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federica mogherini
Democratica

L'ESERCIZIO DEL POTERE

27 maggio 2009 permalink 5commenti
Sono a casa con l’influenza. Che non sia suina non e’ detto: non sono stata in Messico di recente, ma qualcuno mi ha fatto notare che di maiali (forse malati) e’ pieno il parlamento - poi c’e’ la porcata della legge elettorale, ma quella e’ un’altra storia (o forse no).

Dopo i capponi e i tacchini, i maiali. E quando ti chiamano Onorevole, almeno da Roma in su, suona piu’ come un insulto che come il riconoscimento di uno status. Ma e’ ovvio che sia cosi’: se i parlamentari sono nominati dai capi di partito, ed a loro devono infinita riconoscenza e quindi obbedienza, nonche’ la speranza di essere rieletti, non rappresentano piu’ il popolo ma sono la fotocopia sbiadita del leader; non rispondono a chi li ha eletti ma a chi li ha nominati; non lavorano per risolvere i problemi dei cittadini ma quelli del capo (forse quindi e’ inevitabile, che una legge porcata porti in Parlamento dei maiali).

Il Parlamento e’ lento, si dice. Funziona male. Inefficiente. Vero. Perdiamo tantissimo tempo, i lavori sono organizzati in modo del tutto irrazionale. Ma quando serve, se serve, una legge la si fa in 3 giorni. Lodo Alfano insegna. Quando non serve (al capo – ai cittadini servirebbe eccome!) si piomba nell’inefficienza. Ma non sara’ che proprio l’inefficienza del Parlamento serve a chi “governa”…? Perche’ il ragionamento fila: il Parlamento non funziona, quindi faccio senza il Parlamento. Meno funziona, piu’ il ragionamento fila…

La riduzione del numero dei parlamentari, poi. E’ partita la rivendicazione della “paternita’” della proposta: la Lega deve alimentare il suo profilo anti-Roma ladrona (salvo poi sperperare soldi pubblici come sull’election day); l’IdV ha nel dna la lotta alla casta (se poi i loro parlamentari venissero anche a votare, qualche volta, riusciremmo a far passare qualche cosa); l’UdC glissa. Noi, per una volta, abbiamo una qualche credibilita’ sul tema: il primo giorno della legislatura abbiamo depositato una proposta di legge (la cosiddetta “bozza Violante”, che gia’ dal nome si capisce di chi e’ la paternita’…). Ora, la nostra proposta comprende il taglio dei parlamentari, ma anche tante altre cose, come il superamento del bicameralismo e la trasformazione del Senato nella camera delle autonomie. Perche’ il vero punto, non e’ quanti siamo, ma come lavoriamo e a chi rispondiamo. Se siamo efficienti, se facciamo buone leggi (se ne facciamo, visto che per ora convertiamo solo decreti), se siamo trasparenti, se rappresentiamo chi ci ha eletti, se lavoriamo per i cittadini o per il capo. E infatti, quelli che lavorano per il capo, hanno disciplinatamente contraddetto se stessi e votato contro la diminuzione dei parlamentari dopo averla chiesta

Tutto questo appare molto lontano, estraneo, alla cosiddetta “vicenda Noemi”. Non ne ho scritto una riga, finora. Personalmente, non voglio sapere nulla delle vicende private di Berlusconi. Mi importano pero’ tre cose.

Mi importa che chi ricopre la carica di Presidente del Consiglio sia nel pieno delle sue facolta’ mentali, e che le dedichi a governare il paese. Non a difendersi dal gossip, non a organizzare feste o a smentire che ci siano mai state, non a incipriarsi. Chi e’ stato eletto ha non solo il diritto, ma anche e soprattutto il dovere di governare. E governare, in un tempo difficile come questo, richiede decisioni, atti, misure concrete. Dietro alle parole e all’immagine, ci vuole un po’ di sostanza. E’ quella che chiedono gli imprenditori che non vedono ne’ riforme ne’ accesso al credito, e’ quello che chiedono i cassaintegrati, e’ quello che chiedono i precari e i disoccupati, i commercianti, anche le casalinghe che fanno i conti per la spesa. Vuole il potere? Ne vuole di piu’? Beh, intanto eserciti quello che ha, che non e’ poco.

Mi importa che le istituzioni riacquistino credibilita’. Un Paese e’ piu’ fragile, piu’ debole, piu’ esposto a rischi di instabilita’ e di destabilizzazione (sia interna che esterna) quando le sue istituzioni non sono solide, credibili, trasparenti. Qui, tra un Presidente del Consiglio che insulta il Parlamento e la Magistratura e che smentisce se stesso ogni 5 minuti, ed un’opinione pubblica che si sta facendo un’idea penosa del Presidente del Consiglio (a me ricorda tanto Michael Jackson…), ci resta solo il Presidente della Repubblica. L’essenziale, ma un po’ poco.

Mi importa il fatto che la nostra societa’ consideri normale accendere la tv e trovare su un canale (del servizio pubblico, tra l’altro) 4 belle donne in minigonna e tacco 12 parlare di topless, e su un altro (sempre del servizio pubblico) 4 uomini brutti e vecchi parlare di politica. E, ancora peggio, mi importa che quelle 4 bellissime donne (che magari saranno anche piu’ sensate dei 4 uomini sull’altro canale) non siano prese da uno studio e portate nell’altro cosi’, per un’operazione di immagine o per uno scambio di favori. Mi importa che mia figlia cresca in un posto in cui essere una ragazza non significhi essere un gingillo. Un posto in cui avere una testa e delle idee ti lasci libera di essere anche carina. Perche’ possiamo fare tutte le leggi che vogliamo, ma la vera violenza nasce da li’. E si aggiunge alla violenza del mancato rispetto delle regole e degli altri, della logica del furbo che sgomitando ottiene piu’ di quanto gli spetta, del condono o del concorso truccato. La violenza dell’assenza di rispetto, in cui il valore delle persone sparisce. Lo sdoganamento definitivo del lato peggiore di ognuno di noi.

Diario parlamentare

I FANNULLONI, LA PROF ED ISRAELE

12 febbraio 2009 permalink 4commenti
In aula, si vota il decreto cosiddetto “antifannulloni”. Con una gran fretta, perche’ sono le 5 di giovedi’ pomeriggio ed i parlamentari della maggioranza, e della Lega in particolare, trovano scandaloso votare fino a questa ora tarda e vogliono essere “liberati” dalle loro incombenze istituzionali e tornare “sui loro territori”, ovvero a casa. Nessuno sembra notare la contraddizione.

Cosi’ come non ha fatto una piega una professoressa che stamattina spiegava alla classe portata in gita a Roma che “questo e’ il Parlamento”. Peccato che fossero davanti a Palazzo Chigi. Ora, sulle prime ho pensato che fosse poco chiaro alla stessa professoressa quale fosse il palazzo del Governo e quale quello della Camera. Poi mi e’ venuto in mente che chissa’, forse lo sapeva benissimo – ma giustamente indicava il luogo dell’attivita’ legislativa reale, sostanziale, e non quello formale. Visto che fin’ora abbiamo “licenziato” una sola legge di iniziativa parlamentare, e convertito una gran quantita’ di Decreti, molti blindati dal voto di fiducia.

Questo pare non bastare, a questo governo. L’uso cinico del “caso Eluana” si e’ dimostrato, come previsto, tristemente strumentale. Non si potrebbe spiegare altrimenti la volonta’ espressa da Berlusconi di “non parlarne piu’”, ma di “andare avanti” sulla strada del “confronto” (scontro) con il Presidente della Repubblica sui relativi ambiti di potere. Chi decide – questo sembra essere il punto, l’unico rilevante. Chi decide tutto, su tutto.
Io non trovo scandaloso che si affronti il tema di una riforma costituzionale. Sono molte le cose su cui, per nostra iniziativa, sono state formulate proposte di riforma – a partire dal cosiddetto “pacchetto Violante” (superamento del bicameralismo perfetto, diminuzione del numero dei parlamentari,…). Non e’ questo, che mi scandalizza.
Trovo pero’ spaventose due cose. Innanzitutto, la strumentalizzazione a fini politici di un caso di dolore privato, personale, umano. Che lo si usi per produrre argomenti a favore (o contro) un diverso equilibrio dei poteri dello Stato, o per spingere una legge (piuttosto che un’altra) sul testamento biologico. Credo che quando si chiede silenzio, si chieda innanzitutto questo: rispetto. Da un “caso”, per quanto drammatico, si puo’ trarre insegnamento. Non lo si puo’ usare come una clava per i propri fini politici. Almeno, io credo non sia bene farlo.
La seconda cosa che trovo grave e’ che – a regole del gioco immutate – il compito del Presidente del Consiglio e’ scritto in quella Costituzione su cui il Governo intero ha giurato. Ci sono scritti i limiti di competenza, ed i criteri di rispetto delle prerogative di ognuno dei poteri dello Stato. Disattenderli e’ controproducente proprio per chi ha l’ambizione di cambiarli. Forse e’ realismo, e non saggezza, la premura di Bossi verso il Capo dello Stato. E forse e’ il timore di ripercussioni sul “federalismo fiscale” – che poi, sembra essere ridotto ad un paravento che nasconde il nulla (ma questo e’ un altro post…)

Cambiando argomento, ieri ho avuto insieme ad altri parlamentari del PD un incontro con una cinquantina di presidenti di organizzazioni ebree americane, in visita in Italia prima di andare in Israele. Interessante, anche perche’ avevamo appena avuto i risultati delle elezioni in Israele. Un risultato politico netto, al di la’ dell’incertezza che si apre sulla formazione del governo (ci sono due paesi la cui politica e’ piu’ complessa di quella italiana: il Libano, ed Israele): la perdita di consenso di tutte le forze “progressiste”, il trionfo delle destre. Come in una scala cromatica, con sfumature piu’ accentuate agli estremi. Qualcuno ha detto che Israele non ha votato pensando alla pace con i palestinesi, ma alla guerra con l’Iran. Bene, per quel poco che puo’ contare, l’incontro di ieri mi ha dato esattamente questa impressione. Una sfasatura fin troppo eccessiva rispetto al “nuovo corso” obamiano del dialogo con il mondo arabo e musulmano. L’idea che il dialogo e’ tempo perso (quindi, tempo guadagnato per il regime), le sanzioni non funzionano, e l’unica opzione resta il bombardamento. L’idea che anche le elezioni non contino, perche’ tra riformisti e conservatori non c’e’ alcuna differenza – anzi, i dittatori sono meglio, perche’ “sinceri” e non “ipocriti”, e di fronte a loro il mondo ha piu’ difficolta’ a trovare alibi. Disarmante, desolante, disperante.

Diario parlamentare

UNA LEGGE ELETTORALE PER LE EUROPEE

3 febbraio 2009 permalink 9commenti
In aula, per votare la riforma della legge elettorale per le europee. Prima, riunione del gruppo in cui quasi all'unanimita' (5 contrari e 2 astenuti) abbiamo deciso il voto favorevole al mantenimento delle preferenze ed alla soglia di ingresso al 4%.
Un po' di cronistoria, tanto per mettere in fila le cose: il PdL voleva cambiare la legge a maggioranza, introducendo liste bloccate ed una soglia al 5%; il PD, in tre passaggi formali (gruppo, direzione e coordinamento) aveva indicato come propria priorita' il mantenimento delle preferenze ed una soglia piu' bassa, al 3% (in quest'ordine). C'erano altri elementi che il PD riteneva utile inserire nella riforma: l'alternanza di genere, una ridefinizione delle circoscrizioni. Si e' arrivati ad un accordo complessivo, di tutti i gruppi, per la soglia al 4% e le preferenze. Mi pare un buon risultato, dato il punto di partenza e gli obiettivi che ci eravamo posti. Buono, anzi ottimo. 
Personalmente, trovo giusto l'inserimento di una soglia (3 o 4 cambia poco) non solo "per principio" (esistono 40 differenti posizioni su un medesimo tema, o piuttosto viviamo in un contesto politico ed istituzionale che ha fin qui incoraggiato le scissioni degli atomi, e la creazione di partiti ad personam?), e per coerenza - non e' nel dna del PD il progetto di semplificare la scena politica italiana, malata di frammentazione e dispersione? Ma credo anche che sia utile nello specifico caso del Parlamento Europeo, dove gli italiani (e l'Italia) soffrono della storica ed eccessiva frammentazione delle proprie delegazioni. Chiediamoci perche' non ci sono italiani ai vertici del Parlamento Europeo. Chiediamoci perche' il lavoro del Parlamento Europeo e dei nostri rappresentanti li' sia ai piu' oscuro. Chiediamoci perche' 40 parlamentari europei italiani nella corrente legislatura si siano dimessi nel corso del mandato. Bene, io credo che buona parte dei motivi siano riconducibili alla nostra legge elettorale. E credo che l'introduzione di una soglia possa aiutare (almeno su alcuni aspetti).
Personalmente, ero e resto convinta che, per le elezioni europee, il sistema delle preferenze non sia il migliore. So bene che in un panorama come quello italiano, in cui l'elettore non ha modo di determinare alcuna scelta sugli eletti al Parlamento nazionale - che vengono di fatto nominati dalle segreterie di partito o dal solo segretario -, le preferenze alle europee costituiscono quella finestra di democrazia minima senza la quale la partecipazione all'esercizio del voto diventa quasi un vuoto rituale. Lo so, ed e' il motivo per cui ho sostenuto la scelta del mio partito e del gruppo. Pero' credo sia sensato riflettere sul fatto che questo e' perche' in Italia viviamo un deficit di relazione tra eletto ed elettore che rende tutto grigio, senza darci la liberta' di capire le differenze tra un tipo di elezione e l'altra. Non e' un caso, se nessun altro paese elegge i propri parlamentari europei senza preferenze. Il punto e' che il lavoro a Bruxelles e' spesso oscuro, un po' tecnico, fisicamente "lontano". Richiede costanza, dedizione, una profonda vocazione europeista, e la rinuncia alla "visibilita'" che a volte sembra essere la droga della politica. Richiede energia - anche solo per spostarsi tra l'Italia, Bruxelles, Strasburgo -, ed uno spirito aperto al confronto anche interculturale. D'altra parte, prendere le preferenze necessarie per essere eletti, in circoscrizioni ampie come quelle attualmente previste in Italia, richiede una notorieta' che prescinde dal "rapporto col territorio", e che in un paese come l'Italia si raggiunge ad un certo punto - piuttosto avanzato - della "carriera" politica. Si candida chi puo' prenderle, tutte quelle preferenze. E chi puo' prenderle, in genere - con le encomiabili eccezioni -, non ha alcuna voglia di fare davvero, sul serio, il lavoro per cui e' stato eletto. E dunque rientra in Italia nel giro di pochi mesi, o anni, a fare altro. Quanti di quelli che avete votato l'ultima volta sono ancora la'? Oppure, se ha una certa disciplina, serieta' e vocazione europeista, lo svolge come una sorta di "pensionamento" - utile, ma privo di prospettive di medio termine. Gli altri paesi hanno un "personale politico" europeo, dedicato a quel lavoro - anche se non in via esclusiva, ma prevalente -, spesso giovane e quindi con la possibilita' di crescere in quel contesto, conoscerne le dinamiche e lavorare a progetti di lungo periodo. Noi siamo spesso turisti, nelle istituzioni europei. Le visitiamo, ci passiamo - ma quanti hanno il tempo, gli strumenti, la motivazione e la continuita' necessaria per lavorarci davvero, con serieta' e coerenza, diventandone attori credibili e riconosciuti? Non credo siano valutazioni irrilevanti - se solo si prende come punto di vista il lavoro da fare nel Parlamento Europeo, e non le dinamiche politico-partitiche nazionali, i tatticismi, le alleanze addirittura locali, i 2 o 3 punti percentuali in piu' o in meno per questa o l'altra forza politica.

Invece, purtroppo discutiamo di questo - preferenze, soglia di ingresso - e pensiamo ad altro: sopravvivenza economica di alcuni partiti, per i quali quella europea e' l'ultima istanza utile per ottenere finanziamenti che sono ossigeno vitale (ma allora parliamo di finanziamento pubblico ai partiti, e non di rimborsi elettorali - saremmo piu' trasparenti, piu' coerenti); alleanze locali o nazionali da privilegiare (a sinistra piuttosto che al centro); il sistema politico nel suo complesso, la legge elettorale nazionale, il referendum; o addirittura il PD (ci avvantaggia, ci danneggia) - come se le riforme non si facessero per il paese ma per se stessi, esattamente come accusiamo qualcuno di fare...
Democratica

COSA PENSO DI NOI (non eccesso di innovazione ma difetto di credibilità)

22 luglio 2008 permalink 5commenti
 
 

(Il mio intervento alla Direzione nazionale del PD)

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permalink | inviato da BlogMog il 22/7/2008 alle 17:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
chi sono
Sono nata a Roma il 16 giugno del 1973 da papà toscano (Anghiari, Arezzo) e mamma veneta (Vittorio Veneto, Treviso).
contatti mail: mogherini_f@camera.it
tel: 06.67605348
Fax: 06.67605726
Indirizzo: Camera dei Deputati, Piazza S. Claudio 166 - 00186 Roma


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