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federica mogherini
Diario

IL 14 DICEMBRE, D-DAY PRIVATO E POLITICO...

5 dicembre 2010 permalink 12commenti
Fin qui, sul blog non ne ho scritto. Scaramanzia, brutti ricordi di passati dolori resi un po' troppo pubblici. Ora sono piu' o meno ad una settimana dalla nascita della mia seconda bimba. Gioia immensa, piccoli acciacchi e piccole ansie, grande attesa... Il centro del mio mondo, della mia mente, e' li'. Come tutti i genitori sanno e come gli altri immaginano, per una nascita (oltretutto tanto voluta) non si puo' fare altrimenti.

Sono stata fortunata, ho avuto una gravidanza senza grandi complicazioni (giusto un mese di "riposo forzato" a maggio), che mi ha consentito di continuare la mia vita normalmente, prendermi cura della mia prima bimba, e lavorare serenamente fino a pochi giorni fa. Tutto bene.

Il piccolo dettaglio ansiogeno e' che la data prevista per il parto e' il 13 dicembre, ovvero il giorno prima del voto di fiducia... 

E' inevitabile che io viva uno strano accavallarsi di tensioni: l'attesa del parto, il conto dei voti di differenza tra la fiducia ad un governo che di fatto non c'e' piu' e la possibile fine dell'epoca di Berlusconi. Strano e bello pensare che mia figlia potrebbe nascere in un'Italia che inizia ad essere un po' diversa - per carita', non mi faccio illusioni di miracoli immediati, ma un po' piu' libera, piu' orgogliosa di se' e delle sue possibilita', questo si'. Un'Italia un po' piu' normale, un po' piu' dignitosa, di cui poter andare un po' fieri. Poco poco.

Per questo, soprattutto, faro' tutto il possibile per essere in aula a votare la sfiducia a questo (non)governo. Non solo per senso del dovere, per la responsabilita' che sento verso chi rappresento in quell'aula (anche se li rappresento con tutte le anomalie di una legge elettorale che spezza il filo del rapporto diretto tra cittadino e parlamentare), e nell'anacronistica assimilazione che la Camera fa tra malattia e gravidanza un'eventuale assenza per parto peserebbe esattamente quanto quella di chi ha un'influenza (o ha negoziato di averla proprio quel giorno). 

Non solo per queste ragioni, che pure da sole sarebbero piu' che valide, ma anche e forse soprattutto perche' credo che ognuno di noi debba fare tutto quel che puo' per rendere il nostro paese un po' migliore di quello che e' - o almeno provarci. E tanto e' brutta la rappresentazione che l'Italia sta dando di se stessa in questi ultimi mesi (anni forse), a partire dalla politica, che se si ha un modo, un qualsiasi modo per invertire la rotta, bene, credo che tutti debbano sentire la responsabilita' pressante di farlo. Io posso farlo cercando di non far mancare il mio voto, il 14, alla mozione di sfiducia a questo governo che non smette di fare danni neanche quando la paura lo paralizza e lo costringe all'inattivita' (perche' anche lo star fermi, in tempi come questi, fa danno eccome).     

Per questo, a meno che io non sia proprio in sala parto e dintorni, il 14 in aula ci saro'. Votero', e tornero' dritta dritta ai miei doveri e piaceri di mamma, cui non intendo che mia figlia rinunci (vediamo sempre la maternita' come un diritto della mamma, mai che ci venga in mente che e' anche un dovere, suo e del papa', per corrispondere ad un diritto del figlio...).Spero che questo sia possibile ed anzi probabile, considerato che una minima percentuale dei bimbi nasce proprio nella data prevista per il parto. So bene pero' che e' inutile arrovellarsi granche': nascono quando sono pronti, il momento lo decidono loro, ed e' giusto, naturale ed un bene che sia cosi'. Per questo devo smentire categoricamente di aver preso in considerazione di fare un cesareo per puri motivi politici, come erroneamente riporta il titolo del
Corriere (l'articolo e' invece corretto, ma si sa che purtroppo vale spesso piu' quel che dice il titolo...). Non scherziamo: come far nascere un bambino e' decisione che spetta ai medici, e le valutazioni non possono ne' devono essere che mediche. Io posso solo sperare che questa mia bimba decida di nascere qualche giorno prima, o anche solo un giorno dopo - e che, se proprio deve nascere il 14, la differenza tra fiducia e sfiducia non sia di un voto!
Diario

STOP

26 novembre 2008 permalink 21commenti
Ok, ora basta. Stop. Ho ricevuto messaggi bellissimi, e mi piacerebbe poter ringraziare di persona, uno ad uno,gli uomini e le donne che li hanno scritti. Quelli che mi conoscono bene, e quelli che fino a ieri non sapevano neanche che esistessi. Grazie.

Pero' ora basta. Gia’ scrivere e parlare di queste cose non e’ facile. Finire sulla prima pagina del Corriere, sull’Amaca di Serra, e sull'editoriale di Polito con i fatti miei neppure. Mi piacerebbe che la cosa finisse qui, che tornassimo a parlare e scrivere d’altro.

E che provassimo a mettere al loro giusto posto le cose.

1. Ho scritto della gravidanza per condividere una gioia, un’esperienza. Ho sempre inteso il blog come un diario, un modo per raccontare quello che faccio, le impressioni, le idee. Condividere e’ ben piu’ che “rendere conto”, per me. Questo non e’ - e non voglio che diventi - un sito istituzionale. E’ un diario personale che parla prevalentemente di politica. La differenza e’ abissale: quello che scrivo e’ informale; tendo a non dare informazioni ma impressioni; la comunicazione non e’ solo da me a chi legge, o da chi legge e commenta a me, ma anche e soprattutto tra coloro che leggono e commentano. E’ un blog, non un sito.

2. Ho scritto della gravidanza prima che fossero resi pubblici i dati sulle presenze, o comunque indipendentemente da questo: non sono stata “indotta” a farlo, non sono stata “braccata” da nessuno, non c’era alcun intento difensivo, nessuna giustificazione. Solo un racconto, semplicemente perche’ mi sarebbe stato difficile condividere pensieri ed esperienze omettendo quello che era il centro della mia vita in quel momento: la gioia di aspettare un bambino.

3. Il bello della rete e’ che non e’ mediata, che la comunicazione avviene senza filtri in tempo reale. Questo ha i suoi vantaggi: puoi far sapere una cosa senza dover passare dalla strettoia dei mezzi di comunicazione tradizionali, senza doverla “confezionare” per renderla allettante, senza vederla distorta da titoli o virgolettati in cui non ti riconosci. Ha i suoi (apparenti) svantaggi: non puoi evitare la responsabilita’ di cio’ che scrivi, ti metti in gioco. Chiamatela trasparenza, chiamatela democrazia comunicativa, non so. Hai il potere di comunicare, la responsabilita’ di cio’ che comunichi e di come lo fai. E, come si e' visto, e' un potere ed una responsabilita' non solo per chi scrive sul proprio blog, ma anche per chi commenta - perche' e' comunque uno spazio pubblico. Io non lo trovo affatto male.

4. Il dibattito che e’ nato sulle mie assenze e sulla opportunita’ o meno che una donna incinta restasse al suo posto di parlamentare non ha nulla a che vedere con la rete. La rete lo ha veicolato, ma si sarebbe potuto sviluppare in mille altri modi e luoghi (a partire da quelli, silenziosi ed autocensurati dal “politicamente corretto”, della mente). Ha le sue radici in due fenomeni, credo: da una parte, nella crudele distinzione di ruoli che condanna a pensare che le donne mamme debbano rinunciare al lavoro, e gli uomini papa’ debbano rinunciare a stare con i figli. Una miopia che rende infelici ed incompleti gli uomini, le donne, ed i bambini (poi ci lamentiamo del bullismo). Dall’altra, nella violenza che caratterizza ogni confronto, in questa epoca triste e piuttosto buia che ci troviamo a vivere. Il furore anti-casta ne e’ solo un esempio. Nasce da disfunzioni evidenti del nostro sistema istituzionale: 1.000 parlamentari; altissime remunerazioni teoricamente volte a permetterne il lavoro ma nessun controllo su come vengono utilizzate (per cui chi le spende per lavorare alla fine si ritrova con uno stipendio non eccessivo, ma chi non lo fa si tiene una cifra assurda ed e’ di fatto incentivato a farlo); una difficolta’ oggettiva a valutare la “produttivita’” di chi lavora nelle istituzioni (contano le presenze alle votazioni in aula (pianisti compresi)? Contano il numero o la qualita’ delle iniziative legislative? Conta il lavoro in commissione? Conta il rapporto con il mondo che e’ fuori dal Parlamento (“territorio” e non solo, perche’ la nostra Costituzione ci ricorda che ogni parlamentare e’ chiamato a rappresentare tutta l’Italia)? E’ ovvio che un solo indicatore distorce la realta’… E comunque: furore che nasce da argomenti piu’ che validi, e che si trasforma rapidamente in una caccia alle streghe che rischia di travolgere anche quel poco (o tanto) di buono che pure nelle istituzioni si fa, e di far passare dalla parte del torto chi si fa cogliere dalla violenza, seppure solo comunicativa. Se l’argomento e’ giusto, un’argomentazione sbagliata puo’ solo danneggiarlo.

5. Temo sia quello che e’ successo qui, nel mio caso. Due o tre persone che hanno letto e commentato il mio blog si sono lasciate prendere la mano. Se ne sono scusate, e credo lo abbiano fatto in modo sincero. Per me, quelli sono stati i messaggi piu’ belli. Credo sia ingiusta la violenza con la quale sono stati attaccati, anche pubblicamente - almeno tanto quanto era ingiusta la violenza con la quale attaccavano me. Smettiamola. Fermiamoci. Possiamo contestare le idee, le azioni. Ma le persone, quelle sono sempre degne di rispetto.

6. Serra scrive oggi che “il popolo dei blog (mi ha) incalza(ta) ed accusa(ta)”. Vero. Ma mi ha anche appassionatamente difesa. Si e' identificato, ha preso la parola. E, se riusciamo ad uscire dalla mia piccola esperienza personale, ha espresso idee, valori, modi di sentire e di vedere le cose, veramente belli. Di un’umanita’ rara da trovare di questi tempi. Di un calore ed una lucidita’ che rincuorano e fanno pensare che le persone sono meglio di come si sforzano di apparire.

7. Per me, personalmente (e cosi’ la chiudiamo qui, sul piano personale), e’ stato doloroso e difficile affrontare il dolore che e’ venuto dopo la gioia in modo cosi’ pubblico. Una cosa e’ scrivere sul tuo blog (sapere che lo legge chi viene a cercarti, chi piu’ o meno ti conosce), ben altra e’ la prima pagina del Corriere della Sera, l’Amaca di Serra (per me un must di ogni mattina), l’editoriale del Riformista. Non ce l’ho con i giornalisti, tutt’altro: hanno fatto il loro mestiere in maniera seria, con tatto, e dal tono dei tantissimi messaggi di donne e uomini che mi hanno scritto tra ieri ed oggi credo abbiano svolto una funzione utile – provare a smuovere quelle due radici di cui parlavo prima: la separazione dei ruoli uomo-lavoro, donna-genitore e la violenza nella quale alcune giuste considerazioni rischiano di perdersi. Non solo non ce l’ho con loro, quindi, ma mi scuso con quelli a cui non ho voluto rispondere. E’ che credo che questo non sia un “caso” – non ha nulla di eccezionale e nulla di esemplare. Non e’ “la mia storia”, e’ qualcosa che succede di continuo: aspettare un bambino, doversi assentare dal lavoro per qualche tempo, scontrarsi con le allusioni sull’incompatibilita’ tra maternita’ e lavoro, perdere il bambino. Ed anzi, succede di peggio: perdere il lavoro, o dover rinunciare ad un figlio. Queste sono le storie, e ne e’ pieno il mondo. Sarei felice se le si raccontasse un po’ di piu’, se si desse voce a chi non ce l’ha.

8. Per parte mia, non credo di aver avuto alcun coraggio. Non ho fatto proprio niente. Ora vorrei solo tornare gradualmente al mio lavoro di sempre, con tranquillita’. Stasera vado ad un’iniziativa sulle elezioni americane al Circolo PD Aurelio a Roma, domani pomeriggio c’e’ un incontro sul disarmo nucleare a cui ho lavorato da un po’ ed a cui tengo molto. Venerdi sera saro’ al Teatro comunale di Canaro (Rovigo) per un incontro sulla scuola. E magari, tra qualche tempo, lavorero’ a qualche proposta sui congedi di paternita'. Perche' resto convinta che questa non sia una "cosa di donne". La nascita (o la perdita) di un figlio, il modo in cui lo si cresce, riguarda insieme due genitori - in modi diversi, certo, ma con la stessa intensita', gli stessi diritti, gli stessi doveri.

Diario americano

UNA COSA CHE HO SCRITTO, EMISSIONI CO2, NASCITA ZERO

20 novembre 2008 permalink 23commenti
Qui c'e' il testo di un articolo che ho scritto per Federalismi.it - rivista di diritto pubblico italiano, comunitario e comparato diretta dal Prof. Caravita (con il quale ho fatto un temutissimo esame quando ero all'Universita'...)

L'incontro con il Prof. Broecker e' stato molto interessante, soprattutto per una profana delle cose scientifiche ed ambientali come me. Il cuore del suo ragionamento e' che, per quanto ci si sforzi di ridurre le emissioni di CO2 (e bisogna farlo), queste resteranno pur sempre un problema che in qualche modo andra' gestito. Sostiene che una equipe americana ha trovato il modo di catturare dall'atmosfera e stockare le emissioni, che i macchinari per farlo non sono neanche eccessivamente costosi, ma che nessuno e' disposto ad investire denaro nel progetto perche' le ricadute positive (in termini ambientali ed economici) sono troppo lontane: non meno di 50 anni.

PS:oggi sono molto arrabbiata per un commento al post precedente. Mauro suggerisce che, visto che sono incinta e questo mi portera' presumibilmente a fare molte assenze alle votazioni in aula (probabilmente vero, visto che intendo lavorare durante la gravidanza, ma poi voglio allattare mio figlio per tutti i sei mesi consigliati dall'Organizzazione Mondiale della Sanita', e che alla Camera non solo non esiste un luogo dove un neonato puo' stare, ma non ci puo' neanche entrare), allora dovrei dimettermi per lasciare il posto a qualcuno che puo' garantire maggiore presenza. Mi fa arrabbiare il fatto che non si pensi mai di rivolgere un'osservazione simile ai neo-papa', che pure avrebbero il diritto/dovere di occuparsi dei figli piccoli quanto le mamme. Mi fa arrabbiare il fatto che ci si lamenta che la politica e' vecchia e maschile e poi si chiede alle donne e ai giovani di rinunciare al loro essere donne e giovani per uniformarsi al modo di vivere e lavorare degli uomini vecchi. Mi fa arrabbiare il fatto che e' questa la base della nostra nascita zero, molto piu' dell'assenza degli asili nido. Mi fa arrabbiare il fatto che si usi per valutare il lavoro parlamentare un dato statistico relativo al numero di volte che si preme un bottone seguendo l'indicazione di voto del gruppo. Ma soprattutto mi fa arrabbiare il fatto che io, per come sono fatta, per le persone che ho attorno, per il lavoro che faccio, posso arrabbiarmi ed andare avanti, magari cercando di spiegare cosa trovo di sbagliato in questo tipo di atteggiamento - ma che la maggior parte delle donne cui viene fatta un'osservazione del genere non sono in condizioni (culturali, contrattuali o economiche) di dire a chi le fa "sbagli".
chi sono
Sono nata a Roma il 16 giugno del 1973 da papà toscano (Anghiari, Arezzo) e mamma veneta (Vittorio Veneto, Treviso).
contatti mail: mogherini_f@camera.it
tel: 06.67605348
Fax: 06.67605726
Indirizzo: Camera dei Deputati, Piazza S. Claudio 166 - 00186 Roma


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