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RIENTRO, MUMBAI E UN PAESE PER (POVERI) VECCHI

1. Il mio rientro e’ stato intenso, e bello. Ho ripreso i lavori in aula con il voto della mozione sulla presidenza italiana del G8 – voto bipartisan su un nostro testo che contiene molte indicazioni impegnative sulla cui realizzazione dovremo vigilare. Ho pranzato con l’Ambasciatore francese ed i suoi consiglieri politici e militari discutendo di Afghanistan, nuove relazioni tra Europa e Stati Uniti, ratifica del trattato di Lisbona e futuro dell’UE dopo la Presidenza francese, modelli di difesa e bilanci di spesa. Ho fatto un incontro con i promotori della campagna “Un futuro senza atomiche”, per tracciare qualche utile ipotesi di lavoro comune tra loro (associazioni tra le piu’ rilevanti in Italia), i parlamentari che vorranno impegnarsi sul tema della non proliferazione e del disarmo nucleare, e la rete di citta’ per la pace che gia’ lavorano su questi temi da anni. Ho partecipato ad un interessante incontro nel circolo PD Aurelio a Roma sulla politica estera americana dopo l’elezione di Obama (che e’ ovviamente virato sulle analogie e le distanze tra la nostra politica e la loro). Sono stata a Rovigo per un’intervista a La Voce e poi a Canaro (in provincia di Rovigo ma a 15 Km da Ferrara) per un bellissimo dibattito sulla scuola e l’universita’ – partecipato, vivace, e con interventi intelligenti e ricchi di idee ed emozioni. Stasera sono di nuovo all’Ambasciata francese per salutare la Prima consigliera che ha finito i suoi quattro anni qui, domani in aula per una giornata interamente dedicata ai lavori parlamentari.

2. Sono giorni che, come tutti, leggo degli attentati a Mumbai. Ci sono stata nel gennaio del 2003, se non sbaglio. Era in occasione del Forum Mondiale Sociale, che per la prima volta lasciava la sua location tradizionale di Porto Alegre, Brasile, per andare dove la poverta’ era piu’ drammatica, le contraddizioni dello sviluppo piu’ vive. Ricordo una citta’ schizofrenica, dove fuori dai grandi alberghi di lusso dove alloggiavano gli stranieri (non noi, che per pudore avevamo optato per un 3 stelle di basso profilo) e dove gli indiani ricchi festeggiavano i loro matrimoni con elefanti, fuochi d’artificio e petali di rosa, dormivano tra i marciapiedi ed il margine delle strade trafficate relitti umani nudi e sporchi ricoperti solo di mosche. Sotto i cavalcavia, intere citta’ di lamiere. Sui treni urbani, la separazione non solo tra uomini e donne, ma tra prima e seconda classe, segnava un abisso insuperabile, due mondi paralleli.

Leggo in questi giorni l’immagine di una citta’ ricca e moderna, ma quello che mi colpi’ fu soprattutto lo stridente accostamento tra quella ricchezza e la poverta’ piu’ estrema. Non ho mai visto, in nessuna parte del mondo che ho visitato, tanta ricchezza e tanta poverta’ cosi’ vicine da toccarsi, scontrarsi. Guardarsi da vicino, ma senza mai confondersi, mescolarsi. Non credo si possa descrivere una citta’ cosi’ come allegra, moderna e felice. A me era parsa disperata. Finche’ non ci metteremo seriamente a lavorare su una piu’ equa distribuzione delle ricchezze e delle risorse, finche’ non chiameremo le nostre contraddizioni con il loro nome (e la poverta’ con il suo), non aiuteremo il mondo ad uscire dalle sue follie.

Follie che rischiano di trarre nuovo slancio da questo sangue: l’obiettivo di qualsiasi attacco terroristico e’ sempre la regressione del dialogo, la chiusura degli spiragli di pace faticosamente aperti. Non a caso, questi di Mumbai colpiscono nel momento in cui tra India e Pakistan si costruiva un canale di possibile cooperazione, che poteva allargare i suoi benefici effetti fino nella complicatissima situazione afghana. La migliore sconfitta del terrore e’ il perseguimento, tenace e testardo, del dialogo e della pace. Il primo pericolo in cui rischiamo, tutti, di cadere, e’ la retorica della sicurezza militare - come se le armi fossero la nostra unica e piu’ efficace polizza contro gli attacchi suicidi.

Mi resta accesa una spia nel cervello – il pensiero che la religione con tutto questo non c’entra assolutamente nulla.

3. Finalmente il governo si e’ scosso dal torpore ed ha varato la sua manovra anti-crisi. Tardi, e poco. Ma almeno s’e’ mosso (certo, se si fossero risparmiati i soldi buttati via per il taglio dell’Ici ai redditi alti e per l’ “italianita’” di Alitalia, avremmo avuto qualcosa di piu’ in cassa e la manovra sarebbe stata piu’ incisiva e consistente…). Quello che mi colpisce, confrontando le misure italiane a quelle degli altri paesi europei, sono tre anomalie italiane – oltre al ritardo: la totale assenza di incentivi/investimenti su misure di carattere ambientale, il ricorso a misure occasionali (una tantum) piuttosto che strutturali o di medio periodo, e la prevalenza di  misure rivolte ai redditi bassissimi a fronte della disattenzione al "ceto medio", tanto che Libero qualche giorno fa titolava "attacco ai ceti medi". Difficile invocare una ripresa dei consumi se ci si limita ad evitare che la gente muoia di fame... Non riusciamo a guardare piu’ lontano di domani mattina. Siamo un paese di vecchi, per vecchi: incapace di pensare al futuro. E’ questa la cosa piu’ triste.

Pubblicato il 1/12/2008 alle 11.12 nella rubrica Democratica.

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