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OGGI IL G20 LAVORO IN MESSICO. OCCUPAZIONE, PERCHÉ UN PIANO SU SCALA GLOBALE

Si apre oggi in Messico un vertice dei ministri del Lavoro del G20 chiamato a fare i conti con i drammatici effetti occupazionali della crisi economica. Dal 2008 ad oggi ci sono 27 milioni di disoccupati in più nel mondo, e l'ILO stima che sarebbero necessari 21 milioni di nuovi posti di lavoro ogni anno, per riuscire a tornare nel 2015 al livello di occupazione precedente alla crisi. A questi dati si devono aggiungere quelli relativi la lavoro nero e alla precarietà, soprattutto per giovani e donne. E' evidente che l'epicentro della crisi, e dei suoi effetti, sia in Europa; tuttavia, lo tsunami é globale, e per arginarlo sarà certo necessario, ma forse non sufficiente, che l'Europa faccia i suoi compiti a casa. La crisi ci consegna l'urgenza di trovare forme di raccordo delle politiche che vadano molto oltre i livelli nazionali e regionali, e che non siano solo passaggi di condivisione di esperienze o di obiettivi generici: servono luoghi capaci di impegnare a scelte comuni, vincolanti e verificabili, concrete. Vertici che potevano apparire fino a qualche anno fa inutili o addirittura illegittimi, sono oggi con tutta evidenza strumenti preziosi, indispensabili per trovare la via d'uscita comune da problemi globali. Non va quindi sprecata l'occasione. Il G20 Lavoro di questi giorni dovrà avanzare proposte concrete per aumentare e migliorare l'occupazione su scala mondiale: il lancio e l'adeguato finanziamento di un piano per il lavoro dei giovani; l'introduzione di livelli minimi di tutela sociale ed il rafforzamento dei diritti del lavoro e del dialogo sociale; misure per la riduzione delle disuguaglianze di reddito; piani per investimenti eco-compatibili da portare al prossimo vertice di Rio+20. L'Italia dovrà contribuire a stilare questa agenda e, soprattutto, dovrà lavorare perché venga rinnovato l'impegno a fare della creazione di buona occupazione la priorità del G20, confermando la Task Force nata qualche mese fa, ma soprattutto mettendo a punto strumenti efficaci per attuare concretamente gli impegni presi dai Capi di Stato e di governo in occasione dei Summit del G20. Il nodo centrale infatti resta questo: da una parte, dare seguito concreto agli impegni presi; dall'altra assicurare la coerenza delle politiche, scongiurando il rischio (fin qui puntualmente verificatosi) che quel che si decide ad un tavolo venga contraddetto dalle decisioni prese ad un altro. Questo rischio è particolarmente evidente per le politiche occupazionali, che restano buone intenzioni se non vengono sostenute da scelte di politica economica e finanziaria conseguenti. Le vicende italiane ed europee ci insegnano fin troppo bene quanto sia velleitario pensare di poter risolvere il problema occupazionale, in condizioni difficili di austerità, nel vuoto di misure per la crescita. Per questo, andrebbe sostenuta con convinzione, e ci aspettiamo che l'Italia lo faccia, la proposta di istituire vertici congiunti, in sede G20, dei ministri del Lavoro con quelli dell'Economia. Perché l'unico modo per dare efficacia alle misure per la creazione di buona occupazione, di cui abbiamo un drammatico bisogno, è coordinarle con le scelte di politica economica su scala globale.

Articolo pubblicato su L'Unità giovedì 17 maggio 2012

Pubblicato il 17/5/2012 alle 11.10 nella rubrica Sulla stampa.

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