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LA VERA AMERICA

Oggi c’è la felicità pura, che basta a se stessa e riempie il cuore. Non avevo osato sperarci. Mi aspettavo, all’ultimo momento, la grande delusione, il risveglio amaro dal sogno impossibile. Ho passato due anni ad accarezzare l’idea che fosse possibile, ed a condividerla. Due anni meravigliosi in cui il semplice interessarmi alla campagna - seguirla, studiarla, sostenerla per come si può – mi ha dato tantissimo. Ho imparato tanto. Ne ho tratto entusiasmo, comprensione del mondo (vicino e lontano), idee, e credo anche valori. Ed immagino quanto questo valga per chi vive lì, per chi ha fatto di questa la sua prima esperienza politica, per chi ha costruito questo successo. Ecco, mi sembrava che potesse essere abbastanza anche così, che se anche il sogno si fosse interrotto la portata del cambiamento che aveva avviato fosse in sé già sufficiente, più che sufficiente - grande. Per il movimento che ha innescato,per l’onda che ha generato, nelle coscienze, nei cuori, nella mente di milioni di persone. Ed invece non c’è stato nessun granello di sabbia nell’ingranaggio, nessuna caduta libera dall’alto dei sogni. L’America si è dimostrata un grande paese, gli americani un grande popolo. Ancora faccio fatica a crederci.

Le parole di McCain sono state meravigliose. “Come together”. Non solo il rispetto dell’avversario, ma la comune identità, al di là delle differenti idee, l’essere fianco a fianco, simili pur restando diversi. Il cuore, l’essenza della convivenza. Ciò che fa grande l’America, la capacità di essere tutti diversi e tutti eguali, un unico corpo che vive grazie (e non nonostante) le differenze dei milioni di cellule che lo compongono. Il rispetto. Una grande lezione non solo politica, ma umana.

Le parole di Obama, così perfette che ogni commento risulta non solo superfluo, ma forse fastidioso. Quella sì, cara Palin, era la “vera America”.

Gioia oggi, felicità pura. Non c’è neanche spazio per guardare alle nostre piccole tristi cose – chi commenta come, la destra improbabile ed imbarazzata, le nostre polemiche che già vedo all’orizzonte. “Non è una vittoria del PD” – ovvio che no, che discorsi, ma non si può gioire della vittoria di idee che si condividono?! “Ci manca l’Obama Italiano” – questa mi fa impazzire: quel che ci manca è la cultura e lo spirito del popolo americano (quello sì, davvero migliore di chi lo governa), il considerare l’innovazione un valore e non una minaccia, il futuro una sfida ed un’opportunità, il sogno americano del “tutto è possibile” un’opportunità per crescere e non il pericolo di perdere ciò che già abbiamo. Non è Obama che ci manca in Italia, ma gli americani ed il loro modo di pensare. Ed anche, un po’, la coerenza e la semplicità dei comportamenti, la serietà degli impegni, e la precisione che solo il lavoro duro e ben organizzato può portare.

Cambia il mondo? Io credo di sì. Non solo perché cambia l’immaginario (un nero alla Casa Bianca, il Kenya che fa festa nazionale, la sensazione che devono provare oggi gli arabi di fronte ad un Presidente americano che si chiama Hussein). Non solo perché sarà un esempio, una fonte di incoraggiamento al cambiamento. Ma anche e soprattutto perché cambia l’agenda politica globale: ambiente, cambiamento climatico ed energie alternative; diplomazia e multilateralismo; potere d’acquisto della classe media; sistema sanitario ed istruzione. Cambiano le prioritò, cambiano le parole d’ordine, ciò di cui si discute. Sparisce lo scontro di civiltà, si lavora sull’interdipendenza – “we’re one world”, disse a Berlino, e nessuno meglio di lui può dirlo.

E voglio proprio vedere il nostro governo, che solo poche settimane fa ha bloccato il piano europeo per l’ambiente, ora come tiene fede alla promessa di essere e restare partner privilegiato di una superpotenza che inverte l’ordine di priorità ed investe sul futuro del pianeta. Al G8 ci sarà da divertirsi (e non per le barzellette…)

Pubblicato il 5/11/2008 alle 18.5 nella rubrica Diario americano.

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