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federica mogherini
Democratica

L'ARROGANZA DEL POTERE

2 marzo 2010 permalink 1commenti
I sostenitori del PdL della provincia di Roma (e non solo, immagino) protestano per l'esclusione della loro lista. Immagino come si debbano sentire, non solo loro ma anche e soprattutto quei mancati candidati che avevano già investito soldi - tanti soldi - e promesse - altrettante se non di più - con la speranza o la certezza di diventare consiglieri regionali. E che oggi si vedono portare via il sogno da anonimi candidati (fino a ieri privi di speranza) di anonime liste civiche o politicamente marginali. Già ieri l'attacchinaggio di Storace era frenetico - alla spasmodica ricerca di voti identitari e di riempire uno spazio politico improvvisamente lasciato libero, vuoto.

Ma contro chi protestano, i candidati ed i sostenitori del PdL...? Innanzitutto contro se stessi, pare. Contro "il partito che evidentemente ancora non c'è" (parole che mi suonano familiari...), contro la sciatteria di chi doveva fare cose che non ha fatto - o piuttosto contro la cieca ubbidienza che ha portato a fare cose che non andavano fatte, ma che erano state ordinate? 

A ben guardare, questo pasticcio deriva non tanto da incapacità (fin troppo facile chiedersi come si può governare una regione se non si governa neanche la presentazione della propria lista), ma dalla leggerezza tipica dell'arroganza del potere. Da quel senso di naturale onnipotenza che nasce dal porsi al di sopra delle regole, in modo sistematico, "normale": "cosa vuoi che succeda, mica possono escludere noi...". Strano che ancora non sia venuto fuori il fatidico "lei non sa chi sono io...!!!" - il senso di tutta questa storia mi pare stia proprio lì. Non si esclude chi vince, neanche se viola le regole, neanche se si pone al di sopra di ogni regola. Perchè vince, e chi vince ha sempre ragione, e chi ha ragione fa le regole, più che seguirle. 

E' un modo di fare, e di pensare, contro il quale in Italia abbiamo pochi, pochissimi anticorpi. E' la stessa radice da cui nascono i casi di corruzione, di illecito nella pubblica amministrazione, di abuso di potere: il senso di onnipotenza, di arroganza, di un potere da cui tutto dipende, che tutto può. Ed al quale ci pieghiamo, come cittadini e come popolo, ogni volta che pensiamo che per avere un lavoro si debba chiedere a qualcuno, che ci si possa far togliere una multa da un assessore, che per avere l'informazione giusta si debba fare un favore a chi gestisce l'appalto, che per saltare la fila bisogna conoscere chi sta davanti. Ogni volta che pensiamo che sia meglio assecondarlo, il potere, conquistarsene l'affetto, la riconoscenza - piuttosto che controllarne l'operato, chiederne conto. 

E' il circolo vizioso più difficile da spezzare: funziona così, lo faccio anch'io. E chi è, o si sente, "il potere", vive dentro questa rete di accondiscendenza e richiesta di tutela fino a sentirsi inviolabile, onnipotente. Creatore delle regole, non creatura in uno stato di diritto. 

E allora che vuoi che sia, mezz'ora in più, mezz'ora in meno... Burocrazia, dettagli. Figurati se valgono per me...

Vorrei davvero sapere contro chi protestano.
 
Democratica

L'ESERCIZIO DEL POTERE

27 maggio 2009 permalink 5commenti
Sono a casa con l’influenza. Che non sia suina non e’ detto: non sono stata in Messico di recente, ma qualcuno mi ha fatto notare che di maiali (forse malati) e’ pieno il parlamento - poi c’e’ la porcata della legge elettorale, ma quella e’ un’altra storia (o forse no).

Dopo i capponi e i tacchini, i maiali. E quando ti chiamano Onorevole, almeno da Roma in su, suona piu’ come un insulto che come il riconoscimento di uno status. Ma e’ ovvio che sia cosi’: se i parlamentari sono nominati dai capi di partito, ed a loro devono infinita riconoscenza e quindi obbedienza, nonche’ la speranza di essere rieletti, non rappresentano piu’ il popolo ma sono la fotocopia sbiadita del leader; non rispondono a chi li ha eletti ma a chi li ha nominati; non lavorano per risolvere i problemi dei cittadini ma quelli del capo (forse quindi e’ inevitabile, che una legge porcata porti in Parlamento dei maiali).

Il Parlamento e’ lento, si dice. Funziona male. Inefficiente. Vero. Perdiamo tantissimo tempo, i lavori sono organizzati in modo del tutto irrazionale. Ma quando serve, se serve, una legge la si fa in 3 giorni. Lodo Alfano insegna. Quando non serve (al capo – ai cittadini servirebbe eccome!) si piomba nell’inefficienza. Ma non sara’ che proprio l’inefficienza del Parlamento serve a chi “governa”…? Perche’ il ragionamento fila: il Parlamento non funziona, quindi faccio senza il Parlamento. Meno funziona, piu’ il ragionamento fila…

La riduzione del numero dei parlamentari, poi. E’ partita la rivendicazione della “paternita’” della proposta: la Lega deve alimentare il suo profilo anti-Roma ladrona (salvo poi sperperare soldi pubblici come sull’election day); l’IdV ha nel dna la lotta alla casta (se poi i loro parlamentari venissero anche a votare, qualche volta, riusciremmo a far passare qualche cosa); l’UdC glissa. Noi, per una volta, abbiamo una qualche credibilita’ sul tema: il primo giorno della legislatura abbiamo depositato una proposta di legge (la cosiddetta “bozza Violante”, che gia’ dal nome si capisce di chi e’ la paternita’…). Ora, la nostra proposta comprende il taglio dei parlamentari, ma anche tante altre cose, come il superamento del bicameralismo e la trasformazione del Senato nella camera delle autonomie. Perche’ il vero punto, non e’ quanti siamo, ma come lavoriamo e a chi rispondiamo. Se siamo efficienti, se facciamo buone leggi (se ne facciamo, visto che per ora convertiamo solo decreti), se siamo trasparenti, se rappresentiamo chi ci ha eletti, se lavoriamo per i cittadini o per il capo. E infatti, quelli che lavorano per il capo, hanno disciplinatamente contraddetto se stessi e votato contro la diminuzione dei parlamentari dopo averla chiesta

Tutto questo appare molto lontano, estraneo, alla cosiddetta “vicenda Noemi”. Non ne ho scritto una riga, finora. Personalmente, non voglio sapere nulla delle vicende private di Berlusconi. Mi importano pero’ tre cose.

Mi importa che chi ricopre la carica di Presidente del Consiglio sia nel pieno delle sue facolta’ mentali, e che le dedichi a governare il paese. Non a difendersi dal gossip, non a organizzare feste o a smentire che ci siano mai state, non a incipriarsi. Chi e’ stato eletto ha non solo il diritto, ma anche e soprattutto il dovere di governare. E governare, in un tempo difficile come questo, richiede decisioni, atti, misure concrete. Dietro alle parole e all’immagine, ci vuole un po’ di sostanza. E’ quella che chiedono gli imprenditori che non vedono ne’ riforme ne’ accesso al credito, e’ quello che chiedono i cassaintegrati, e’ quello che chiedono i precari e i disoccupati, i commercianti, anche le casalinghe che fanno i conti per la spesa. Vuole il potere? Ne vuole di piu’? Beh, intanto eserciti quello che ha, che non e’ poco.

Mi importa che le istituzioni riacquistino credibilita’. Un Paese e’ piu’ fragile, piu’ debole, piu’ esposto a rischi di instabilita’ e di destabilizzazione (sia interna che esterna) quando le sue istituzioni non sono solide, credibili, trasparenti. Qui, tra un Presidente del Consiglio che insulta il Parlamento e la Magistratura e che smentisce se stesso ogni 5 minuti, ed un’opinione pubblica che si sta facendo un’idea penosa del Presidente del Consiglio (a me ricorda tanto Michael Jackson…), ci resta solo il Presidente della Repubblica. L’essenziale, ma un po’ poco.

Mi importa il fatto che la nostra societa’ consideri normale accendere la tv e trovare su un canale (del servizio pubblico, tra l’altro) 4 belle donne in minigonna e tacco 12 parlare di topless, e su un altro (sempre del servizio pubblico) 4 uomini brutti e vecchi parlare di politica. E, ancora peggio, mi importa che quelle 4 bellissime donne (che magari saranno anche piu’ sensate dei 4 uomini sull’altro canale) non siano prese da uno studio e portate nell’altro cosi’, per un’operazione di immagine o per uno scambio di favori. Mi importa che mia figlia cresca in un posto in cui essere una ragazza non significhi essere un gingillo. Un posto in cui avere una testa e delle idee ti lasci libera di essere anche carina. Perche’ possiamo fare tutte le leggi che vogliamo, ma la vera violenza nasce da li’. E si aggiunge alla violenza del mancato rispetto delle regole e degli altri, della logica del furbo che sgomitando ottiene piu’ di quanto gli spetta, del condono o del concorso truccato. La violenza dell’assenza di rispetto, in cui il valore delle persone sparisce. Lo sdoganamento definitivo del lato peggiore di ognuno di noi.

chi sono
Sono nata a Roma il 16 giugno del 1973 da papà toscano (Anghiari, Arezzo) e mamma veneta (Vittorio Veneto, Treviso).
contatti mail: mogherini_f@camera.it
tel: 06.67605348
Fax: 06.67605726
Indirizzo: Camera dei Deputati, Piazza S. Claudio 166 - 00186 Roma


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