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federica mogherini
Diario parlamentare

SENZA TOTEM, NE' TABU': COSI' SI CAMBIA LA DIFESA

7 gennaio 2012 permalink 0commenti

Come per la gestione della crisi, anche per il settore della difesa quelli del governo Berlusconi sono stati anni persi. Dietro la retorica costosa della mini-naja e la cecità dei tagli lineari, non si e' affrontato nessuno dei nodi strutturali del modello di difesa. Ora il velo e' stato impietosamente alzato, e l'insostenibilità dello strumento militare e' diventata evidente. Perché costa più di quanto possiamo spendere, e perché manca un'analisi degli scenari di minaccia alla nostra sicurezza, e di conseguenza degli strumenti necessari per farvi fronte. A dieci anni dall'abolizione della leva, e' ora di fare una valutazione di quanto il nostro modello di difesa sia funzionale agli obiettivi che gli scenari internazionali richiedono. A partire da quest'analisi ha senso ragionare di cosa e come tagliare, avendo chiaro il contesto internazionale. Va rilanciato il faticoso processo di integrazione europea, frenato da protezionismi nazionali e solitarie fughe in avanti di singoli paesi, e va risolta la crisi d'identità della Nato, in una fase di passaggio non solo per i tagli ai bilanci della difesa, ma perché la natura dell'Alleanza e' sempre meno tradizionalmente difensiva e sempre più chiamata dalle Nazioni Unite a fare i conti con minacce asimmetriche e crisi regionali che mettono in pericolo la stabilità globale - e non sempre e' attrezzata per affrontare efficacemente queste sfide, come la vicenda afghana dimostra, e come l'inedita formula dell'intervento in Libia ci ricorda. Siamo in una fase di "crisi" nel senso originario del termine (opportunità, cambiamento), di ripensamento del ruolo degli assetti militari. E di certo, dopo mezzo secolo di guerra fredda e un decennio di scontro di civiltà, questi anni di crisi economica ci portano a rivalutare diplomazia e "soft power". l'Italia ha quindi l'opportunità di fare di necessità virtù: investendo nella prevenzione dei conflitti e nella cooperazione; ridimensionando e ridistribuendo le risorse della difesa tra le voci di bilancio (a cosa serve avere piloti e aerei che non si hanno poi le risorse per far volare?); favorendo il rinnovamento delle forze armate, appesantite da una quantità anomala di ufficiali e sottufficiali, e penalizzate dalla precarizzazione dei meccanismi di ingresso dei giovani; revisionando i programmi di acquisto per capire quali sono funzionali a esigenze reali e quali invece possono essere ridotti, sostituiti, sospesi o cancellati. Anche il dibattito sugli F35 va inserito in quest'ottica, senza farne ne' un totem ne' un tabù, ma l'oggetto di una scelta razionale. Il programma ha subito una lievitazione dei costi, un moltiplicarsi di criticità tecniche, un rallentamento notevole nei tempi; tutti i partner del progetto, compresi gli Stati Uniti, ne stanno ridimensionando la portata; il modello di cui l'Italia ha più bisogno - la versione a decollo verticale, compatibile con la portaerei Cavour - e' quella che presenta maggiori problemi tecnici e minori acquirenti, tanto che la sua produzione non e' affatto certa. Anche solo queste valutazioni, al netto delle difficoltà di bilancio, dovrebbero indurre a considerare un congelamento della nostra partecipazione al programma, almeno fino a quando non sarà chiaro cosa verrà prodotto, in quali tempi e con quali costi. E' necessario che il livello di trasparenza e di democraticità di questo processo di revisione sia il massimo possibile. Quel che fin qui e' stato appannato da un'opacità totale, deve divenire pubblico e limpido. Questo governo ha la possibilità di capire e gestire la complessità delle scelte da compiere, e l'interesse a fare del Parlamento il luogo in cui una profonda revisione del modello di difesa può essere discussa ed approvata. Ci vuole trasparenza, coraggio, realismo, e consapevolezza del mondo. Si può, si deve fare.

Articolo pubblicato su L'Unità sabato 7 gennaio 2012.


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permalink | inviato da BlogMog il 7/1/2012 alle 13:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
chi sono
Sono nata a Roma il 16 giugno del 1973 da papà toscano (Anghiari, Arezzo) e mamma veneta (Vittorio Veneto, Treviso).
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