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federica mogherini
In Veneto

OPERAZIONI NOSTALGIA

16 marzo 2009 permalink 5commenti
A Mestre, nella sede del PD, dopo una mattina a Padova per l'incontro con i sindaci che hanno promosso la campagna del 20% dell'IRPEF ai comuni, e prima dell'assemblea dei circoli a Belluno. Bellissima giornata di sole, di primavera, qui nel profondo nord leghista, all'inizio della settimana in cui alla Camera iniziamo a votare in aula il federalismo fiscale e, in discussione già oggi pomeriggio, la nostra mozione per impegnare il governo a dare immediatamente la disponibilità di fondi ai comuni. Paradossalmente, ma forse non poi tanto, esattamente com'è stato la scorsa settimana, riesco a scrivere proprio quando sono fuori. Roma è totalizzante - tra aula, partito, appuntamenti e convegni, lì non respiro. Da fuori, prendendo a prestito i validi e potenti mezzi tecnologici delle sedi locali, si lavora con più calma, con più tranquillità. Qualcuno aveva suggerito, in un commento al post precedente, di invitare un iscritto scelto a caso ad una riunione di segreteria. Io sono convinta che sia più efficace mandare chi fa parte della segreteria a lavorare nei circoli - o nelle sedi provinciali, o regionali - ed in fondo è il senso di questa segreteria, composta così. Se in fondo io, che sono l'unica "romana" di nascita e la più "romana" di residenza, scrivo sempre da un posto diverso d'Italia, significa che almeno ci mettiamo d'impegno.

Questa mattina ho ascoltato i sindaci del veneto lamentarsi di un governo lontano ed indifferente, che pianifica un federalismo astratto e vuoto e nel frattempo toglie risorse ai comuni per la gestione quotidiana dei servizi, ed impedisce loro di avviare quelle tante piccole opere immediatamente cantierabili che - quelle sì, altro che ponte sullo stretto - contribuirebbero a rimettere in moto l'economia. Noi del PD c'eravamo, ad ascoltarli e a ragionare con loro. C'era anche un parlamentare dell'UdC. Uno di Forza Italia (che ha provato a dire che lui ci prova, ma è ininfluente). Nessuno della Lega. Chissà che, dopo 15 anni di federalismo raccontato, non ci si inizi a rendere conto che non sono in grado di praticarlo.

Sabato, a Verona, ho fatto un incontro con il Forum delle donne (trasversale, bipartisan) per ragionare di leggi elettorali e donne nelle istituzioni. Per il PD c'eravamo io e la Gottardi, ed il segretario del PD provinciale. Per il PdL la Bonfrisco, che dopo essere intervenuta (per dire quanta nostalgia ha degli anni '80, in cui in fondo i partiti funzionavano - mica come questi qui di oggi, roba di plastica in cui si candidano veline e cantanti!) è andata via. La parlamentare leghista è arrivata a mattinata quasi conclusa. Ad un certo punto si è alzata un'avvocato, dichiaratamente di Forza Italia, per lamentarsi dell'assenza del centrodestra e della loro mancanza di serietà e coerenza. 

In quello stesso incontro, erano invece presenti in gran numero i segretari dei partiti che si collocano alla nostra sinistra. Tutti uomini, tutti over 60 (a occhio), tutti molto attenti a differenziarsi l'uno dall'altro, tutti piuttosto nostalgici degli anni '70 - un'epoca in cui il conflitto era serio, ed i diritti degli uni si rivendicavano in contrapposizione con quelli degli altri. In tutta sincerità (mi sono data questa regola: dico quello che penso, anche quando immagino possa non riscuotere grande consenso), ho detto alla Bonfrisco che non ho alcuna nostalgia degli anni '80, ed a loro che non ho alcuna nostalgia degli anni '70. Sarà che negli anni '80 andavo alle medie, la moda era terribile, la politica respingente. Sarà che negli anni '70, una mattina di quasi primavera, trovai la strada che normalmente facevo per andare e tornare da scuola chiusa, piena di polizia, e da allora Via Fani è nota per quel giorno, per quegli spari. Sarà per questo, che non riesco ad associare alla parola "conflitto" una valenza positiva. Sarà perchè più guardo il mondo per com'è più mi convinco che i diritti degli uni si rafforzano insieme - e non contro - i diritti degli altri.

O sarà semplicemente che qualsiasi operazione nostalgia mi va stretta, perchè ci rinchiude in un passato che in Italia ritorna sempre, una sorta di coazione a ripetere che è davvero la nostra condanna, la fine di ogni libertà di pensare, immaginare, inventare cose nuove, futuro. Non ce la faccio più, delle operazioni nostalgia. Non ho nostalgia di niente. Ho, invece, un disperato bisogno di futuro! 

PS: sinceramente, io non ho nostalgia neanche delle coalizioni di governo delle nostre ultime esperienze. Che hanno fatto anche cose buone, per carità (ed ottime, se si guarda al disastro di questo governo). Ma non dimentico l'estenuante trattativa quotidiana su ogni virgola, l'ambiguità e la paralisi su ogni tema, il coro di no ad ogni decisione. Certo, se dobbiamo rassegnarci a quello stato esistenziale tanto vale tornare là. Ma io lavoro per avere un partito che non introietti tutti i mali di quelle coalizioni, e che sia in grado di non fare operazioni nostalgia, ma di costruire con un certo coraggio il futuro.

PPS: a guardare la gente che gira la sera per Verona, si capisce che il termine "sicurezza" è esposto ad interpretazioni estremamente soggettive... io, se incontro di sera gente così, sicura non mi ci sento affatto.  
Democratica

NON VEDO NIENTE DI SINISTRA, IN QUESTA "SINISTRA"

30 luglio 2008 permalink 11commenti
Mi mette molta tristezza, quello che vedo succedere alla nostra “sinistra”.

Perdere in quel modo violento ed assoluto le elezioni non può che scatenare rancori, depressioni ed anche un profondo senso di scollamento dalla società (soprattutto per chi fa della simbiosi con i movimenti di partecipazione e cittadinanza il proprio mantra). Una crisi di identità, una fase di autoanalisi collettiva e un po’ autolesionista, qualche mese morettiano, li avevo messi in conto. Me li aspettavo. Pensavo addirittura che potessero far bene a dei partiti che – mia modesta ma informata opinione – da troppo tempo non si fermavano a riflettere su chi erano e dove andavano, e se quello che dicevano e facevano aveva una sua logica coerenza, un segno comprensibile, oppure era solo abitudine – un modo non troppo faticoso per continuare ad essere ciò che ognuno era stato in un’altra epoca, insieme. (So che quello che scrivo potrebbe applicarsi anche al PD, tra qualche anno. Esserne consapevoli può solo aiutarci ad evitarlo)

Ma quello che succede va molto oltre il rituale di espiazione preventivato.

I verdi… che dire dei verdi. “Occupano” un marchio che da solo dovrebbe essere garanzia di serietà ed offrire una rendita di posizione automatica, per il semplice fatto che ogni singolo cittadino di questo pianeta (ormai anche Bush) riconosce che la questione ambientale e climatica è LA sfida dei prossimi anni e decenni – e che se non si risolve quella, non ci saranno altri anni e decenni. La corsa al consumo sta virando nettamente (almeno in occidente) verso la qualità e la sostenibilità, ed essere “ecologici” sta diventando uno status symbol - tanto che cresce, anche in tempi di crisi economica, il consumo di prodotti biologici. E’ evidente che non potremo fare senza fonti di energia rinnovabile, e che il tema è e sarà non IN agenda, ma LA agenda di questi anni. E noi ci ritroviamo con un partito (o è ancora un movimento?) che si perde in quelle faide interne (e comportamenti pubblici) che ricordano tanto le dinamiche malate e perverse di quei partitini minori della Prima Repubblica (che eleganza però allora, che nostalgia può venire…). 5 correnti a dividersi lo 0,qualcosa degli italiani. Lungimiranti, davvero.

Il PDCI almeno è coerente. Lambrusco a parte, non si cambia nulla – va tutto bene, avanti tutta. Nicchia è, e nicchia sarà. Forse più piccola, ma piccolo è bello – è la filosofia di base dell’avanguardia rivoluzionaria, se non ricordo male. Inutile ed irrilevante. Non mi aspettavo nulla di diverso.

Rifondazione aveva l’occasione della vita. Premetto che ho un approccio sentimentale, e per nulla distaccato, alle loro vicende. Conosco molte persone che hanno fatto di quel partito una delle loro principali ragioni di vita. Sono amici che ho imparato a conoscere e ad apprezzare nel periodo dei “movimenti”, quando passavamo intere giornate chiusi nella sede della CGIL a discutere fino all’esasperazione ogni più piccolo dettaglio di quella che sarebbe diventata poi una delle più importanti e belle manifestazioni della storia di questo Paese, quella contro la guerra in Iraq. Per mesi, ogni giorno, abbiamo passato ore a costruire una casa comune per chi in comune aveva davvero ben poco: dalle Acli a Casarini, dalla Cisl a Bernocchi, passando per gli scout. Li conosco come persone serie, appassionate a quel che fanno, coerenti, coraggiose e persino aperte ad ascoltare e valutare opinioni lontane dalle loro. E credo sinceramente che quello sia stato il partito che, negli anni che hanno preceduto l’ultima esperienza di governo, ha fatto il cammino più interessante ed utile all’evoluzione di una parte della società italiana: l’assunzione della nonviolenza come tratto fondamentale e caratterizzante di quella parte politica non era scontata né facile, ed ha avuto, credo, una valenza storica che resterà. Se non la cancellano oggi.

La deriva minoritaria, l’idea che l’importante è testimoniare la purezza delle proprie idee contro tutto e tutti, può avere uno spazio – neanche irrilevante, soprattutto in tempi di triste disperazione e di paure come il nostro. La sfida che “a sinistra” ha segnato questi ultimi anni, per come l’ho vista io, da spettatrice vicina, è stata quella di non saldare l’anti-globalizzazione con atteggiamenti di chiusura identitaria che sfociano in fenomeni tipicamente di destra. Evitare che le paure avessero la meglio sull’indignazione, sull’aspirazione a cambiare, che di fronte al mondo che ci piace sempre meno l’unica soluzione fosse chiudersi nell’ “io”, nel “noi” che esclude tutti gli altri.

Oggi paradossalmente vedo, a sinistra, solo processi di chiusura identitaria, di scontro e contrapposizione. Ho letto che qualcuno al congresso di Rifondazione ha auspicato la “creazione di conflitti” argomentando che è stato un errore lavorare per “gestire i conflitti”. E subito dopo leggo di scontri ripetuti e violenti, a Bologna, tra anarchici e autonomi. Leggo di spranghe e nasi rotti, di omertà con le forze dell’ordine. E so che i due mondi (anzi, tre: quello di rifondazione, quello degli anarchici e quello degli autonomi) non si toccano – anzi si odiano, tanto per cambiare -, ma vedo una comune matrice. Vedo violenza, ed odio, e rifiuto di chi è diverso da te (anche solo di poco, anzi, meglio se solo di poco). Vedo la presunzione di essere nella ragione, contro tutto e tutti. Vedo l’autocompiacimento del sapersi isolati, pochi, i migliori. Vedo attaccare la Luxuria perché va all’Isola dei Famosi, perché si sporca col mondo volgare che c’è lì fuori. Mentre Togliatti rimproverava chi non leggeva le pagine sportive, perché erano quelle più lette dal “popolo”.

Non vedo niente di sinistra, in questa "sinistra".

Ammetto che la mia formazione politica è stata anomala e certamente spuria, ma a me hanno insegnato che essere di sinistra significa lavorare per l’inclusione e la convivenza in pari dignità ed opportunità, e contrastare le dinamiche di esclusione e discriminazione. Che questo sia per e con chi è povero, chi è sfruttato, chi ha scelto o è stato costretto a migrare, chi guarda l’Isola dei Famosi e chi sogna di andarci. E chi siede accanto a te al congresso del partito in cui insieme fate politica.

La nostra società è piena di conflitti. La nostra vita è malata di conflitti. Non abbiamo bisogno di chi li alimenti, ma di chi li sappia gestire, e possibilmente risolvere. Questo mi parrebbe molto di sinistra…


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permalink | inviato da BlogMog il 30/7/2008 alle 10:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (11) | Versione per la stampa
chi sono
Sono nata a Roma il 16 giugno del 1973 da papà toscano (Anghiari, Arezzo) e mamma veneta (Vittorio Veneto, Treviso).
contatti mail: mogherini_f@camera.it
tel: 06.67605348
Fax: 06.67605726
Indirizzo: Camera dei Deputati, Piazza S. Claudio 166 - 00186 Roma


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