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NAPOLITANO - FINI - CASINI (E IL PD...?)

"Non ha senso che gli uni diano la colpa agli altri per il clima che si รจ creato" - dice Napolitano. E mai frase e' stata piu' appropriata, piu' giusta, piu' utile. Ed evidentemente, piu' inascoltata. Come i consigli saggi del grillo parlante. Come chi chiede di rallentare prima dell'impatto contro un palo della luce sul ciglio di una strada provinciale scivolosa in una notte di pioggia.
In aula, Maroni riferisce sull'atto di uno squilibrato, ed annuncia nuove norme per il controllo della rete. Come se agire sul mezzo di espressione possa incidere sui contenuti espressi (lo dicevo anche un anno fa, a proposito di tutt'altro). La rete e' un mezzo: se veicola cose inquietanti, o violente, il problema non sta nella rete, nel mezzo, ma nella violenza dei pensieri, delle parole, dei comportamenti. Che si scriva sulla rete o che si dica al bar, il problema e' nel contenuto: la rete lo amplifica solamente. Ci illudiamo di risolvere il problema chiudendolo in un cassetto.
Poi, Cicchitto spiega che la mano del pazzo e' stata armata dalla congiura giudiziario-mediatica contro Berlusconi. E fa la lista dei "terroristi".
Poi, il PdL esce dall'aula nel momento in cui Fini da' la parola a Di Pietro. Cosi', tanto per fare un gesto di rispetto, di ascolto, tanto per svelenire il clima. E Di Pietro in effetti fa un intervento che risponde perfettamente alle aspettative - il cliche' dell'opposizione intransigente alla persona, al modello, al governo Berlusconi. Come se le tre cose fossero, per forza di cose, inscindibili (lo sono? A me e' stato insegnato che si combattono le idee, non le persone).

Cosi', ci si avvia tranquilli contro quel palo. Convinti di guadagnare un po' di consenso, un po' di voti, un po' di visibilita'. Concentrati sul proprio piccolo rendiconto di parte. Senza rendersi conto che su una nave che affonda - in un paese che affonda - conta davvero pochissimo chi ha una moneta in piu', un titolo in piu', un voto in piu'.

O forse no, forse sbaglio io. Forse conta chi ha anche solo una moneta in piu', un voto in piu'. Anche quando la nave affonda - per poter dire "comunque, sono il piu' ricco, il piu' amato, il migliore". Forse conta questo. Non so. Ma davvero in questi giorni, in queste settimane, forse anche in questi ultimi mesi, provo un disagio ed una tristezza che faccio fatica anche a raccontare. Perche' qui noi vediamo "la politica", il governo, le istituzioni. Le cose sbagliate, la decadenza, l'inefficacia e la malafede, il degrado etico e la distanza dalla vita quotidiana delle persone che, al di la' di quello che facciamo e diciamo "nella politica", nelle istituzioni, si porta (o si trascina) avanti. Ed il dramma costante - almeno, io lo vivo cosi' - di problemi che non trovano soluzioni e di soluzioni che invece si trovano per problemi irrilevanti, per la gran parte delle persone.

Vedi il parlamento infervorarsi sulla protezione di Cosentino, e piegarsi all'ennesima fiducia su un maxiemendamento. Sulla finanziaria. Su quello che potrebbe servire a risolvere almeno in parte i problemi del paese.

Vedi questo. E poi vedi la societa'. Le citta' in cui vivi o in cui ti muovi, le persone con le quali entri in contatto. I nostri modi, le nostre rese, la rabbia, la rassegnazione. La logica del favore, dello scambio, della piccola moneta in piu' anche se la nave affonda. Miopi, nel nostro piccolo orticello con il vicino che ha sempre l'erba piu' verde. Soli. Persi. In corsa contro tutto e tutti. Una societa' stanca, rassegnata al peggio - anche pronta a dare il peggio se serve, perche' serve.

Nell'accorata difesa di Cosentino, un parlamentare del PdL si chiedeva cosa ci fosse di male, in quel che Cosentino ha fatto. Ha rappresentato il suo territorio. Gli ha dato risposte. Non ha colpa, se il suo territorio e' questo. Se la societa' e' questa. Se fanno tutti cosi'.

In quell'occasione, Casini ha fatto un discorso memorabile (quello per il quale Fini gli ha mandato i complimenti). Ha evocato la fine della prima repubblica, e quell'ostinato, cieco autodifendersi di una classe dirigente che non si rendeva conto che un'epoca era finita, e che per difendersi tutti si affondava tutti. E' la nave che affonda. E' il paese, che affonda. E noi stiamo qui a discutere il dettaglio. A discutere "la politica". A discutere della "persona Berlusconi". Senza renderci conto che l'unico modo di migliorare la politica e' liberare la societa' da quel senso di rassegnata frustrazione che la lega, la trascina a fondo, la uccide.

Nella campagna elettorale del 2008 il PD aveva uno slogan che diceva piu' o meno cosi': "non cambiare un governo, cambia il paese". Quello era il nodo, quello resta il nodo. E invece stiamo tutti qui a chiederci se e' colpa tua o colpa mia. Come se le persone, e non le idee e gli atti, fossero il problema. "Non ha senso che gli uni diano la colpa agli altri". Dice Napolitano.

Poi oggi, dopo questa triste scena del dibattito sulle colpe del clima di violenza, ecco Fini cogliere il monito di Napolitano. E spiegare che se il governo mette la fiducia lo fa solo ed unicamente per motivi politici, perche' e' l'unico modo di gestire i problemi tra il governo stesso e la sua maggioranza. "Deprecabile", dice. E dice anche, senza dirlo, a Berlusconi, Cicchitto, ed anche a Di Pietro, che l'aggressione a Berlusconi non puo' incidere, non incide, sulla vita politica del governo, dei rapporti tra governo e maggioranza, tra maggioranza e opposizione. Dice che quel lancio del duomo non e' strumentalizzabile. Lo dice con un atto che ha una forza enorme. E nessun accenno di violenza.

Cosi' si fa.

Pubblicato il 15/12/2009 alle 11.10 nella rubrica Diario parlamentare.

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