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CHE BUIO...

In aula tutto il giorno, oggi, per votare mozioni. L'unico strumento di iniziativa parlamentare, a dire la verita' piuttosto debole, rimasto in vita sotto la valanga di conversioni di decreti legge che ci arriva ogni settimana. Piuttosto deprimente.

Ma non e' certo questa la ragione principale di depressione, in questi giorni. Ce n'e' in abbondanza, purtroppo.

La violenza dilaga. Sono gli stupri, e le battute sugli stupri. E' la caccia al rumeno e la clemenza al romano di buona famiglia, il bravo ragazzo. Il riflesso di rabbia della giustizia fai da te. Un ministro della giustizia che riferisce in aula sul degrado del nostro sistema giudiziario facendo un lungo elenco di disastri e neanche una indicazione di massima di come non dico risolverli, ma almeno affrontarli.

E' l'illusione che moltiplicare i soldati in strada serva a prevenire delitti, mentre con l'altra mano si tagliano i fondi alla polizia, e si pensa di rendere inutilizzabili le intercettazioni. E' la voce di un amico veronese che con calma mi dice che la sera e' bene evitare di incrociare gli sguardi, per strada, perche' puo' scattare l'aggressione - cosi', senza motivo, senza ragione. E' il perdersi della ragione e della razionalita'. Il parlare di sicurezza ed intendere protezione - di chi?

E' il divieto del kebab a Lucca, proprio nel giorno della memoria. E' la confusione e la paura, l'assenza di certezze che spinge ad attaccarsi a cio' che si trova, qualsiasi cosa sia. La confusione tra religione e politica, che attecchisce qui nel cuore della laica Europa dopo aver devastato il laico mondo arabo. E' la strumentalita' delle certezze granitiche, delle leggi divine. Le identita' deboli che si fanno forti nello scontro con l'altro. La tristezza della convivenza impossibile.

La violenza dilaga, giorno dopo giorno, goccia dopo goccia, e non trova argini. Ci si sente persi e soli contro un mondo che va da un'altra parte, si rischia di smarrire l'orientamento e rinunciare in silenzio, quasi senza accorgersene, alle proprie idee ed ai propri valori. Si rischia di rinunciare ad essere se stessi, vicini agli altri e simili all'altro.

Poi si guarda al mondo, fuori dal nostro piccolo cortile chiassoso e rissoso, e si vedono cose che cambiano, messaggi di dialogo, impegni mantenuti, azioni coerenti. Si vede un presidente americano che si chiama Hussein assumersi il compito di spiegare agli americani che il mondo islamico e' pieno di gente perbene che vuole crescere i figli in un mondo migliore, ed ai musulmani che l'America non e' il loro nemico. Costruire ponti, abbattere i muri. Un piano di economia verde per tenere insieme lo sviluppo economico e la possibilita' di continuare a vivere in questo mondo - altrimenti votato all'autodistruzione. La scelta di chiudere Guantanamo senza per questo ammorbidire il contrasto al terrorismo internazionale, anzi capendo che sara' grazie alla coerenza dell'esempio che lo si potra' sconfiggere meglio. 

E noi siamo qui armati di mattoncini per costruire i nostri piccoli muri, gli uni contro gli altri, a dividere e dividerci su tutto. Noi siamo qui con lo sguardo a domani mattina, senza vedere non dico il lungo periodo - ma neanche il primo pomeriggio.

Non e' che uno per questo non ci provi, o ci provi di meno, a fare cio' che crede sia bene fare. Anzi, ci si rimbocca le maniche e si va avanti. E' solo che un po' passa il buon umore. E cresce l'invidia.

Pubblicato il 28/1/2009 alle 12.47 nella rubrica Diario.

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