quella di "trasformazione" del nuovo Afghanistan.

Una sfida non facile, che richiederà al tempo stesso piani di rientro militare molto attesi ed altrettanto delicati, e nuovi investimenti in assistenza formativa, in cooperazione istituzionale, in accordi per la ricostruzione e lo sviluppo economico. Il tutto, sullo sfondo di campagne elettorali per molti e importanti alleati - a partire dagli Stati Uniti, padroni di casa nella Chicago di Obama.

In linea con quanto avverrà nel corso dell'anno, l'Italia si prepara dunque ad un ridimensionamento della propria presenza militare in Afghanistan, che probabilmente avverrà verso la fine dell'anno e sarà seguita da un ulteriore bilanciamento delle voci di spesa: meno forze sul campo, più carabinieri e guardia di finanza per formare forze dell'ordine e polizia di frontiera, più cooperazione civile, diplomatica, economica, giudiziaria.

Ancora, alla voce "riduzioni" si trova la fine di alcune missioni minori, ormai esaurite dal punto di vista militare - come in Iraq, dove restano in piedi solo progetti di cooperazione civile. Altre missioni, piccole ma rilevanti come quella in sud Sudan, nascono invece oggi.

Libano, Balcani e Libia
Un carattere particolare assume poi la decisione relativa al Libano, dove pur assumendo il comando della missione Onu, l’Italia riduce il numero dei militari, anche se in misura minore di quanto prevedesse di fare il precedente governo. Questo è uno dei dossier sui quali l'inversione di tendenza appare più netta, con il nuovo governo impegnato in una riqualificazione del ruolo italiano nell'area mediterranea, dopo il "downgrading" operato dal precedente esecutivo.

È evidente infatti che la regione che si estende dal confine tra Libano e Israele fino alla Siria è strategica e vitale per l'Italia, che può svolgervi un ruolo molto utile e, per altro, unanimemente riconosciuto dagli interlocutori locali e dalle organizzazioni internazionali.

Anche per questo si sta decidendo di accrescere la presenza militare in aree, come ad esempio i Balcani, alle quali il precedente governo sembrava dedicare minore attenzione, nonostante fosse chiaro che la stabilità recentemente conquistata avesse evidenti fragilità. Le rinnovate tensioni nel nord del Kosovo, le difficoltà in Bosnia rappresentano un elemento di preoccupazione prioritario per un paese che, come l'Italia, confina direttamente con la regione ed intrattiene con i singoli paesi intensi rapporti economici, politici e diplomatici.

Questione non meno scottante, infine, è quella libica. Delle contraddizioni del governo Berlusconi è difficile dimenticarsi, dal baciamano in poi. Il governo Monti non può che avere tra i suoi obiettivi principali quello di ricostruire una credibilità perduta anche qui, nel Mediterraneo, con quei paesi oggi impegnati in transizioni difficili e non univoche - dall'Egitto alla Tunisia, passando per la Libia, dove Monti si è appena recato per la sua prima visita ufficiale fuori dai confini europei.

Conclusosi, mesi fa, l'intervento militare, oggi è prioritario dare seguito alle successive risoluzioni delle Nazioni Unite: sostenere la nuova Libia nel momento più critico, quello della ricostruzione, della riconciliazione nazionale, della formazione di una struttura amministrativa e delle forze di polizia, dello sminamento del territorio e della bonifica dall'enorme quantità di armi in circolazione nel paese. Per questo prevedere già per il 2012 un impegno, seppur minimo e ancora molto flessibile, di assistenza civile e militare alla complicata e delicata fase di costruzione della nuova Libia sembra una scelta saggia e lungimirante, che ben si accompagna alla volontà di recuperare un ruolo credibile e positivo nella regione mediterranea.

Riforma della difesa
Infine, due chiare priorità strategiche sono emerse dall'audizione dei ministri degli affari esteri, Giulio Terzi e della difesa, Giampaolo Di Paola, davanti alle commissioni esteri e difesa di Camera e Senato. Da una parte, è stata ribadita la necessità di un approccio "integrato" alla sicurezza - ovvero non solo militare ma anche e soprattutto diplomatico, civile, attento ai fattori di sviluppo economico e all'affermazione dei diritti umani. Dall'altra, si è sottolineata l'esigenza non più rinviabile di procedere speditamente al rafforzamento dell'integrazione europea nel campo della difesa. Terreno scivoloso, in questi duri tempi di mancanza di leadership europea e tentazioni di ritorno alla dimensione nazionale, sul quale però è più urgente che mai avventurarsi, con coraggio e determinazione, perché continuare a pensare che sia un sogno necessario ma irrealizzabile non lo farà certo diventare realtà.

Mentre è di cambiamento reale, e lungimirante, che si avverte l'urgenza. È in quest'ottica che si può utilmente affrontare il tema complesso e serio della ridefinizione del sistema di difesa, anche alla luce dei tagli di bilancio intervenuti in questi anni senza che la questione venisse mai affrontata in modo organico. Il ministro Di Paola ha giustamente indicato nella prossima riunione del Consiglio supremo di difesa, prevista per l'8 febbraio, un passaggio cruciale per questo processo. Toccherà contestualmente al governo e al parlamento svolgere una revisione del sistema di difesa che abbia un carattere sinottico, razionale e, al tempo stesso, trasparente.


Articolo pubblicato su AffarInternazionali il 3 febbraio 2012
Per la pace

MISSIONI ALL'ESTERO, SI CAMBIA PASSO

21 gennaio 2012 permalink 1commenti

Tradizionalmente, sul tema della partecipazione italiana alle missioni internazionali si esibisce la continuità.
Quasi che restare saldi nel solco tracciato da chi “c’era prima” fosse di per sé un valore. Forse perché questo è stato, finora, l’unico modo per evocare un consenso trasversale, bipartisan. Ma oggi, con un governo che non ha radici nei partiti ed un inedito sostegno parlamentare – trasversale per nascita, libero negli orientamenti per aspirazione – proclamare la continuità non serve più.
E così, al netto di qualche arrampicata sugli specchi che tenta Frattini (in preda ad un’imbarazzante crisi di ruolo che lo porta a fare il relatore parlamentare di un provvedimento che fino a due mesi fa firmava da ministro) e che La Russa per una volta si risparmia, la discontinuità è libera di venire allo scoperto. Cosa c’è di così diverso, in questo decreto missioni? Molte cose, alcune fondamentali. Innanzitutto una piccola grande formalità: dopo tre anni di frammentazione del finanziamento, che era arrivato a volte a coprire anche solo uno o due mesi, il decreto dà ai militari e ai civili italiani che operano in teatri di crisi – ed ai nostri partner internazionali – un anno di certezze, rifinanziando quel fondo missioni che il governo Berlusconi aveva di fatto abolito. Sembra un dettaglio, ma è un grande segnale di affidabilità e serietà – che, di questi tempi, non guasta. Poi, due grandi affermazioni di principio: da una parte la necessità di un approccio “integrato” alla sicurezza – ovvero non solo militare ma anche e soprattutto diplomatico, civile, attento ai fattori di sviluppo economico e all’affermazione dei diritti umani. Dall’altro, l’esigenza non più rinviabile di procedere speditamente sulla via dell’integrazione europea nel campo della difesa. Se si pensa alla sufficienza con la quale La Russa trattava questi temi, la discontinuità appare in tutta la sua evidenza. Ma entriamo nel merito: si tagliano quasi duecento milioni rispetto al 2011, facendo delle scelte selettive – l’opposto della logica dei tagli lineari cari a Tremonti. Cresce l’investimento in cooperazione civile, sia nel teatro dell’Afghanistan e del Pakistan sia nelle altre aree di crisi: 22 milioni in più non sono un’enormità, ma in rapporto ai fondi quasi inesistenti della cooperazione non sono pochi e, soprattutto, invertire la tendenza in un anno di difficoltà di bilancio come questo è un grande segale politico. Si rifinanzia, con un incremento, il fondo per lo sminamento. Parallelamente, diminuisce la spesa per la componente militare delle missioni, ma con delle scelte selettive. Cala di circa 200 unità la presenza militare in Afghanistan, coerentemente con il progressivo passaggio di consegne alle autorità afghane in molte zone del paese e con la riduzione degli altri contingenti Isaf; si pone termine ad alcune missioni minori, ormai esaurite dal punto di vista militare – come in Iraq, dove restano in piedi solo progetti di cooperazione civile; in Libano, pur assumendo il comando della missione Onu, si riduce il numero dei militari, ma meno di quanto prevedesse di fare il precedente governo – in virtù della maggiore instabilità dell’area che dal confine Libano-israeliano si estende fino alla Siria. E poi, si sceglie di aumentare la presenza militare in aree strategiche per l’Italia e per l’Europa, dove il nostro valore aggiunto è riconosciuto sia dagli interlocutori locali sia dalle organizzazioni internazionali, e dove il rapporto costi-benefici è più alto: penso ai Balcani, di cui il precedente governo si era scarsamente occupato, o al sud Sudan. Infine – last but not least – la Libia. Delle contraddizioni del governo Berlusconi è difficile dimenticarsi, dal baciamano in poi. Il governo Monti non può che avere tra i suoi obiettivi principali quello di ricostruire una credibilità perduta anche qui, nel mediterraneo, con quei paesi oggi impegnati in transizioni difficili e non univoche – dall’Egitto alla Tunisia, passando per la Libia, dove Monti sarà in visita ufficiale domani. Finito, mesi fa, l’intervento militare, oggi è prioritario dare seguito alle altre, successive risoluzioni delle Nazioni Unite: sostenere la nuova Libia nel momento più critico, quello della ricostruzione, della riconciliazione nazionale, della formazione di una struttura amministrativa e delle forze di polizia, dello sminamento del territorio e della bonifica dall’enorme quantità di armi in circolazione nel paese. Per questo prevedere già per il 2012 un impegno, seppur minimo e ancora molto flessibile, di assistenza civile e militare alla complicata e delicata fase di costruzione della nuova Libia è una scelta saggia e lungimirante, che ben si accompagna alla volontà di recuperare un ruolo credibile e positivo nella regione del mediterraneo. Dalle prossime settimane, superato il passaggio di ridefinizione della nostra partecipazione alle missioni internazionali, andranno affrontate altre ed altrettanto importanti questioni, a cominciare dalla revisione del sistema di difesa e, conseguentemente, della razionale allocazione delle risorse tra le diverse voci di bilancio, per finire con la rimodulazione di alcune scelte sulla produzione e l’acquisto dei sistemi d’arma – compresi gli f35. Il ministro Di Paola ha giustamente indicato nella prossima riunione del consiglio supremo di difesa prevista per l’8 febbraio un passaggio cruciale per questo processo. Toccherà contestualmente al governo e
al parlamento svolgere una revisione del sistema di difesa che sia complessiva, razionale e trasparente.

Articolo pubblicato su "Europa" sabato 21 gennaio 2012

Diario parlamentare

DIFESA, NUOVE PAROLE D'ORDINE

22 dicembre 2011 permalink 0commenti

In questi giorni si sono tenute le audizioni dei nuovi ministri presso le commissioni parlamentari competenti, per illustrare e discutere le linee programmatiche del governo. Nel settore della difesa i cambiamenti sono molti e rilevanti, e non riguardano solo il livello di competenza del ministro. Già il fatto che la continuità evocata non riguardi solo l’ultimo governo ma si riferisca agli ultimi sei ministri, da Andreatta in poi, dice molto del cambio di impostazione: la politica di difesa viene strappata dal limbo di retorica partigiana in cui l’aveva scioccamente voluta confinare La Russa, e tenta di navigare nel mare aperto dell’interesse nazionale, dell’impostazione istituzionale.
Molte e rilevanti novità, dicevo. Innanzitutto, l’esplicita consapevolezza che il sistema di difesa che abbiamo oggi, per risorse e per numeri, non è sostenibile e quindi va profondamente rivisto. Questo significa che finirà l’epoca dei tagli lineari, che in questi anni hanno schivato la responsabilità di un ripensamento complessivo del modello, compromettendo il funzionamento del sistema.
Si potrà, forse, finalmente ragionare senza preconcetti sulle reali necessità che il nostro paese ha nel settore della difesa, anche in relazione al suo ruolo globale, e sul modo migliore, più razionale, di fronteggiarle. Questo significa adottare un approccio realistico, determinare priorità, seguirle coerentemente.
In questo percorso, è probabile ed auspicabile che siano ridiscussi programmi d’investimento e di acquisizione dei sistemi d’arma, tra cui anche quello relativo agli F35 – sul quale il governo Berlusconi ha agito nella più totale confusione e assenza di trasparenza, a fronte di sviluppi internazionali importanti che l’Italia ha sostanzialmente ignorato.
In secondo luogo, il nuovo governo ha manifestato un cambio di impostazione importante per le missioni internazionali – nel metodo e nel merito. Nel merito, si sceglie di investire in quelle missioni di stabilizzazione di aree per noi strategiche – i Balcani, in particolare Kosovo e Bosnia, ed il Libano con la sua vicinanza strategica a Siria e Israele – che il precedente governo aveva deciso di ridimensionare fino a renderle via via quasi irrilevanti.
Sono missioni a minore intensità e visibilità, dove però i risultati raggiunti in anni di presenza internazionale sono ancora fragili, ed un eventuale destabilizzazione porterebbe conseguenze critiche per aree vaste e di interesse strategico per l’Europa e per il nostro paese. Sono missioni in cui il valore aggiunto dell’Italia è universalmente riconosciuto – dalle Nazioni Unite, dalla Nato, dalle istituzioni e dalle popolazioni locali –, ed il rapporto costi/benefici massimo.
C’è, poi, la consapevolezza che la vicenda afgana va tolta dal contesto ideologico in cui troppo spesso è stata collocata, e va piuttosto affrontata con serietà, competenza, e con le giuste risorse nei giusti capitoli di spesa (più addestramento, più affiancamento, più ricostruzione, più cooperazione civile, più diplomazia regionale).
Forse si può ora finalmente uscire dal falso dilemma restare/lasciare, e spostare l’attenzione dal “se” e “quando”, al “come” attuare una transizione che si preannuncia difficilissima. Sul dossier Afghanistan, la presenza di figure competenti come Di Paola alla difesa e De Mistura agli esteri sono, di per sé, garanzia di serietà. Allo stesso modo, sembra che il nuovo governo sia pronto a farsi carico con realismo e serietà di un’eredità non certo felice nei rapporti con la Libia.
Dopo il disastro dei baciamano e delle mille contraddittorie posizioni del governo Berlusconi, che avevano portato il nostro paese ad oscillare tra una vicinanza imbarazzante al regime ed una ridicola marginalità internazionale, l’Italia cerca di trovare un suo baricentro che le consenta di affermare che il futuro della Libia è e dev’essere piena responsabilità dei libici, senza per questo negare che alcuni specifici e complicati passaggi di questa nuova fase vanno sostenuti ed accompagnati, in piena trasparenza: sminamento, eliminazione dell’enorme quantità di armi presenti nel paese, costituzione e formazione delle forze di sicurezza, percorsi di riconciliazione nazionale e di institution building.
Infine, una piccola grande innovazione di merito. Il governo Berlusconi aveva frammentato il finanziamento delle missioni arrivando a decreti che coprivano anche solo due, tre mesi. Indice di una politica incapace di programmare nel medio periodo, e di dare quindi a militari, alleati e partner internazionali quella prevedibilità che in contesti di crisi si traduce in sicurezza ed affidabilità. Ma indice anche di un prevalere, sempre e comunque, delle scelte di Tremonti sulle priorità di altri ministeri – e con quali risultati, poi...
Il governo Monti, nel metodo, indica un ritorno alle migliori pratiche dei governi precedenti, con un finanziamento certo per le missioni internazionali che copre tutto il prossimo anno. È una piccola cosa, ma dà il segno di una solidità e di una serietà alla quale non eravamo più abituati. 

Articolo pubblicato sul quotidiano "Europa" il 22 dicembre 2011


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. difesa Italia Libano Balcani Afghanistan Libia

permalink | inviato da BlogMog il 22/12/2011 alle 14:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Attività parlamentare

SULLA SPARIZIONE DI MISSILI TERRA-ARIA IN LIBIA

6 ottobre 2011 permalink 0commenti
Interrogazione presentata dai deputati PD Rosato, Rugghia, Villecco Calipari, Garofani e Mogherini Rebesani

Al Ministro della difesa

Per sapere - premesso che:

in coerenza con le deliberazioni adottate dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, l'Italia partecipa alla missione Nato in Libia;

notizie di agenzia, riprese anche dalla stampa estera, riportano preoccupazioni espresse in ambienti NATO circa la possibilità che migliaia di missili terra-aria sarebbero scomparsi dagli arsenali del deposto regime di Gheddafi;

il Segretario generale della NATO Anders Fogh Rasmussen ha definito la «questione preoccupante» durante una conferenza stampa presso la sede dell'Onu, alla vigilia di una riunione dei Ministri della difesa dei 28 Paesi membri dell'Alleanza a Bruxelles;

il Segretario generale della NATO ha anche precisato di non essere disposto a fare «... commenti su questioni di intelligence», sempre riferendosi alle recenti notizie secondo le quali migliaia di missili anti-aerei SAM-7, di fabbricazione sovietica mancherebbero all'appello;

per meglio chiarire il suo punto di vista il Segretario Rasmussen ha inoltre dichiarato che: «Spetta alle nuove autorità libiche, il controllo sugli stock di armi del deposto regime. Il Cnt deve accertarsi che le armi siano al sicuro o, se è il caso, decidere di distruggerle», ha aggiunto, auspicando anche che lo stesso Cnt autorizzi l'ingresso nel Paese di «ispettori internazionali»;

gli interroganti condividono le preoccupazioni espresse ai vertici della NATO, consapevoli del pericolo che i missili terra-aria rappresenterebbero se fosse confermata la sparizione di armi particolarmente insidiose quali sono appunto questi missili terra-aria e del pericolo che costituirebbero se finissero in mani sbagliate -:

se il Ministro della difesa ritenga doveroso fornire elementi certi sulle notizie sopra riportate.

(4-13440)


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Libia NATO Italia

permalink | inviato da BlogMog il 6/10/2011 alle 10:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Per la pace

IL TRISTE BALLETTO SULLE MISSIONI

15 luglio 2011 permalink 0commenti
Per la pace

MISSIONI ALL'ESTERO: UNICA NOVITA' SONO I TAGLI ALLA COOPERAZIONE CIVILE

13 luglio 2011 permalink 0commenti

"Oggi abbiamo avuto conferma del fatto che, dopo tanti indecorosi balletti, sulle missioni nulla di sostanziale è davvero cambiato: resta identico l'impegno in Afghanistan; sulla Libia ci si limita a registrare che si è esaurita la funzione della portaerei Garibaldi e quindi la si può far rientrare; sul Libano si viene a scoprire che la famosa riduzione del nostro contingente (700 uomini in meno rispetto ai 1.800 attualmente impegnati) in realtà non è stata ancora formalmente concordata con le Nazioni Unite e quindi non avrà luogo se non dopo questo passaggio, ed in ogni caso non prima di dicembre. Per fortuna, perché delle tante aree in cui siamo impegnati, il Libano è certamente tra quelli in cui meglio abbiamo operato, ed è ancora lontano dalla stabilità (basti pensare alla vicina Siria).
L'unica vera notizia è che vengono ulteriormente tagliati i fondi per la cooperazione allo sviluppo, già decimati nel corso di questi tre anni di governo Berlusconi fin quasi ad azzerarsi.
E' esemplare il caso dell' Afghanistan, dove proprio ora che si avvia la fase di transizione e di trasferimento dei poteri alle autorità afgane, si arriva a spendere di più che negli ultimi 10 anni sull'intervento militare, e si tocca invece il minimo storico sulla cooperazione civile.
Ma è evidente che questo governo ormai non ha né le idee, né la credibilità, né la serietà necessarie per gestire la complessa partita delle missioni militari”.
E’ quanto dichiara Federica Mogherini, deputata PD e Segretario della Commissione Difesa della Camera dei Deputati.

Per la pace

SULLE MISSIONI INTERNAZIONALI

13 luglio 2011 permalink 0commenti


Il mio intervento (al minuto 02.00.10) di oggi alla riunione delle Commissioni riunite Esteri e Difesa di Camera e Senato sugli sviluppi relativi alle missioni internazionali. 
Attività parlamentare

INTERVENTO IN AULA SULLA LIBIA

4 maggio 2011 permalink 0commenti


Il mio intervento nella seduta di ieri sera durante la discussione generale sulle mozioni sull'intervento italiano in Libia.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Libia Italia

permalink | inviato da BlogMog il 4/5/2011 alle 10:56 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Per la pace

LIBIA: MOZIONE LEGA-PDL, TANTO RUMORE PER NULLA

3 maggio 2011 permalink 0commenti

“Tanto rumore per nulla. Due settimane di balletti tra Lega e Pdl, la strumentalità con cui si è usata la nostra partecipazione ad una delicata missione internazionale per regolare equilibri di potere ed interessi elettorali in vista delle amministrative, ed alla fine hanno perso tutti.

Ha perso la Lega, che passa dalla contrarietà all'intervento al chiedere sommessamente una cosa ovvia, cioè che la Nato comunichi, quando sarà tempo, la data di conclusione delle operazioni. Perde Berlusconi, che dal duello con Bossi esce con la coda tra le gambe, dimostrando che questo governo è costantemente in balia degli umori di qualcuno.

Ma perde soprattutto l'Italia, umiliata da 10 giorni di tira e molla sul tema che per eccellenza richiede al contrario coesione e serietà. Perde, ancora, in credibilità internazionale, posto che sia possibile scendere ancora più in basso”.

E’ quanto dichiara Federica Mogherini, deputata PD e Segretario della Commissione Difesa della Camera.

“Ed oggi arriva la ciliegina sulla torta: una mozione pasticciata, che non dice nulla, che mescola la sentenza della Corte europea sul reato di clandestinità all'Afghanistan, rendendo sempre più penosamente ridicola la nostra politica estera. Se davvero si volessero aprire le porte ad un intervento diplomatico in Libia, l'unica strada sarebbe lavorare seriamente e con credibilità per questo. Non certo perdere tempo in inutili balletti che hanno più a che fare con le elezioni amministrative che con la Libia”.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. italia nato pd lega libia pdl

permalink | inviato da BlogMog il 3/5/2011 alle 17:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
chi sono
Sono nata a Roma il 16 giugno del 1973 da papà toscano (Anghiari, Arezzo) e mamma veneta (Vittorio Veneto, Treviso).
contatti mail: mogherini_f@camera.it
tel: 06.67605348
Fax: 06.67605726
Indirizzo: Camera dei Deputati, Piazza S. Claudio 166 - 00186 Roma


Questo blog è stato visto 1 volte

footer